dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

L'uomo che (non) sapeva troppo

Jonathan Steele n.56 “Bersaglio mobile”

pubblicato
29.02.2004
lettura
2 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto3/7
Sceneggiatura5/7
Disegni6/7
globale68%

Tra le numerose sottosaghe alternatesi sulle pagine di Jonathan Steele, quella riguardante le nereidi è stata sicuramente la meno interessante. Bersaglio mobile chiude la quadrilogia iniziata con il n.1 in modo tutto sommato piacevole, riannodando i fili lasciati in sospeso e guidando i personaggi al confronto definitivo.

L'esordio della storia, con la sequenza ambientata nel Perigord, è orchestrato egregiamente, un ottimo esempio di come andrebbe sceneggiata un'intensa scena d'azione. Più in generale, tutta la prima parte dell'albo è ottima: evidentemente Memola si trova perfettamente a suo agio con il tema della caccia all'uomo, che gli permette di alternare brevi ma efficaci squarci di azione a momenti in cui far valere la sua abilità nei dialoghi.

Con l'arrivo in Namibia, il plot prende una piega diversa e, nel complesso, il ritmo e l'interesse si sgonfiano parecchio. Tornano in scena il professor Waterman, i mutati marini e le nereidi, personaggi che confermano il loro scarso appeal. Ma, soprattutto, si ha l'impressione che la storia giri un po' a vuoto, con la trama che si riduce ad un canonico racconto di come Jonathan entri nella base, faccia un macello e risolva tutto. Tutto questo senza che né Waterman né le nereidi vengano minimamente approfonditi.

Certo, troviamo sempre stimolanti e coraggiose tematiche come quella dell'eutanasia, che torna qui a far capolino sulle pagine della serie. Tuttavia, la scena in questione non pare ben integrata con il tono della narrazione, quasi che Memola volesse a tutti i costi inserire l'argomento, senza preoccuparsi troppo di contestualizzarlo adeguatamente.

Sergio Ponchione conferma che il talento, anche da solista, c'è tutto. Molto bene i personaggi: la padronanza di Jonathan, in particolare, sembra ormai pressoché totale. Le sequenze migliori sono quelle notturne, dove Ponchione gioca sapientemente con le ombre e con i tratteggi, ricreando effetti talvolta assai suggestivi (come nel confronto tra Jonathan e il divinatore).

Dopo alcune copertine davvero opache, Olivares realizza un ottimo lavoro, che coglie perfettamente lo spirito della prima parte della storia e ben si adatta al titolo di respiro jamesbondiano.

RP
Riccardo Panichitutti i suoi articoli