dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

La diversità secondo Bonelli

È possibile l'anticonformismo nel fumetto popolare?

pubblicato
06.04.2006
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  1. Recensione
  2. Intervista
  3. Il fumetto popolare
  4. Tex Willer
  5. Ken Parker
  6. Recensione
  7. Intervista
  8. Dylan Dog
  9. Legs Weaver
  10. In giro per la rete
  11. Linee editoriali

Disabili di carta
la rappresentazione della disabilità nei fumetti

La diversità degli eroi
il rapporto tra fumetti e disabilità, partendo dai supereroi fino a Gea

Recensione

La follia della normalità
ancora un albo perfetto, con qualche valore aggiunto...

Intervista

Intervista a Luca Enoch
i 10 anni di uBC

Questo articolo è stato tratto dal numero 42 di "Mobilità", rivista bimestrale, per gentile concessione dell'editore.

Tex, Ken Parker, Dylan Dog: sono solo alcuni dei nomi che hanno fatto la fortuna della casa editrice Bonelli. In queste testate ed in altre pubblicazioni minori è stato toccato anche il tema della diversità, dapprima in maniera velata, poi, più recentemente, con maggior consapevolezza. Ma i fumetti anticonformisti possono non piacere a tutti e rivelarsi per l’editore un investimento rischioso.

Senza dubbio in Italia “Bonelli” è sinonimo di fumetto. A Gianluigi Bonelli si deve la realizzazione del più longevo dei fumetti italiani: Tex Willer. Pubblicato nel 1948, è ancora vivo e vegeto nelle edicole italiane, anche dopo la morte del suo autore avvenuta nel 2001. Edizioni Audace, Edizioni Araldo, Cepim, Daim Press, Altamira e infine Sergio Bonelli Editore: questi sono i nomi che ha assunto nel tempo l’attività editoriale della “famiglia” Bonelli. Prima Gianluigi, poi Tea, la moglie, e infine Sergio si sono resi protagonisti dei più grossi successi del fumetto popolare italiano.

Il fumetto popolare

È negli anni Sessanta che il timone della casa editrice passa nelle mani di Sergio Bonelli, che si è ritenuto soprattutto un editore sebbene sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta abbia firmato alcuni dei successi più eclatanti del fumetto italiano (Zagor, Mister No). Sergio Bonelli, dunque, consolida i risultati del passato con il lancio di nuovi personaggi di grande diffusione e infine, negli anni Settanta, con il lancio di testate che, con successo, si staccano dagli schemi dell’avventura classica per adeguarsi ai più moderni gusti dei lettori.

Attualmente, in un momento di perdurante crisi del fumetto, la Sergio Bonelli Editore si trova in una situazione di arroccamento. Per anni, in periodi di magra, Bonelli è stato il punto di riferimento non solo per gli estimatori del genere ma anche per gli artisti vecchi e giovani che spesso, travolti dal fallimento degli editori di origine, trovavano spazio fra le accoglienti braccia dell’editore milanese. Attualmente la tendenza si sta capovolgendo. È proprio Bonelli che si trova costretto a chiudere alcune gloriose testate, i cui protagonisti trovano invece spazio tra editori più piccoli che evidentemente riescono a realizzare comunque profitti anche con vendite più esigue. Per oltre mezzo secolo i fumetti Bonelli hanno fatto sognare generazioni di italiani; spesso hanno trattato temi che esulano dal semplice intrattenimento ed hanno avuto il merito di affrontare aspetti sociali particolarmente delicati. Tra questi il tema della diversità.

Tex Willer

Il primo a stupirci è proprio Gianluigi Bonelli per la visione assolutamente anticonvenzionale che restituisce del mondo dei Pellerossa. Tex stesso, sposando la bella e sfortunata Lilith, diviene un capo indiano sotto il nome di “Aquila della Notte”. In alcune avventure (cito solo le più belle: “Sangue Navajo”, 1961 e “Vendetta indiana”, 1967) Tex non esita a schierarsi dalla parte dei Nativi d’America contro la violenza e l’inutile crudeltà dell’uomo bianco.

