dall’archivio di uBC · 1996–2016Dopolavoro

Un'occasione sprecata.

di
Alessio Romano
pubblicato
31.12.1999
lettura
3 minuti
Copia anastatica dell’originale

Vi scrivo a proposito del mysterioso countdown per il duemila che ha turbato le notti dei lettori del BVZM. Ho finito di leggere da poco il numero di dicembre in cui tutti i nodi lasciati in sospeso vengono sciolti e non posso fare a meno di esprimere un giudizio negativo sulla prima saga a puntate di Martin Mystère (se non vogliamo considerare tale quella dei Mysteri italiani che però riuniva un numero di storie che in comune avevano solo il cambio di ambientazione).

1- CHE C'AZZECCA?

Il primo difetto è più tecnico che legato alla sostanza delle vicende. Mi riferisco all'aver inserito storie che non avevano nulla a che vedere con la sottotrama. Nei numeri di GENNAIO-FEBBRAIO Martin viene messo in allerta addirittura da una donna vissuta secoli prima che incontra in un limbo dello spazio tempo. L'avventura del Sator se pur non infelice non ha nulla a che vedere con la saga. Serve solo a banalizzare la tematica della fine del mondo. Quello che doveva essere un segreto conosciuto da una ristretta cerchia di persone, nell'universo di MM sembrava più noto delle abitudini sessuali di Clinton (mancava giusto che alla fine di un albo i vicini Morgan non gli dicessero: "attento siamo a meno sette!").

Anche i riferimenti contenuti nel quinto gigante sono fuori luogo. Sarebbe stato molto meglio raccogliere tutte le storie della saga nelle ultime dodici puntate lasciando fuori le storie che non avevano nulla a che vedere con la saga. Magari mettendo in copertina un angolino con il countdown (-12,-11,etc).

2- CHE C'AZZECCA 2

Il soggetto della saga ha troppi elementi messi insieme e i cui punti in comune non sono bene intrecciati. Il ritorno dei grandi antichi, Billiken e la sua reincarnazione avvenuta con l'aiuto del "papà" Martin non si capisce cosa hanno a che fare con l'aumento delle maree che stava per sconvolgere la terra. Fino all'ultimo ci si aspettava un colpo di scena con una spiegazione più originale che però non arriva mai.

3- CI SAREI RIUSCITO PURE IO!

Il punto più deludente è un difetto che troppo spesso compare nella serie. Cito le parole di Dylan Dog dal primo team-up. "Per i miei gusti le cose si sono svolte troppo semplicisticamente". Troppo spesso abbiamo asistito a Martin che salva il mondo, risolve casi impossibili e sconfigge pericolosi nemici solo grazie a colpi di c... fortuna clamorosi, ma stavolta Castelli ha esagerato. Abbiamo aspettato due anni per scoprire che per salvere il mondo bastava premere dei pulsanti in una giusta sequenza (compito brillantemente svolto persino da Angie, Dee e Kelly!). Per non parlare della minaccia più grave in realtà inesistente perchè già sventata da uno svelto programmatore di computer in pensione.

Prima di salutarvi voglio specificare che queste critiche sono fatte da un grande appassionato (umile discepolo) del BVZM e dell'altrettanto BVZA e che comunque la saga ha dato una boccata d'ossigeno alla serie. Anche la doppia storia conclusiva si legge con grande piacere ed è piena di citazioni e situazioni indimenticabili. Il più grande pregio di Castelli è quello di creare personaggi a cui ci si affeziona come se fossero reali e il poterli vedere così tanti tutti insieme regala grandi emozioni.

AR
Alessio Romano