dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

N.563

Dylan Dog AL01 “Qualcuno nell'ombra”

pubblicato
circa dicembre 2001
lettura
4 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto7/7
Sceneggiatura6/7
Disegni3/7
globale80%
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  1. Testi
  2. Disegni
  3. Globale

Testi

Siamo pennelli impazziti che si muovono autonomamente sotto lo sguardo divertito di un pittore geniale. E sulla tela le mille storie di tutti i giorni disegnano labirintici arabeschi, imprevedibili geometrie esistenziali; si sfiorano, si incontrano per poi dividersi, simili ad innamorati per i quali si dice "non era destino".
Destini: strade che di colpo si fondono in un'unica pista su cui spesso si procede in direzioni contrarie...

Rette incidenti. Dylan, poliziotto alle prime armi, incontra Oliver, un ragazzo intento ad alimentare le proprie giovanili illusioni con un'illusione ancora più grande. Hanno la stessa età, coltivano sogni di diverso colore ma di uguale natura. Sono su fronti opposti eppure ogni distanza è annullata dall'amicizia che li accomuna.

Paola Barbato firma un soggetto splendido in cui è facile notare un Indagatore dell'Incubo finalmente liberato dagli stereotipati clichè che ne hanno appiattito immagine e personalità. Scopriamo un'altra tessera del complesso mosaico del suo passato: un tassello importante perchè ne illumina un lato oscuro, lasciando cadere uno scheletro dal suo armadio interiore.

Dylan Dog, l'eroe anti-eroe per eccellenza, sempre pronto a combattere in difesa di chi è in difficoltà, dei deboli; l'incarnazione dei valori più nobili, degli ideali più alti: questo sulla prima faccia della medaglia. Ma Dylan è un uomo e, come tale, è dotato di una struttura volumetrica che impedisce alla luce della gloria di colpirne tutti i punti.

Erano i tempi in cui il tesserino di Scotland Yard profumava ancora di nuovo e Bloch era l'ispettore Bloch e non uno dei suoi più cari amici. Indagava su un traffico sporco: droga. Un informatore era quello che serviva. Oliver divenne il suo confidente: raffinava la polvere bianca, sognava il premio Nobel per la chimica e passava le "dritte" all'amico piedipiatti. Così credeva Oliver: era certo di avere davanti l'unica persona al mondo di cui potersi fidare, nelle cui braccia potersi affidare nel momento del bisogno. E quel giorno venne. Peccato che, di fronte al sangue che gli sporcava vestiti e mani, che lo macchiava di un crimine mai commesso, il poliziotto che presto sarebbe diventato il simbolo della lotta contro ogni pregiudizio abbia sbagliato manovra, invadendone la corsia...

"Non potevo mentire... Ero un poliziotto e dovevo dire la verità". "Verità! Che bella parola. Ma tu la conosci, Dylan? Hai questo potere?".
Si, pensava di averlo. Lo hai detto tu, Oliver, ricordi? Quando si è giovani "si è convinti di essere superiori a tutto e a tutti".

Lo schianto fu terribile, ma con una sola vittima...

Il maggiolino col suo carico umano riprese la corsa, lanciato a folle velocità verso nuovi incroci, nuovi orizzonti e nuove esperienze lungo i labirintici arabeschi e le imprevedibili geometrie esistenziali della Grande Tela. Ignaro, tuttavia, di dover ritornare, di dover riattraversare il punto del tragico impatto.

Quanti chilometri ha macinato la vecchia Wolkswagen bianca mentre Oliver si lasciava trascinare troppo velocemente dalla corrente del tempo? Quante volte hai amato, odiato, vissuto, Dylan, mentre in silenzio egli seppelliva nell'angolo più remoto dell'anima i cadaveri delle proprie illusioni? Quindici lunghissimi anni trascorsi nell'ombra, mesi e mesi passati a convincere il proprio "io" che era giunta l'ora della pensione, della morte. "Oliver Blatt non esiste più".

Dall'oscurità della cella emergono soltanto tre cifre: per tutti e per sempre egli sarà il detenuto n.563. Marchiato. Come le bestie. Essere un numero: uno dei tanti, elemento passivo dei calcoli altrui. Accettare di essere sommato, diviso, soprattutto sottratto pur di sopravvivere.
Quella carta d'identità numerica, però, diveniva giorno dopo giorno la sua ancora di salvezza, la molla verso un lontanissimo domani. Non era un recluso come gli altri: lo sapeva. I suoi nuovi nomi e cognome significavano qualcosa di importante: mai avrebbe pensato che il 563 potesse essere il marchio dell'innocenza, della sua innocenza. I vivi, quelli fuori alla luce non erano d'accordo, ovvio, ma non gli importava: lo scopo era vendicare quelle tre cifre.
Così, protetto dal buio, fedele alleato che per nessun motivo avrebbe rivelato il suo diabolico piano, coadiuvato dalla tragica consapevolezza di avere a disposizione il tempo occorrente, Oliver rinchiudeva il futuro in una breve filastrocca, trasformandosi nel suo protagonista: un ragno. E come un ragno ha atteso il momento giusto. Ha atteso la mosca nell'ombra, deciso a regalarle tutto il suo buio: questa volta è stato lui ad invadere la corsia di Dylan, percorrendone la strada volutamente contromano fino in fondo, fino alla manovra finale, fatale, fino allo scontro inevitabile...

Disegni

"E' bravo ma non si applica": prendo in prestito questo giudizio tanto di moda tra i docenti per valutare la prova di Giovanni Freghieri. Sprazzi della sua grande classe emergono di tanto in tanto tra le pagine della storia, ma sono quasi cancellati come orme sulla battigia dai marosi di tante, troppe vignette realizzate frettolosamente e con estrema superficialità: ne risentono, in primis, la resa anatomica dei personaggi e le soluzioni prospettiche, scontate e prevedibili.

La buona espressività dei protagonisti non basta ad evitare che si debba parlare di un'occasione sfumata: l'avventura, davvero bella, meritava di essere "supportata" da disegni decisamente migliori.
L'autore è tra i più prolifici disegnatori dello staff di Dylan Dog, ma, come sempre accade, velocità non è sinonimo di qualità.

Globale

Interessanti le rubriche dell'Almanacco: da segnalare l'articolo dedicato ai "Quattro cavalieri dell'Apocalisse ovvero Facciadicuoio, Michael Myers, Jason Vorhees e Freddy Krueger e quello riguardante il mitico Golem.
Completa l'opera la bella copertina di Stano.

Fernando Congedotutti i suoi articoli