Sangue Navajo · copertina di Aurelio Galleppini · (c) 1961 SBE

Ciò che stupisce è il periodo in cui sono state ideate e stampate per la prima volta queste storie. Negli anni Sessanta, infatti, nel cinema di Hollywood i pellerossa sono descritti come selvaggi urlanti e sanguinari. Solo da là a qualche anno un pugno di film anticonformisti quali "Piccolo grande uomo" (Arthur Penn, 1969), "Soldato Blu" (Ralph Nelson, 1970), "Corvo rosso non avrai il mio scalpo" (Sidney Pollack, 1972) tenteranno di ricollocare il dramma di un vero e proprio genocidio perpetrato dalla razza bianca in una visione storicamente corretta, dando spazio a tradizioni e costumi distrutti ancora prima di essere compresi.

Ken Parker

Tra i fumetti Bonelli che vogliono dare una corretta collocazione all’epopea del vecchio West senza però perdere la tradizione di fumetto popolare e di intrattenimento troviamo Ken Parker, un personaggio particolare, realizzato nel 1977 da Giancarlo Berardi e disegnato da Ivo Milazzo. La testata rompe la tradizione con le altre edite da Bonelli anche nell’aspetto formale. Per la prima volta le storie sono autoconclusive e risalta la copertina che è deliziosamente curata grazie ai delicati acquarelli di Milazzo.

“La recente chiusura di Legs non “ sicuramente di buon auspicio per chi dal fumetto si aspetta originalit” e anche irriverenza. Elementi questi che non sembrano del tutto compatibili con l’attuale politica editoriale di Bonelli.”

Ken Parker è una figura estremamente realistica, cacciatore e vagabondo per necessità, non “ un pistolero n” un avventuriero; lontanissimo dagli archetipi del cow boy, diventa un accanito lettore (tra gli altri di Poe) dopo il fortuito incontro con Ambrose Bierce (scrittore e giornalista realmente vissuto nell’Ottocento). Le sue avventure sono dense di umane implicazioni. Il West perde le sue connotazioni mitiche per assumere una dimensione reale e cioè quella di un mondo in cui la vita quotidiana estremamente dura esalta o mortifica costantemente i valori più propri dell’umanità.

La testata prosegue fino al maggio 1984 quando viene sospesa soprattutto per la difficoltà degli autori di sostenere i ritmi seriali della produzione. Il personaggio però continua a sopravvivere stampato a colori su riviste, speciali e raccolte. È in una avventura di Ken Parker, stampata sulla rivista Comic Art a cavallo tra il novembre 1985 e il marzo 1986, che vediamo affrontato (mi sento di dire per la prima volta in un fumetto italiano) in maniera amara quanto realistica il tema della disabilità. Dice il protagonista riferendosi a Orion, un ragazzo down dotato di poteri ESP [Extra Sensory Perception, ovvero Percezione Extra Sensoriale, NdR]:

“La gente se ne vergogna e li rifiuta solo perché sono diversi dagli altri. Ho letto di famiglie che li tengono nascosti al buio [’]”

Interviene un altro personaggio:

“Gli antichi Greci erano più pietosi. Li gettavano da una rupe [’]”

Ribatte Ken Parker:

“Oggi si usano mezzi più civili. Basta ignorarli. Far finta che non esistano [’]. Anche questa è una specie di morte.”

La figura di Orion viene inoltre ripresa più tardi (nel 1992) in un altro fumetto Bonelli. In Nick Raider n. 45, “Immagini di Morte” di Colombo e Nizzi, – Efrem il disabile fisico il cui handicap è compensato da doti paranormali di preveggenza. Anche il tema dei tormentati rapporti amorosi di Efrem con una prostituta si ispirano alle problematiche relazione sessuali di Orion con Alexandra, sua compagna di disavventure nel racconto di Berardi.

