Testi
Se ne è andata. Rita se ne è andata. Così, improvvisamente, come improvvisamente era apparsa. E a Ned restano solo pene d’amore perduto, e un dialogo chiarificatore di nulla con Rifiuta di smettere. Non è l’amore che li accomuna, è la solitudine. Povera la nostra indianina; è per lei che facciamo il tifo, Rita non sappiamo neanche chi sia: arriva all’ultimo momento, strega il nostro eroe, e si permette pure di piantarlo lì come una trottola, cioè, come si dice a Milano, come un pirla. Bah, le donne... Ned è a pezzi, si vede benissimo. “Il volto gli si sbianca, gli occhi umidi, la voce spezzata... E tutto questo per niente, per Rita... Ma che cos’è Rita per lui, o lui per Rita, che debba piangerne?” Che cavolo fa Manfredi, che mette dentro un personaggio così dal niente? Bhe, ecco: adesso lo sappiamo, che cavolo fa Manfredi: fa il machiavellico, prepara l’intrigo, complica la situazione psicologica di Ned per renderlo più credibilmente strumentalizzabile dalla setta tentacolare. Mado’, che roba! Prima conseguenza dell’apparizione di Rita: problemi con Rifiuta di smettere; subito dopo: altri casini di donne, spunta una moglie! E Ned non è più lui. Il lettore è già catturato. Grandissimo.
Sicché salta fuori una certa Norma Snow. E quindi adesso, a che punto è la notte, nel cuore di Ned? Confuso anzichenò, il nostro eroe... Perché se è vero che di questa moglie Ned non ricorda niente, è pur vero che di quel bastardo di Grisham si ricorda... Grisham che manda Ned in prima linea come Davide con Uria, per l’amore di Betsabea. O forse no, forse non fu per quello, forse Norma mente, Ned non sa. Sa però che Grisham gli è nemico ora non meno di un tempo. Grisham che da fastidio anche alla terribile setta della Volta Nera... Sapete fare uno più uno? L’onesto Wesley è in realtà il diabolico Iago... Manovra Ned per i suoi fini e vuole spingerlo ad uccidere Grisham.
Sarebbe già parecchio materiale narrativo anche solo così, ma ci sono altri fili da intrecciare... Per esempio: che fine ha fatto Hogan? Okay, alzi la mano chi credeva che fosse morto veramente... Noi no, ovviamente, e lo dimostra la didascalia che facemmo all’immagine che illustrava la caduta di Hogan (n. 32)... Ma neanche Poe e Carr ci erano cascati, e così iniziano la caccia all’uomo, a partire dai bassifondi, perché più grandi sono più in basso finiscono, quando cadono... E infatti Hogan è vivo; conciato ma vivo. Oddio, Poe e Carr questo non lo sanno ancora, il lettore ne sa più di loro... Comunque, il grande Nemico, l’uomo più potente di Chicago, il Male incarnato, è ridotto immobilizzato e frignante in un letto; il capovolgimento è compiuto, il bello è brutto e il brutto è bello.
Che altro c’è? Quali altre rivelazioni ci attendono, da questo soggetto così intricato, incubo di una notte di mezza estate? Sorride, l’autore, anzi ghigna: gode del nostro elucubrare, e non parlerà. Anzi, getta nuove incertezze, nuove inquietudini: perché Norma ha il volto di una adepta della setta apparsa sul n.31 (segnalazione di D. J. Farah.)? Chi è che comanda il tutto, stando sopra la Volta? Che se ne fa la setta di Hogan? Cosa vuol dire che “quello che doveva accadere è accaduto”? Perché Lady Macbeth non deve morire? Al diavolo: ci sono più cose tra cielo e terra di quante ne contengano questi fumetti... Però anche in questi fumetti ce n’è un bel po’. E, comunque, non scambiamo Magico Vento per uno di quei comics americani, che vanno tanto di moda adesso, quelli in cui i misteri sullo stesso protagonista si moltiplicano senza risposte per numeri e numeri, frustrando il lettore (in particolare ho in mente Spawn e Wolverine, per dirne solo due...): Magico Vento non manca di gratificare il lettore con risposte; al massimo poi insorgono nuove domande, ma sono nuovi misteri, non sempre quelli dell’inizio.
Ormai sappiamo che Ned non è figlio di Hogan, punto (e se qualcuno ha dubbi, vada a vedere cosa ci disse Manfredi stesso in una recente intervista...). Sappiamo già che Hogan è vivo (altri avrebbero tirato la cosa molto più in lungo, alimentando per numeri e numeri il dubbio amletico o margheritesco dell’è vivo o non è vivo...). E sappiamo anche già che Norma non è moglie di Ned, o almeno, non così limpidamente...
