Ora i bambini dormono
sul letto del Sand Creek...
(F. De André, Fiume Sand Creek)
Nel Luglio del 1866, George Armstrong Custer venne nominato tenente colonnello del Settimo Cavalleggeri. L’anno seguente condusse il Settimo in una difficile campagna militare contro i Cheyenne, senza sortire i risultati sperati. Per questo venne deferito alla corte marziale e sospeso dal suo incarico per un anno.
Custer sostenne di essere stato preso come capro espiatorio per il fallimento della campagna, e il suo vecchio amico Generale Phil Sheridan fu concorde con lui, al punto di richiamarlo al suo incarico nel 1868. Custer riguadagnò onore agli occhi dell’esercito vincendo la battaglia sulle sponde del fiume Washita. Nel 1873 fu mandato nelle pianure settentrionali, e partecipò a qualche schermaglia contro i Lakota, nell’area del fiume Yellowstone.
L’anno seguente guidò un esercito di 1.200 uomini a prendere possesso delle Black Hills, dove aveva trovato l’oro, e che solo sei anni prima erano state assegnate ai Lakota dal governo degli Stati Uniti. Nel 1876 ricevette l’incarico di guidare parte della spedizione anti Lakota, insieme al generale Gibbon e al generale Crook. Non condusse a termine il compito perché denunciò di corruzione l’agenzia per gli affari indiani, e questo fece infuriare il presidente Ulysses S. Grant, che rilevò Custer dall’incarico, sostituendolo con il generale Terry.
La protesta popolare costrinse Grant a tornare sulla sua decisione. Custer allora mosse all’ovest, verso il suo destino, che lo trovò il 25 giugno del 1876 presso Little Big Horn, dove per un suo errore di valutazione incontrò la morte insieme ad un drappello di 210 uomini. Fu uno dei più grandi insuccessi dell’esercito degli Stati Uniti d’America. (Liberamente tratto da New Perspectives on The West).
Questo è quello che raccontano i libri di storia. Questo è quello che tramanda la Storia. Quello che non dice è che c’era anche Magico Vento. Ma questo ce lo sta raccontando Manfredi, a partire dal numero 45 della collana più affascinante degli ultimi anni. E se anche ci riesce difficile immaginare un finale soddisfacente per questa avvincente saga (anzi, proprio per questo); se anche, solo un anno dopo, la maggior parte degli Indiani presenti a Little Big Horn furono costretti alla resa; se anche, come al solito, uBC vi darà la sua recensione di questi episodi alla fine della saga, ora non possiamo che invitarvi, sia che leggiate Magico Vento o no, a recuperare i numeri usciti (il 46 è ancora in edicola) e a preparare la poltrona buona: qui si fa la storia, qui si fa la storia del fumetto western.

