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Un mese fa circa abbiamo pubblicato un'anteprima dedicato allo GGStudio che, autoproducendosi, sta cercando di farsi largo nello spinoso mondo del fumetto. In quell'articolo abbiamo presentato uno dei due progetti a cui stanno lavorando, Route des Maisons Rouge.
Lucca Comics & Games è alle porte e, pertanto, si avvicina anche il momento della pubblicazione di entrambe le serie in cantiere. E' giunta l'ora, quindi, di parlare anche del secondo progetto: P'N'P.
I testi di questo secondo lavoro saranno curati, per il soggetto, da Dario & Marco Castiello, mentre, per la sceneggiatura Dario Castiello sarà coadiuvato da Mario Dionisi. Marco Castiello curerà le matite che saranno colorate da Barbara Ciardo.
La serie, a periodicità trimestrale, sarà composta da albi di 48 pagine a colori, formato 17x24, brossurati e ricopertinati. Il prezzo di ciascun albo sarà di “6,00 ca. L'editore, naturalmente, è lo GGStudio.
Ringraziamo gli autori per la disponibilità mostrata.
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Il progetto
P'N'P è un thriller’noir-pulp ambientato a New York, nella Little Italy degli anni '60-'70. In quegli anni il quartiere era il fulcro della comunità italiana, vortice di bandiere tricolori, botteghe, bancarelle e ristoranti tipici. Tra tutti ce ne era uno, Gino's pizza, che oltre a un ricco menù offriva anche dei servizi del tutto particolari. Non pochi erano quelli che ne volevano usufruire, ma non tutti potevano.
Prima di potersi rivolgere a zio Gino, proprietario del ristorante, nonché gestore di queste peculiari attività, era necessario entrare nelle grazie di Tommy Paradise, l'uomo più potente e rispettato di Little Italy. Con il consenso di Paradise si aveva diritto a usufruire delle prestazioni di quella che lui chiamava la sua Agenzia. Gli uomini più capaci e fidati venivano scelti per entrare a far parte dell' eterogeneo gruppo di "professionisti" che prestavano la loro opera all' Agenzia.
disegni di Marco Castiello
(c) 2006 GGStudio" border="0" class="standard">
Chiunque avesse avuto bisogno di svolgere dei "lavoretti", senza volersi sporcare le mani poteva far visita a zio Gino. Tutti i ragazzi dell'Agenzia erano bravi nel loro lavoro, ma i nipoti di zio Gino, Perry e Price, per gli amici P & P, erano il meglio che il mercato potesse offrire. P & P sono fratellastri e il loro affiatamento li rende una coppia unica ed eccellente nel portare a termine i compiti che zio Gino gli affida.
La vicenda, quindi, si svolge intorno a questo ristorante e alle gesta dei due fratellastri che evocano situazioni "Tarantiniane" corroborate da un retrogusto di ironia e equivoco. Nel variopinto teatro di Little Italy, e non solo, si susseguono le avventure di questi due personaggi che, nella loro diversità, fanno del proprio lavoro uno stile di vita.
disegni di Marco Castiello
(c) 2006 GGStudio" border="0" class="standard">
Il commento degli autori
“ un fumetto realistico/thriller che non disdegna di esasperare le atmosfere fino al paradossale, entrando in varie situazioni nel comico pi” "sbracato". Abbiamo scelto di ambientare il fumetto nella NY degli anni settanta cercando di stereotipare al massimo determinate situazioni (la mafia italoamericana) che quindi si leggono anche e soprattutto sotto una chiave ironica. L'ispirazione (Tarantino, il cinema "di genere", i telefilm polizieschi degli anni settanta/ottanta) “ stata comune e ci ha spinto nel cercare una via se possibile quanto pi” originale alla lettura di queste vicende.
La Storia
“è il '67. È estate.
Io mi chiamo Tony Cursi e sono appena tornato a casa dalla mia vacanza di dieci anni a schizzopoli.
Le cose furono più o meno queste:
ero qui, proprio su quest' angolo di strada, e stavo parlando con un gruppo di poliziotti, cercavo di capire quale fosse il loro “prezzario”. Dopo un po' che fai il mio mestiere ti appaiono come pezzi di carne dal macellaio con tanto di cartellino per il costo. E tutti hanno un costo, si tratta solo di capire il quanto o di procurarsi una foto di una figlia. Erano bei tempi.
Comunque, offrii una ciambella e un caffè ad un mezzo samoano dal peso di due autobus, mi parve il più economico, e mi allontanai con lui fino ad un vicolo. Cominciai a scambiarci un paio di battute. Io sparo il mio prezzo, lui spara il suo. Concordiamo su centocinquanta poi – “mi sarei accontentato di cento a settimana” è mi fa lui, - “io sarei arrivato anche a duecento” - faccio io, mentre gli do le spalle per andarmene.
