Testi
E così è nata. La sorellina minore di Sprayliz è venuta al mondo in questo giugno 1999 ancora a metà del guado tra primavera ed estate, come ella stessa è a metà del guado tra la sua vita naturale di adolescente di questi nostri tempi un po’ bislacchi e i suoi compiti "istituzionali" di "baluardo".
Disegni
Di grande effetto, ma soprattutto adatti alla storia ed al personaggio, i disegni.
Ovviamente questo non deve stupire, dato che Enoch è autore completo e non deve porsi il problema di interpretare la scrittura altrui; ma resta il fatto di un tratto energico, nervoso che restituisce in pieno l’impatto di una storia narrata a ritmi sostenutissimi e popolata di personaggi di grande dinamicità, a partire dalla protagonista stessa, la cui mimica facciale varia continuamente, narrandoci dei mutevoli stati d’animo della ragazza, interpretandone gli umori e i furori, le malinconie e la felicità; nonostante l’autore - avendole messo gli occhiali scuri - rinunci spesso a quello strumento, fondamentale per l’espressività del volto, che sono gli occhi.
Luca Enoch ha saputo infondere vita vera in quel triangolo irregolare che è il visetto della sua Gea, plastica interprete di un’adolescenza un po’ schizofrenica e in bilico tra realtà e fantasia più sfrenata, alla quale ha fornito una figuretta agile ancora quasi infantile, come a sottolinearne la dimensione simbolica: è al bambino che è in noi e alla sua innocenza che si deve far appello per resistere contro i mostri fuori di noi. E’ quel bambino e la sua purezza che rappresentano il vero "baluardo".
Ma non è solo Gea ad essere ritratta al meglio:
Enoch ha messo in campo una galleria di personaggi ricchissima, caratterizzandoli tutti con cura estrema: da Luciana, l’assistente sociale, amorevole e preoccupata; a Clint, il sadico secondino la cui malvagità è incisa in ogni più piccola piega del suo laido volto; dalla tenebrosa e ambigua Ardat-Lili, che ci è stata solo presentata in questa avventura, ma che potrebbe diventare l’avversario principale di Gea e protagonista di una breve sequenza splatter in cui il talento di Enoch per rappresentare la violenza non è mitigato da quegli elementi grotteschi che altrove era solito usare; a Slag, che attraversa in poche tavole un intero universo espressivo, dalla disperazione della lunga sequenza dei suoi ricordi (pagg. 110-114) alla sorpresa e all’imbarazzo (per il lettore divertenti) della seguente scena nel Limbo.
Adatto appare anche l’uso massiccio dei retini, a bilanciare ed arricchire l’universo grafico della storia, la cui frenesia dinamica avrebbe finito per essere mortificata dal solo uso del bianco e nero. Lungi dall’essere, in questa storia, una comoda scorciatoia, tale uso viene a connotarsi in un mezzo per evitare l’appiattimento grafico ed il rallentamento del ritmo incalzante dei testi, fornendo una sorta di "protagonista" intermedio, di vero e proprio trait-d’union, tra la giovanile solarità della Gea "ufficiale" ed il suo lato in ombra, la sua vita di "baluardo".
Giustificato, poi, il liberarsi in più occasioni, dalla "gabbia bonelliana".
Se una simile operazione apparirebbe incongrua ancor prima che azzardata in una serie come Julia , pensata e costruita per la rigidità della griglia fissa della tavola bonelliana, certo non lo è qui. E’ la storia stessa ed i suoi ritmi a volere una maggiore libertà ed indipendenza di schemi, ed Enoch asseconda questa necessità, elaborando in modo personale i vari influssi grafici che sono nel suo bagaglio di esperienze, primo tra tutti quello giapponese.
Globale
E’ difficile dire sin da ora se Gea rappresenti un esperimento riuscito. Certo della qualità di questo n.1 (che pare tra i migliori della SBE) non ci si può lamentare; ben più arduo ipotizzare il riscontro che potrà avere nelle vendite.
Con questa pubblicazione Sergio Bonelli conferma di aver ritrovato il gusto di battere strade inedite, almeno per il fumetto di largo consumo, coniugando alla struttura classica dei suoi albi un tipo di personaggio sostanzialmente nuovo per il suo pubblico più affezionato, abituato a leggere storie in cui scrittore e disegnatore sono individui ben distinti (poche davvero le presenze di autori completi in SBE). Con Gea il lettore bonelliano più tradizionale (e spesso tradizionalista), si trova a confronto con un personaggio che è espressione totale di una sola persona, che ne cura tutti gli aspetti creativi (tranne il lettering.. :-) ) e che appare come un perfetto "complice" dell’editore in questa ricerca di strade poco battute: Enoch è infatti un autore che rappresenta pienamente il gusto di questi anni ’90.
Questo ha portato alla scelta della periodicità semestrale della testata, fortemente atipica per la casa editrice, che solo da pochissimo sta evadendo con una certa continuità dalla usuale e tranquillizzante cadenza mensile (e comunque con testate bimestrali), albi speciali a parte.
Inutile nascondersi che questo è un aspetto rischioso: lo stacco temporale tra un’uscita in edicola e l’altra è forte, e forte è il rischio che il lettore, magari disattento, si disamori rapidamente di un personaggio che vede una volta ogni tanto. Così come appare certo che sarà necessario, ad ogni nuova uscita, riprendere in mano l’albo precedente almeno per sfogliarlo e rinfrescare la memoria; cosa comunque piacevole finché le storie si manterranno frizzanti come questo esordio.





