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Disabili di carta

la rappresentazione della disabilità nei fumetti

pubblicato
05.03.2006
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  1. Recensione
  2. Arte applicata e arte pura
  3. I generi cinematografici
  4. Cinema e fumetti
  5. La diversità illustrata
  6. Recensione
  7. Gambadilegno e Paperino
  8. I cattivi in Dick Tracy
  9. Joker e gli altri
  10. In Italia

Recensione

La diversità secondo Bonelli
’ possibile l'anticonformismo nel fumetto popolare?

La diversità secondo Bonelli
’ possibile l'anticonformismo nel fumetto popolare?

La follia della normalità
ancora un albo perfetto, con qualche valore aggiunto...

Il cinema “ per propria natura ingordo di storie da raccontare e per questo, come abbiamo visto, attinge a piene mani dalla produzione letteraria. Ancora pi” stretto, per certi versi, “ il rapporto tra il mondo dei film e quello dei fumetti, che da sempre presta alla cinepresa eroi ed avventure. E che negli ultimi tempi ha saputo aprire le proprie strisce anche alla disabilit”.

Nella scelta delle opere da recensire abbiamo privilegiato sinora un approccio di tipo specialistico: ci siamo limitati ad esaminare l’aspetto che più ci interessava, cioè la rappresentazione della diversità e della disabilità nei film e nella letteratura. Dopo numerosi articoli di questo taglio, crediamo sia arrivato il momento di avanzare alcune considerazioni sul cinema in genere e sui suoi rapporti con la letteratura e con l’altro genere visivo-letterario: il fumetto.

Arte applicata e arte pura

Uno degli aspetti distintivi tra cinema e letteratura è che il primo è una forma di arte applicata, mentre la seconda “ una forma di arte pura. Il cinema, in altri termini, non pu” esistere senza una serie di strumenti tecnici indispensabili alla realizzazione del film (primo fra tutti la cinepresa). La letteratura, viceversa, è una forma di arte estremamente immediata e richiede solo una penna e un foglio di carta per poter liberare la creatività.

Va detto anche che il cinema, molto più della letteratura, proprio per i costi che comporta è strettamente legato alla logica industriale del profitto: un film è concepito dalla macchina cinematografica per incassare almeno quattro volte il suo costo (diversamente si parla di flop). È forse opportuno quindi che anche noi teniamo in considerazione tale imbarazzante ma imprescindibile elemento quando, in questa sede, presentiamo le nostre analisi ed esprimiamo i nostri giudizi.

I generi cinematografici

“Cercheremo allora di individuare solo due nodi fondamentali: la filosofia con cui “ stata trattata la disabilit” nei fumetti e la presenza di personaggi o protagonisti disabili nella letteratura a fumetti.”

Per creare una remunerativa forma di affezione con lo spettatore, il cinema ha fatto nascere diversi generi. Il genere cinematografico in un certo qual modo definisce un contratto con lo spettatore assicurandogli elementi ricorrenti anche se non sempre ripetitivi. L’invenzione del genere riduce la possibilità che il film deluda lo spettatore ma soprattutto facilita lo spettatore stesso nellàindividuazione del prodotto più affine ai propri gusti e alle proprie esigenze.

Questa logica si applica bene a “Figli di un Dio minore”, film che parla del mondo dei sordi e che potrebbe deludere lo spettatore più smaliziato proprio per la grande fama che lo precede. Risulta infatti una pellicola fortemente legata al modello hollywoodiano del genere, nel caso la commedia romantico-sentimentale. Ma proprio per questo, nel momento in cui inserisce tra i protagonisti una ragazza sorda, acquista una efficacia e una incisività culturale superiore in quanto normalizza l’anormalità, introducendo problematiche “altre” in un contesto familiare allo spettatore. Il quale, in questa maniera, non rifugge dall’opera, ma ne acquisisce inconsapevolmente le problematiche e le suggestioni e le fa proprie.

Cinema e fumetti

Il rapporto tra cinema e letteratura risiede soprattutto nel fatto che il cinema si ispira alla letteratura prendendone in prestito o mutuandone stimoli, personaggi o situazioni. Familiarità più intime invece uniscono fumetto e cinema. Anche il fumetto è un prodotto prevalentemente industriale e commerciale. Questo dipende in particolar modo dal fatto che una serie a fumetti implica investimenti a medio e lungo termine che coinvolgono figure diverse: l’editore, il soggettista, lo sceneggiatore, il disegnatore ecc.

Anche nel caso dei fumetti esiste una notevole differenza fra la produzione italiana e quella americana ove l’impronta industriale tayloristica (da catena di montaggio) “ molto pi” spiccata. Infatti mentre in Italia non è raro il caso in cui soggettista, sceneggiatore e disegnatore coincidano, come nel caso di Luca Enoch, creatore e disegnatore di Gea, negli Stati Uniti la divisione dei ruoli è particolarmente accentuata, tanto che spesso anche il passatore di china è persona diversa dal disegnatore.