Ride. Il grassone, perché era grasso abbastanza da fargli eco l'ombelico il maledetto, ride come un idiota.
Ed è qui che avrei solo dovuto cominciare a correre.
disegni di Marco Castiello
(c) 2006 GGStudio" border="0" class="standard"> disegni di Marco Castiello, colori di Barbara Ciardo
(c) 2006 GGStudio" border="0" class="standard">Poi che succede? Succede che il mangiaciambelle del cazzo comincia a cambiare colore e portarsi le mani alla gola emettendo dei versi come se lo si stesse sgozzando.
Il bastardo stava soffocando e io non m'ero manco accorto di 'sta cosa, tanto che a sentirlo sbattersi in quel modo alle mie spalle tirai pure fuori il ferro!
Ero solo, in un vicolo cieco con un poliziotto a un paio di colpi di tosse dalla morte. Cosa avrei dovuto fare? Lasciarlo morire? A dire il vero sé, ma là pensai che il figlio di zio Sam non aveva fatto niente di male per meritare quella schifosa fine e cercai di fare qualcosa. Solo che io non sono mai stato un medico e tutto quello che riuscii a ottenere fu solo farmelo morire tra le braccia.
Volete il finale? Il finale è che il resto della truppa di sbirri sente i rumori e quando accorre trova me, con il ferro in una mano e il mangiabuoi nell'altra. Poi, se vi hanno detto che gli sbirri non sparano, sappiate che vi hanno detto puttanate. Sparano eccome, soprattutto se vi trovano con un poliziotto di due tonnellate morto attaccato addosso.
Quindi, era il tempo del piombo.
Alla fine ne feci fuori due, dovevo pur difendermi, e mi beccai solo un paio di strisciate, là credetti che era stato Dio a mettere il bastardo all'ingrasso perché il suo corpo fosse utile almeno a salvarmi le palle.
Mi avrebbero dato la sedia elettrica e una volta in carcere mi avrebbero sgozzato, visto che dieci anni fa la nostra famiglia non aveva potere nelle celle.
La prospettiva mi allettava molto meno dell'idea di lavorare a vita come carta da cesso nel bagno delle stazione.
Ma poi chiamai un tizio che mi mise in contatto con un altro che finalmente mi fece parlare con L'Agenzia.
I nostri capi si rivolgevano all'agenzia per qualsiasi cosa gli tenesse un po' strette le palle, ne sentivano parlare tutti, nessuno sapeva davvero di che cazzo si occupassero.
Quando li sentii mi limitai a raccontare la mia storia e parlai con un tipo che sembrava quello che gestiva l'attività, diceva di chiamarsi Gino ma io non credo sia il suo nome vero. Comunque, dicevo, il tipo mi disse che una soluzione c'era - “perch” una soluzione c'’ sempreò - disse, e disse che l'avrebbero trovata.
disegni di Marco Castiello
(c) 2006 GGStudio" border="0" class="standard"> disegni di Marco Castiello, colori di Barbara Ciardo
(c) 2006 GGStudio" border="0" class="standard">Mi chiamarono dopo aver analizzato il caso, mi chiesero duemilacinquecento dollari. Accettai.
Promisero di farmi uscire entro una decina d'anni. Accettai anche questo.
Mi dissero di spaccarmi la testa contro il muro. Lo feci.
E di fingermi muto. Feci anche quello.
Mi diedero l'infermità mentale e mi misero insieme ai pazzi.
E oggi sono passati dieci anni e qualche giorno fa mi hanno trovato un tipo con un paio di ergastoli. Gli hanno insegnato la parte, lo hanno fatto recitare e lui è stato me.
Lui è stato me con il poliziotto figlio di balena in braccio e si è beccato la mia pena per un po' di soldi alla famiglia.
L'Agenzia ha mantenuto tutte le promesse.
E io, adesso, vado a saldare il conto e a mantenere le mie.”
Ambientazione
Ora sono passati dieci anni. Ed è tutto esattamente come l'ho lasciato.
Little Italy ha un retrogusto di eterno ed è l'unico posto che ho visto a parte il carcere e il manicomio. Mia madre dice che ero abbastanza grande per ricordare Napoli, ma mia madre diceva cazzate anche quando era sobria.
Ora sono all'incrocio tra la la Grand e Mulberry Street, al centro approssimato delle tre dozzine di isolati che compongono Little Italy.
Se il tassista mi ha informato bene, le cinque famiglie sono le stesse di dieci anni fa e i domini sono cambiati di poco. Solo che tutto, come al solito, si regge su una sottilissima linea di sangue e sotto i tappeti che tentano di mettersi sotto i piedi i boss quando si incontrano con la loro falsa cordialità c'è tanta di quella merda che non lo si può mai immaginare abbastanza.