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Dylan Dog

Gli orrori di Altroquando · copertina di Claudio Villa · (c) 1988 SBE

Ma chi dedica moltissimo spazio con una particolare sensibilità al tema della diversità – Tiziano Sclavi che, nel 1986, realizza Dylan Dog. La prima serie horror della Sergio Bonelli Editore conosce immediatamente un successo irripetibile. Per la prima volta nel panorama narrativo l’anormalità non “ pi” vista come qualcosa di cui avere paura. Con Tiziano Sclavi apprendiamo che molto spesso l’orrore non si nasconde dietro le deformità fisiche bensì dietro gli atteggiamenti della quotidiana normalità. L’orrore si può nascondere dietro una vita normale, scandita dai ritmi di una impressionante regolarità, si può nascondere nelle piccole violenze quotidiane che facciamo o subiamo, ma può anche esplodere improvvisamente dilaniando uno scenario di normalità solo apparente.

Nel 1988 in un albo speciale (Dylan Dog Speciale n.2, “Gli orrori di Altroquando”) viene pubblicato l’episodio “Ghor”, per i testi di Sclavi e i disegni di Micheluzzi. Il racconto breve si configura come un vero manifesto per il capovolgimento dei ruoli che Sclavi riesce a realizzare con indubbia efficacia.

“Per oltre mezzo secolo i fumetti Bonelli hanno fatto sognare generazioni di italiani; spesso hanno trattato temi che esulano dal semplice intrattenimento ed hanno avuto il merito di affrontare aspetti sociali particolarmente delicati.”

Ghor è un essere mostruoso, deforme, privo di un occhio e con un capo smisurato posto sopra un corpo ipotrofico. Vive relegato in una cantina, imprigionato dai genitori naturali che lo odiano per la sua deformità. Consapevole della propria diversità, Ghor mostra tuttavia sensibilità e un inestinguibile affetto nei confronti dei suoi carnefici. Una notte, mentre soffre la sete, Ghor riesce a liberarsi dalla catena che lo tiene avvinghiato al suo carcere angusto. Alla ricerca di un poè d’acqua sale nell’appartamento di sopra, al quale non gli era consentito avvicinarsi. La sua sola presenza scatena nel padre una furia inarrestabile: con un coltellaccio da cucina colpisce Ghor più volte fino a lasciarlo esanime in un lago di sangue. Esaurito il raptus omicida, i genitori, come liberatisi da un peso, riprendono a fare l’amore. Ma Ghor non è morto, con uno sforzo disperato esce in strada e finisce in una festa in maschera, dove tutti sono travestiti da mostri. A questo punto Ghor si convince che, se nel mondo reale tutti sono come lui, allora sono i suoi genitori ad essere dei mostri. E sbiascicando parole di pietà e comprensione nei confronti dei suoi carnefici muore, forse felice.

Il breve racconto (17 tavole) lascia il segno, colpisce nel profondo anche il lettore più distaccato comunicandogli una fastidiosa inquietudine. Anche il n.81 di Dylan Dog (“Johnny Freak”, 1993), di Marcheselli e Sclavi, affronta esplicitamente il tema della disabilità. La diversità diventa, per i sedicenti normali, un pretesto per sfruttare il disabile nella maniera più crudele possibile. Johnny è un intelligentissimo ragazzo sordomuto ridotto alla condizione di freak (cioè di scherzo della natura) da chi lo ha utilizzato come ricambio di organi. Per questo gli sono state amputate le gambe ed espiantati un rene ed un polmone. Johnny Freak avrà un suo seguito (Dylan Dog n.127, “Il cuore di Johnny”) che però non riuscirà a raggiungere la liricità dell’albo originario.

Johnny Freak · uno dei personaggi più amati dai lettori, disegni di Andrea Venturi · (c) 1993 SBE

Legs Weaver

Dopo Dylan Dog abbiamo il caso Luca Enoch che nel suo fumetto Gea realizza la figura di Leo, un paraplegico che affronta i problemi derivanti dalla sua disabilità con orgoglio e caparbietà. Ma di Leo e Gea abbiamo già parlato diffusamente nell’articolo La diversità degli eroi.

