dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

Vai a fidarti degli amici!

Jonathan Steele n.28 “Australia!”

pubblicato
15.07.2001
lettura
2 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto3/7
Sceneggiatura4/7
Disegni5/7
globale53%
in questa pagina · 3 sezioni
  1. Testi
  2. Disegni
  3. Globale

Testi

Il pretesto narrativo è risaputo: un vecchio amico, che si rivelerà immancabilmente uno sporco doppiogiochista, chiede aiuto al protagonista per risolvere una faccenda delicata. Tanto per farsi un'idea della banalità del soggetto, basti leggere la terza storia dell'albo di Agenzia Alfa uscito in contemporanea a questa avventura, storia che ricalca in buona misura gli eventi narrati in quest'occasione.

Nonostante ciò, Memola conferma di aver preso oramai le misure alla sua creatura e, a differenza ad esempio del primo numero, riesce a mettere in piedi una discreta sceneggiatura, tesa, vibrante e costellatata di un paio di bei personaggi.

Sebbene la narrazione proceda nel complesso soprattutto attraverso lunghe scene d'azione, va detto che difficilmente ci si annoia. I modi in cui Jonathan si destreggia in situazioni sempre più off limits sono piuttosto ingegnosi e non mancano mai di una certa componente di ironia. A tratti sembra quasi di assistere a un film di James Bond, un susseguirsi di azioni spettacolari e inverosimili scandite da vigorose dosi di humour, magari non proprio britannico ma spesso divertente.

Meglio tacere invece su alcuni passaggi quantomeno controversi: uno su tutti, la sequenza in cui Jonathan uccide Caine con l'osso rituale aborigeno, un gesto, lasciatecelo dire, senza senso (era un estremo azzardo? O veramente credeva di poterlo uccidere con l'osso?)!

Disegni

Molto bene i disegni di Amodio, di ritorno su queste pagine dopo la prova incerta fornita sul n.19. Ottime le ambientazioni e i volti dei protagonisti, espressivi e duttili al punto giusto. Da segnalare anche le ottime scelte di inquadratura, che spesso giocano assieme agli effetti della luce. Ottime infine anche le posture assunte dai personaggi, ora molto naturali, ora teatrali al punto giusto.

Un solo difetto può essere imputato ad Amodio, un difetto purtroppo molto pesante in una storia come questa. Le tavole non trasmettono infatti alcun dinamismo, gli avvenimenti paiono spesso congelati in belle illustrazioni. In un'avventura dove il 90% delle scene è in movimento continuo, la staticità diventa dunque un grosso handicap.

Globale

Inferiore agli standard la copertina di Olivares, che ritrae un bel soggetto in modo stranamente approssimativo. Anche i colori sembrano un po' sottotono.

Che dire? Ora che abbiamo tirato il fiato per un mese, siamo pronti a tuffarci nell'eccitante saga di cinque numeri che ci accompagnerà sino alla fine del 2001... data dopo la quale, se Memola ha detto il vero, nulla sarà più come prima!

RP
Riccardo Panichitutti i suoi articoli