Cari amici di uBC, ho appena finito di leggere il terzo numero di GEA: come al solito, i disegni sono sempre buoni, e tutto sommato anche la storia era abbastanza carina. Il motivo per cui ho deciso di scrivere non riguarda pero' la storia in se', quanto piuttosto l'introduzione di Enoch stesso in seconda di copertina: l'argomento e' il buonismo che secondo alcuni traspare dalle pagine di GEA.
Definirlo "buonismo" non e' comunque una scelta felice, secondo me: il problema e' piu' profondo. Voglio dire, condivido quello che dice Enoch a proposito del fatto che non sarebbe giusto far vivere ai propri personaggi "diversi" (Leonardo e Sigfrido) un'esistenza piena di rimorsi (uno per per il proprio handicap, l'altro per la propria diversita'). Il fatto e' che Enoch esagera nell'estremo opposto. Mi spiego: e' assolutamente innegabile che ci siano delle barriere insormontabili per degli handicappati, e questo non dovrebbe accadere. E' pur vero, pero', che, almeno a quanto traspare nel fumetto, Leonardo sembra sempre rinfacciare a chi gli sta attorno (soprattutto adulti) che la colpa della sua condizione sia loro. Eh, no, caro Luca (spero che mi permetta questa licenza): e' vero che ci sono delle colpe da parte della societa' nei riguardi di chi e' handicappato o meno fortunato, ma non per questo si puo' accusare tutto e tutti; una condizione di (che brutta parola!) "inferiorita'" non deve essere il pretesto per poter fare cio' che si vuole, come piu' di una volta fa Leonardo: insomma, vabbeh che l'avvocato e' un babbeo a mettere la macchina nel posteggio in quel modo, ma diciamo che la sua reazione e' stata un po' esagerata. Spero di non passare per una carogna, ma secondo me il suo modo di fare e' estremamente spocchioso e maleducato, e penalizza la sua stessa condizione (io credo che si possa essere sempre educati: chiedere con gentilezza non dovrebbe essere visto come vigliaccheria).
In compenso, pero', tanto e' sgradevole Leonardo, tanto invece e' ben caratterizzato Sigfrido: per nulla macchiettistico, e' un personaggio gradevole e simpatico (almeno a me), anche se poteva (Enoch) risparmiargli il pugno nello stomaco a quel poveraccio del buttafuori (almeno, poi, pero' diventano amici; meno male).
Spero che non mi fraintendiate: a me piace GEA, e trovo che l'impegno che Enoch profonde, soprattutto nel cercare di costruire caratteri ben definiti (e soprattutto innovativi) all'interno del mondo Bonelli, sia da lodare. Pero' e' innegabile che abbia calcato un po' la mano nella caratterizzazione di Leonardo.
Per ora saluti a tutti e grazie per (l'eventuale) attenzione.
P.S.: Una piccola domanda a tutti voi (anche a Luca Enoch, se avra' occasione di leggere questa missiva): ma GEA dove cavolo e' ambientato? In Italia, oppure negli Stati Uniti? Io personalmente non l'ho capito: alcuni elementi mi fanno pensare all'Italia, pero' altri agli Stati Uniti: insomma, non mi raccappezzo piu'. Aiuto!
risponde Luca Enoch
Ciao a tutti, rispondo volentieri a Carlo.
Non ti piace Leonardo e invece apprezzi Sigfrido. Ho letto recentemente un post su un forum in cui uno affermava esattamente il contrario, definendo Sig una macchietta che "neanche nei film dei Vanzina"! Questo solo per dire che non posso entrare nel merito delle considerazioni di Carlo perchè sono meramente soggettive. Posso riaffermare invece la mia volontà di portare avanti la caratterizzazione di Leo così come l'avevo ideata all'inizio. Leo è una "capa tosta"; avete notato che la sua sedia non ha le maniglie sullo schienale? Questo perchè lui non vuole farsi spingere. è un atteggiamento che può irritare i normodotati, soprattutto quelli in vena di buone azioni: "come, io ti offro il mio aiuto disinteressato e tu mi prendi a pesci in faccia? Allora sei stronzo!" Ecco, Leonardo è stronzo. E diventerà il comprimario di Gea. E magari qualcosina di più. Forse, chissà.
Ma l'importante è che sia un personaggio piacevole, per me, da tratteggiare, sviluppare, far evolvere; e non una figurina di sfondo che porti avanti un messaggio, magari sacrosanto, ma che non irriti. La rabbia che Leonardo si porta dentro si manifesta in reazioni come l'episodio delle bongas; in maniera eclatante e non sottotono. Leonardo è davvero uno che si incatena alla saracinesca di un locale notturno perchè non ci sono rampe di accesso e dentro uno con la carrozzella non può muoversi agevolmente. Sono consapevole che si tratta di atteggiamenti radicali che possono infastidire, ma il personaggio è nato così. Magari il rapporto confidenziale con Gea lo addolcirà. Forse, chissà.
Saluti.
P.S. La città dove vive Gea è una metropoli senza identità, una sorta di amalgama di diverse grandi città europee e nordamericane. Ha un fiume, grandi ponti, una bella area verde nel centro ma non è New York; ha grandi parchi nei suoi pressi, con foreste di sequoie e profondi canyon, ma non è Los Angeles né San Francisco. La sua polizia assomiglia a quella europea, ci sono vaste comunità di immigrati maghrebini e indiani, ma non è Parigi né Londra. Può anche darsi che non ci si trovi nel nostro universo ma su qualche piano di esistenza parallelo, dove tutto è simile a ciò che conosciamo ma non è affatto lo stesso.