E oltre a ciò, a gratificare il lettore c’è un’arte del raccontare che è stupefacente: non una sbavatura, non una zona d’ombra, non una reticenza o una dimenticanza, tutto viene detto e spiegato, e spiegato in maniera credibile. L’affresco di Manfredi è grandissimo, occupa una parete che si estende per numeri e numeri, coerente e intrigante, equilibrato, ricco di particolari e senza soluzione di continuità. Con questi due numeri si potrebbe scrivere un manuale di sceneggiatura. Magistrali. Io non so se questa è la migliore storia di Magico Vento uscita finora; ce ne sono altre che mi piacciono affettivamente di più; però so che da un punto di vista strettamente tecnico, questi due numeri sono di un’abilità spaventosa. Intimamente legati, con il primo a preparare splendidamente il tourbillon del secondo, colpiscono per ricchezza di elementi e strategia narrativa, nonché, come già detto, per coerenza interna. Un teorema. Viene spiegato tutto, e a voler proprio fare i pignoli, c’è un solo punto che convince un po’ meno: la morte di Wesley.
Grisham ha appena ucciso sua moglie, è finito. Wesley ha dunque raggiunto il suo scopo, non ha bisogno di intervenire per fermarlo: e invece, Wesley si mette fra il drago e la sua ira, e da Iago mi diventa Polonio. Wesley doveva starsene buonino, che tanto Grisham era sconfitto, e invece fa l'eroe... Però il fatto che Manfredi faccia fuori i personaggi così è ricchezza, e' proprio il contrario che far rinascere zia May, se mi capite... Del resto Wesley ormai aveva svolto la sua funzione come personaggio, una volta noto il fatto che era lui il gran Kadosh, e la sua morte, inoltre, rende più inquietante il personaggio di Aiwass, e potrebbe approfondire psicologicamente di nuove motivazioni il personaggio di Norma. E allora anche questa morte pare inevitabile, narrativamente giusta. Altra chicca: Grisham viene incastrato con uno scandalo a sfondo sessuale; ora, è vero che noi disincantati lettori del Duemila sappiamo che per questo genere di cose non cadono più nemmeno i presidenti, però ritrovare un’astuzia come quella di Poe e Carr in un fumetto, oltretutto ambientato nell’America puritana del secolo scorso, è una bella sorpresa che gratifica il mature reader.
Oltre a ciò, tra un po’ Manfredi ci racconterà le guerre indiane, ma sin da questo numero ci accenna qualcosa: la Volta abbandona Grisham per puntare su un giovane ufficiale più affidabile, il generale George Armstrong Custer... E le ghiandole salivarie del lettore non capiscono più niente, viene l’acquolina già adesso solo ad immaginare cosa ci prepariamo a leggere, solo a questo piccolo cenno dell’ennesimo embricarsi di Storia e fantasia. C’è del marcio a Washington, e tra poco ce lo racconteranno... Voi fate quello che volete, ma io preparo la poltrona buona...
Disegni
Goran Parlov non è un disegnatore comune: possiede la registica capacità di far recitare i volti dei suoi personaggi; nel colorire espressioni, nel comunicare con il viso, nel cogliere il preciso istante significativo della mimica facciale, Parlov, forse, è il migliore; soltanto il suo Poe non è tra i più convincenti, ma gli altri volti sono assolutamente e intensamente comunicativi. E tutto questo gli riesce con un’economia di tratti che ha dell’incredibile: generalmente riesce ad illustrare qualsiasi tipo di sentimento presente su un volto concentrando la sua attenzione sulla parte alta del viso: occhi e fronte; ecco, Parlov è un mago perché fa parlare le fronti: tutto lì, in mezzo agli occhi mette una bocca.
Globale
Dopo tutti questi elogi, a parlar delle copertine non si hanno più aggettivi utili... L’ho già usato “stupende”? Mah, forse sì, tra l’altro non è neanche originalissimo, però a questo punto non me ne viene un altro... Un Ned crocifisso e virato seppia per il primo numero, e una setta schierata, incombente e manovrante per il secondo. Sì, stupende è anche poco...
Comunque, caro il mio paziente lettore che è arrivato fino a qui, uBC dovrebbe pagare il doppio le rece di MV (il doppio di niente è niente): c’è troppa roba da scrivere!





