Volevo far sapere una cosa al signor Vincenzo Oliva, che scrive le recensioni e le schede per Dylan Dog: ormai tra lei e Sclavi sembra essere una questione personale, e la cosa comincia ad essere molto fastidiosa per gli amanti di Dylan come me. Va bene sottolineare il buonismo, ma non farne una questione di principio.
E questo è il minimo: con grande ripugnanza ho visto nella scheda del n.156 "Il gigante", scritta proprio da lei, signor Oliva, un tentativo di boicottaggio. Ha rivelato il finale dell'albo, scoraggiando i lettori a comprarlo. Lei ha il patentino di giornalista? E' una mia curiosità...
risponde Vincenzo Oliva
Assolutamente nessuna questione personale con Sclavi, che e' stato autore capace di portare un vento di novità nel fumetto italiano, ed e' ancora oggi un ottimo autore sia che usi quel registro leggero di cui è maestro sia che proponga i temi - forse più classici per Dylan Dog - degli incubi e degli orrori piu' o meno quotidiani.
Questione di principio, ebbene si', e proprio per la stima portata al lavoro di Sclavi ed il rispetto portato alla sua intelligenza; perché sono certo che Tiziano Sclavi sappia e possa trasmettere le sue idee (che come dico nella recensione a "Il gigante" sono certamente anche giuste - e che spesso condivido io stesso) inserendole in modo organico all'interno di una storia e non posticciamente, come una sorta di spot pubblicitario durante la visione di un film.
Proseguendo - ad una rilettura sia della recensione che della scheda de "Il gigante" - non mi sembra di aver rivelato il finale dell'albo. Ho certamente enumerato le vittime del gigante nella scheda, ma questo nasce dalla natura stessa delle schede, che vogliono essere una guida utile al lettore bonelliano e, pertanto, una descrizione il più possibile accurata degli albi. Chiaramente, il problema non si pone neppure per le recensioni, dove al recensore corre l'obbligo - per onesta' nei riguardi dell'autore, in special modo in caso di critica negativa - di motivare il più approfonditamente possibile il proprio giudizio; se del caso anche rivelando il finale della storia, se cio' si rende necessario per quell'onesta' verso l'autore di cui dicevo. Ma ovviamente - e proprio per questo - una recensione e' di per se' spoilerata e chi voglia consultarla senza aver prima letto l'albo lo fa a rischio di veder rivelati aspetti decisivi del plot.
Infine, lungi da me la minima idea di boicottaggio, sia perche' un fenomeno popolare come e' Dylan Dog non e' neppure minimamente sfiorato da quello che io posso dire, e soprattutto perche', da lettore ed appassionato bonelliano quale sono da decenni, quello che ho scritto vuole essere un modestissimo ed accorato appello, un "grido di dolore", perche' Dylan Dog in particolare, ma tutto il fumetto bonelliano in genere, non si arrendano alla moda imperante del "buonismo".