Così come avviene d’altronde nel cinema hollywoodiano, ove il regista ha un ruolo prettamente tecnico che spesso si riduce esclusivamente alla ripresa del film, mentre nella tradizione europea l’autore del film è colui che cura tutti gli aspetti dell’opera (si pensi a Fellini ma anche agli autori del realismo italiano e della nouvelle vague francese).

Dunque il fumetto, come il cinema, per assicurare al proprio lettore la persistenza di determinati elementi che lo interessino e lo affascinino nel lungo periodo provocando affezione, si risolve in generi che spesso mutua dal cinema (comico, western, fantastico ecc.). Molto spesso è successo che personaggi dei fumetti siano divenuti protagonisti di film (Spiderman, X Man, i Fantastici Quattro, Superman, Batman, Dick Tracy) mentre si “ verificato pi” raramente il fenomeno opposto e quando si “ verificato ha avuto quasi sempre carattere di provvisoriet” finalizzata a promuovere un film o sfruttarne il più possibile il successo.

La diversità illustrata

Ma arriviamo alfine al punto che più ci interessa: la trattazione della diversità nel mondo dei fumetti. Lo faremo avvalendoci anche di un prezioso libretto che, al di là del titolo non proprio felice, si rivela una preziosa fonte di informazioni. "Diversabili - Figli di una nuvola minore?" (a cura di Stefano Gorla e Paolo Guiducci) è il catalogo di una mostra dal titolo omonimo che si è tenuta a Rimini nel luglio 2001.

Il libretto si rivela, già ad una rapida lettura, un completo compendio sulla disabilità come è stata trattata nei balloon (le “nuvolette” in cui trovano spazio i dialoghi, NdR) spaziando dai Disney ai Bonelli, dai Manga ai Supereroi. Il catalogo non si sofferma solo sugli eroi dei fumetti che in qualche modo possono essere considerati disabili, ma anche su quei personaggi minori che per peculiarità fisiche o caratteriali si scostano dal concetto di normalità come banalmente definita dalla nostra società. Sarebbe certo interessante proporre un’indagine onnicomprensiva su questo binomio ma lo spazio non ce lo consente. Cercheremo allora di individuare solo due nodi fondamentali: la filosofia con cui “ stata trattata la disabilit” nei fumetti e la presenza di personaggi o protagonisti disabili nella letteratura a fumetti.

Recensione

La diversità secondo Bonelli
’ possibile l'anticonformismo nel fumetto popolare?

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La follia della normalità
ancora un albo perfetto, con qualche valore aggiunto...

Gambadilegno e Paperino

La rappresentazione della disabilità nei fumetti ha subito fortemente le mode e gli atteggiamenti culturali dei tempi. Se prendiamo dunque i fumetti che vanno dagli anni “40 agli anni “60 vediamo che la diversit” fisica “ utilizzata troppo spesso per contraddistinguere in maniera negativa la personalit” del personaggio. Un esempio su tutti è quello di Pietro Gambadilegno, la nemesi storica di Topolino, rappresentato nelle sue prime comparizioni effettivamente con una gamba di legno. Questa poi scomparve negli anni “50, non a causa di una tardiva resipiscenza ma semplicemente perch” creava imbarazzo tra i disegnatori che facevano confusione: a volte la gamba di legno era la destra, altre volte la sinistra.

Invece in una avventura completamente realizzata in Italia nel 1955 (“Paperino e il misterioso Mister Moster”) viene spiegato il perché dei comportamenti un poè

“In fondo quasi tutti gli eroi Marvel sono dei diversi. Quando la diversità non investe l’aspetto fisico, investe comunque l’aspetto caratteriale come incapacità di vivere normalmente la responsabilità dei super poteri...”

particolari di Paperino: da piccolo il papero ha avuto la meningite, malattia “che fa diventar scemi, se non si muore”. Questa battuta, così frequente in quegli anni, si basa in effetti su un pregiudizio e una falsità, ma noi la perdoniamo a Guido Martina, lo sceneggiatore, non solo per la genialità della sceneggiatura ma anche per il merito di aver anticipato argomenti come la clonazione (descritta proprio in questa avventura di Paperino) di più di quarant’anni.

Ancora nei Disney italiani troviamo battute che oggigiorno ci lasciano perplessi. Ad esempio negli anni sessanta era normale trovare Paperone insultare Paperino con la frase “Questo pelandrone non è nemmeno capace di derubare un sordomuto cieco e paralitico’.

I cattivi in Dick Tracy

Vediamo ora i “cattivi” nei fumetti. La striscia che maggiormente rappresenta la malvagità con aspetti lombrosiani – Dick Tracy. Creato da Chester Gould nel 1936, il poliziotto americano dalla mascella quadrata affronta senza perplessità il male che contamina un’America indiscutibilmente bianca, anglosassone e protestante. Il successo di Dick Tracy proseguì fino alla fine degli anni settanta.