“ interessante per” vedere la visione di Luca Enoch della diversità e della mostruosità in genere come la possiamo cogliere in due episodi della serie Legs Weaver, la prima delle testate con protagoniste femminili edite da Bonelli (seguiranno poi Gea e Julia). Dopo la chiusura della testata Sprayliz, Luca Enoch aveva trovato spazio tra i disegnatori e gli sceneggiatori di Legs, testata che per il suo spirito ironico ben si adattava allo stile irriverente e anticonformista dell’artista. Per Legs, Enoch disegnerà cinque episodi, di tre realizzerà anche soggetto e sceneggiatura. Due di questi episodi (il n.16 “Tre bambine in pericolo”, 1997, e il n.32 “La trib” perdutaè, 1998) ci interessano in maniera particolare per làoriginalità con cui sono esaminate le differenze. In particolare colpisce il modo in cui Enoch affronta temi impegnativi con candore e leggerezza. I temi della differenza sono affrontati a tutto campo: fisico, sessuale e razziale. La storia parla di tre bambine concepite in laboratorio e destinate a essere utilizzate come cavie per realizzare un fantascientifico esperimento di ingegneria genetica finalizzato a prolungare oltre ogni limite la vita di un boss di numerose multinazionali. L’esperimento prevede il trapianto della testa del decrepito in un corpo giovane e forte.

Le bambine manifestano subito capacità eccezionali e crescono a vista d’occhio: nel giro di poche pagine diventano delle signorine. Dopo una serie di vicissitudini le ex-bambine subiscono comunque l’espianto cefalico e dalle teste fuoriescono delle zampette da ragno che consentono loro di scambiarsi i corpi. Quella che potrebbe essere una mostruosa deformità diventa invece il pretesto per esperienze al di fuori del comune.

La scelta dei corpi nuovi · le tre ragazze terribili ideate da Luca Enoch · (c) 1997 SBE

Le ragazze (cioè le loro teste) si impadroniscono di corpi predisposti ad accoglierle: due corpi sono femminili, il terzo “ maschile (non trovano di meglio). Di questa situazione surreale ne approfittano per provare i piaceri della sessualit” maschile e di quella femminile assieme, zompando da un corpo all’altro anche durante il rapporto fisico. ;-)

Enoch utilizza l’espediente per una serie di gag esilaranti oltre che per una riflessione sulla diversità. Nella seconda avventura infatti le tre ragazze capiscono l’orrore che la loro diversità causa ai cosiddetti normali e fuggono via finché non trovano una “trib” perdutaè che accetta la mostruosità come normalità.

In giro per la rete

Sergio Bonelli Editore

sito ufficiale della casa editrice

Mobilità

sito ufficiale della rivista

Linee editoriali

Sicuramente questi albi “enochiani” sono risultati i più lontani dalla linea Bonelli che ha sempre affrontato i temi politici e sessuali con grande prudenza. La serie Legs, nata probabilmente come esperimento, è stata quella in cui gli autori hanno goduto di maggiore libertà creativa e questo ha consentito a Luca Enoch di realizzare una storia dotata di una profonda verve erotica e con messaggi assolutamente anticonformisti. La recente chiusura di Legs non “ sicuramente di buon auspicio per chi dal fumetto si aspetta originalit” e anche irriverenza. Elementi questi che non sembrano del tutto compatibili con l’attuale politica editoriale di Bonelli. Infatti se pure, come si è visto, gli albi della Sergio Bonelli Editore esprimono una visione del mondo correttamente progressista, la linea editoriale non intende affrancarsi da una concezione di fumetto popolare, godibile da tutti, che non sia causa di particolari turbamenti.

Questo articolo è stato tratto dal numero 42 di "Mobilità", rivista bimestrale, per gentile concessione dell'editore.

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