Questa è la guerra e questo è il '67 ma non è il 'Nam. È Nuova York, è Little Italy e i cinque boss si attaccano tra di loro e i loro uomini muoiono e uccidono ma lo fanno non in guerra aperta.
Il sottile filo potrebbe spezzarsi da un momento all'altro, la situazione è critica e il filo si è già spezzato parecchi cadaveri fa, ora pare ci siano abbastanza uomini da poter ricominciare a dimezzarli. Non manca molto, si sente la puzza nell'aria.
disegni di Marco Castiello
(c) 2006 GGStudio" border="0" class="standard"> disegni di Marco Castiello, colori di Barbara Ciardo
(c) 2006 GGStudio" border="0" class="standard">
Personaggi
Mi fermo a chiedere a un vecchio chi sono quei due tipi in Cadillac Rosa che hanno appena sfondato un carretto di gelati... e uno di frutta e... sparato ad una macchina che li insegue.
P'n'P. Perry e Price.
Fratelli? Uno bianco e l'altro nero?
Pare che non si sia mai capito bene come facciano a essere fratelli. E dice che sono pericolosi solo se sono incazzati.
Dice che uno dei due è veloce, violento, brusco, non ha peli sulla lingua e una volta ha steso sei tipi con tre proiettili in corpo e armato con le chiavi dell'auto.
Credo parli del bianco.
L'altro è calmo e parla - “come se avesse tenuto il culo all'università” - dice il vecchio. Dice che non sembra violento e che non lo ha mai visto fare male a nessuno ma, non si sa perché, lo temono tutti. Dice che ci sa fare con le donne e che è arrivato a vederlo con sei diverse lo stesso giorno.
Per uccidere sei uomini con le chiavi di una Cadillac e tre proiettili in corpo può anche bastare un santo che ti piscia addosso, ma per sei donne diverse in una solo giornata deve cagarti in testa un Dio di serie A.
Poi il vecchio mi chiede una sigaretta, si giustifica dicendo che non può prenderle perché la moglie non vuole che fumi...
Gli do la sigaretta e vado verso l'indirizzo.
All'indirizzo non sembra esserci nessuna Agenzia. C'è un ristorante che si chiama Gino's Pizza. Gino, come il nome del tipo con cui parlai al telefono. Deve essere uno strano gioco o roba del genere.
Vado da un tipo grasso dietro il bancone. Mentre mi avvicino lo vedo dare una testata ad un tipo. Lo mette a terra, gli ha rotto il naso. “A chi hai detto grassone?” - gli dice, e a un tratto non mi sembra tanto grasso. E i miei compagni di cella non mi sembrano così pazzi.
Mi chiede che può servirmi, gli dico che sono Tony Cursi e che devo chiudere dei conti.
Mi tratta con gentilezza e mi dice di sedermi e che ne parliamo dopo.
disegni di Marco Castiello, colori di Barbara Ciardo
(c) 2006 GGStudio" border="0" class="standard">
Prendo posto accanto ad un vecchietto che mangia noccioline e fuma come una fabbrica di piombo.
Il proprietario si chiama Gino – dice – e mi offre un piatto di spaghetti alla puttanesca e del vino rosso.
Me li porta dopo poco.
Sono bocconi di paradiso.
Vedo tanta gente che dieci anni fa lavorava con me. Nelle ultime file dell'organizzazione. Quelli che non sapevano neanche per chi stavano lavorando.
Ora sono uomini d'onore. Sono dentro.
E io non ho modo di far niente, sono troppo poco informato per riprendere le mie attività.
Ad un certo punto un uomo distinto entra nel locale, e mentre lo sta facendo, Little Italy sta zitta.
Pare lo chiamino a nome Tommy Paradise.
Un po' mi si gela il sangue, un po' mi sento onorato, un po' mi cago sotto.
Le voci sul suo dominio incontrastato su Little Italy erano arrivate pure sulla bocca dei pazzi.
Quest'uomo è uno dei cinque pilastri della città.
Dieci anni fa era un mito.
Adesso è una leggenda.
Poi la città torna a parlare e lo fa forte.
E mentre tutti salutano il boss, il vecchio accanto a me comincia a respirare affannosamente.
Non lo sente nessuno, c'è troppo rumore da quando è entrato Paradise.
Emette un verso strano che mi fa pensare ad una ruota bucata.
Deve essergli andata una nocciolina di traverso.
Si accascia a terra. Credo di essere l'unico ad accorgersene.
No, non se n'è accorto nessun altro.
Continua a agitarsi e a tossicchiare.
Niente, nessuno che si volti.
Che muoia il bastardo.
Maledizione, questi spaghetti sono davvero bocconi di paradiso.