In Dick Tracy la deformità “ profondamente collegata alla malvagit”: tutti i “cattivi” con cui si scontra l’eroe hanno delle caratteristiche fisiche mostruose. Si va così da Flattop (Testapiatta, il più famoso), dalla testa completamente piatta a Pruneface (Faccia di Prugna), il cui volto è molle e grinzoso. E poi si aggiungono all’inquietante galleria Frank Redrum, l’uomo senza faccia e Jerome, un nano che si sposta in groppa al suo cane Shakey (Tremolio), il cui corpo è scosso da un irrefrenabile parkinsonismo. Alieno da ogni preoccupazione di “political correctness”, Gould inserisce nelle sue storie una vena di sadismo e di violenza come non si era mai vista in un fumetto prima di allora. Dick Tracy si rappresenta come lo spietato difensore della middle class sconcertata, negli anni della Grande Depressione, dall’ondata di violenza da parte della criminalità organizzata.

Dick Tracy contro Flattop · una vignetta esemplificativa · (c) aventi diritto

In questo contesto scatta la paura del diverso che assume una evidenza ancora maggiore a causa delle caratteristiche esteriori della mostruosità.

Joker e gli altri

Negli anni “40 la mostruosità e la diversità sono usate spesso nei fumetti per giustificare la malvagità. Basti pensare al Batman di Bob Kane e alla sua nemesi, Joker, un clown dal volto bianco, capelli verdi ed espressione eternamente ghignante. D’altra parte anche Lex Luthor, il nemico giurato di Superman, non diviene malvagio dopo avere perso i capelli attribuendone la causa all’Uomo d’Acciaio?

Invece in Alan Ford, creato da Max Bunker nel 1969, la disabilità e la diversità sono utilizzate in senso pesantemente satirico per contrassegnare una fetta di umanità che aspira a un irraggiungibile sogno di normalità borghese.

Nel paese delle differenze

Nel novembre 2005 l’Università Caè Foscari di Venezia ha distribuito un fumetto di Gea incentrato sul tema della disabilità dal titolo “Gea nel paese delle differenze”. I disegni sono di Luca Enoch, mentre il soggetto nasce da un'idea di Antonio Tripodi, che ha anche curato la sceneggiatura cui lo stesso Enoch ha dato i tocchi finali con la consueta genialità. Il fumetto “ pubblicato in un comic book in grande formato e contiene anche informazioni sui servizi per la disabilit” attivati presso l’Ateneo veneziano. Per maggiori informazioni è possibile leggere la notizia pubblicata nel weblog di uBC, oppure visitare il sito YATTAAA, nel quale è possibile scaricare il pdf del fumetto.

Il leader del Gruppo TNT cui aderisce Alan Ford è un energico vecchio in carrozzina dall’età indefinibile. Nel gruppo troviamo anche Bob Rock, un nanetto irascibile e rissoso complessato da un naso enorme e Geremia, un vecchietto afflitto da ogni possibile malanno. Anche la normalità di Alan Ford è solo apparente in quanto timidezza e complessi vari gli impediscono normali relazioni con le donne.

Le cose cambiano a partire dagli anni “70. Abbiamo già visto come nell’epopea dei supereroi grande interesse sia attribuito al tema della diversità. Inizia la Marvel cui poi si accoderà la DC Comics. In fondo quasi tutti gli eroi Marvel sono dei diversi. Quando la diversità non investe l’aspetto fisico (ad esempio La Cosa ed Hulk) investe comunque l’aspetto caratteriale (l’Uomo Ragno) come incapacità di vivere normalmente la responsabilità dei super poteri, condizione che porta a un pesante disadattamento sociale e psicologico.

In Italia

In Italia, tralasciando volutamente di parlare del caso Bonelli, cui dedicheremo prossimamente un articolo apposito, particolare rilevanza assume il lavoro e l’attenzione dedicata dal settimanale cattolico Il Giornalino sulle cui pagine è narrata la storia di Tommaso, “Un bambino davvero speciale”. Afflitto da una malformazione cerebrale, Tommaso (o Basimbo come lo chiama il fratello Checco) non parla, non cammina e non può usare le mani e a detta dei medici “probabilmente non vede n” sente beneè. La società ha sentenziato la sua diversità estendendo la condanna anche alla famiglia che si trova a dover spiegare, quasi giustificare, l’anormalità di Tommaso. Il fumetto percorre il calvario di una famiglia costretta a relazionarsi con una società sospettosa, indifferente e a volte anche crudele.

Gea nel Paese delle differenze · la copertina dell'albo · (c) aventi diritto

Questo fumetto, per l’inconsueta sensibilità con cui tratta i temi della disabilità, può essere accostato (seppur è doveroso rispettare le dovute distanze) al romanzo di Giuseppe Pontiggia “Nati due volte”. Garbino, di Fucecchi e Galassi, è invece il simpaticissimo ragazzo afflitto da sindrome di Down le cui strisce sono comparse sulla rivista dell’AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici). Garbino simboleggia la diversità positiva che ci dà una mano a comprendere come il mondo possa essere visto sotto un diverso punto di vista, forse surreale ma sicuramente più divertente.

Questo articolo è stato tratto dal numero 41 di "Mobilità", rivista bimestrale, per gentile concessione dell'editore.

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Antonio Tripoditutti i suoi articoli