dall’archivio di uBC · 1996–2016Dopolavoro

Precisazioni su Steele

pubblicato
12.07.1999
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7 minuti
Copia anastatica dell’originale

Giulio:

Per Federico Memola. Innanzitutto vorrei subito dirti che ti stimo moltissimo per i tuoi lavori veramente geniali per la loro originalità in Zona X. Detto questo in assoluta sincerità vorrei chiederti dei chiarimenti su quanto hai dichiarato nel corso di una presentazione di Jonathan Steele a Torino, riportato nel sito di uBCfumetti. In quella chiacchierata hai tra l'altro affermato di aver volutamente usato una narrazione ed un linguaggio molto semplice, per assecondare i gusti di un pubblico molto giovane. Ora, a mio modestissimo parere, io ritengo di non trovare Jonathan nel suo complesso così semplice (parola che mi fa venire in mente qualcosa tipo usa-e-getta), così distante dai tuoi precedenti lavori per Zona X.

A quanto detto aggiungo che ho 25 anni, leggo Tex ed altri fumetti cosiddetti diversi della Bonelli e che soprattutto, per capirci bene, sono entusiasta di Jonathan Steele. Vorrei allora capire se ho male interpretato questo concetto di semplicità o, se così non è, perchè oggi si tende ossessivamente a creare e soprattutto pubblicizzare un prodotto avendo in mente un target preciso, senza fare magari lo sforzo di presentarlo come un lavoro per tutti. E ciò non vuol dire creare fumetti tutti uguali, ma anzi creare tanti tasselli unici in se stessi facenti parte però di un solo mosaico. E questo perchè, secondo me, il linguaggio di un fumetto e più di ogni altro universale in tutti i sensi. Spero di non averti annoiato e di non aver scritto un delirio! Un saluto con tanta stima!

Federico Memola:

Ehm, grazie per "genialità e originalità", anche se mi sembrano aggettivi esagerati... Comunque, visto che i discorsi sul linguaggio e sul pubblico mi interessano particolarmente, mettiti comodo.

1) Il linguaggio semplice. Prima di tutto devo fare una precisazione, che molto probabilmente non ho fatto a Torino (mea culpa!). Io scrivo le storie di Jonathan con lo stesso spirito con cui scrivevo quelle di Zona X. La semplificazione di cui ho parlato si riferiva principalmente al fatto che in Jonathan Steele le storie avrebbero avuto sempre lo stesso protagonista, e non un gruppo di personaggi alla pari e nemmeno stabili. Questo perchè le serie di Zona X (e soprattutto La stirpe di Elan) erano strutturate come avventure a termine, cioè destinate a una conclusione. Ciò permetteva una struttura che non sarebbe ammissibile in una serie regolare (unica eccezione, quel capolavoro che è stato La storia del West di Gino D'Antonio, che però è stata anch'essa pubblicata la prima volta all'interno di un'altra testata, ovvero la Collana Rodeo). Il fatto che la struttura di Jonathan Steele sia più lineare (o tradizionale, se preferisci), non significa che le storie debbano essere più ingenue, sono due discorsi diversi.

2) Il target. Anche qui sgombriamo subito il campo da un equivoco. Fare storie per ragazzi non significa fare storie per cretini, come molti invece pensano. Questo pregiudizio nasce a mio parere da due elemnti. Il primo è la concezione di "ragazzo", rimasta quella di svariati anni fa (potremmo discutere a lungo sul perchè certe tradizioni si tramandino immutate negli anni). la seconda, ben più grave, è l'atteggiamento dei media oggi nei confronti degli adolescenti. Mi spiego: oggi la preoccupazione più grande, di medici, sociologi e psicanilisti, è quella di censurare e semplificare ogni prodotto che potrebbe suscitare nei bambini e adolescenti dubbi e problemi, e tutto ciò si riflette, in un modo o nell'altro, nei mezzi di comunicazione. Ebbene, io non voglio certo insegnare il mestiere a tutta questa gente, ma un dubbio mi sorge: ai miei tempi (e io ho solo poco più di trent'anni!) mi avevano insegnato che affrontare dubbi e problemi fa parte della crescita e della maturazione di un individuo. E allora? E allora io sono cresciuto leggendo e guardando prodotti per ragazzi fatti in un certo modo (e che oggi sarebbero irrimediabilmente censurati!), ed è proprio lo spirito che trovavo in quei fumetti che voglio cercare di trasmettere ai ragazzi di oggi.

Questo, a mio giudizio, significa scrivere avventure "leggere", scorrevoli e divertenti, ma non ingenue o superficiali. Se continuerai a seguire Jonathan, probabilmente ti accorgerai di due cose. La prima è che le avventure sono semplici e fini a se stesse solo apparentemente, mentre in realtà nascondo una trama piuttosto complessa che emergerà poco a poco. La seconda è che ci sono temi ricorrenti nelle storie, temi a cui tengo molto e che, sotto aspetti diversi, ho affrontato anche nelle storie pubblicate su Zona X: la crescita, la difficoltà nei rapporti interpersonali, il senso di responsabilità, e altri ancora. Temi che mi stanno a cuore e a cui non intendo rinunciare. Poi devo tenere conto per chi sto lavorando, ovvero la sergio Bonelli Editore, e quindi non posso far prevalere questi temi sull'avventura. Ma di certo (almeno questa è la mia intenzione), le mie storie hanno due piani di lettura, uno universale (la trama avventurosa) e uno più nascosto, che può scoprire chi vi è interessato. Detto ciò, ribadisco che il pubblico che io intendo raggiungere (ma per mia scelta filosofica, non per ordini superiori) è quello dei ragazzi, poi è chiaro che il fumetto può essere letto da chiunque a qualunque età.

Alessandro:

Carissimo F. Memola, mi chiamo Alessandro, sono l'anonimo che le ha scritto (per 2 volte, temendo che il primo messaggio fosse stato cancellato) dicendosi "deluso" da J.Steele. La mia critica, riferita peraltro al primo numero non voleva essere offensiva, ma costruttiva. Io sarei felicissimo se Steele avesse successo, dal momento che le sue innovazioni (vignette irregolari, retini, età del protagonista) porterebbero una "ventata d'aria fresca" nei rigidi schemi del fumetto bonelliano. La mia maggiore preoccupazione era che Lei, pensando di attirare un pubblico molto giovane, puntasse su storie tutte azione, "per bambini". Il numero uno presenta una storia corretta come un compito scolastico, ma priva di quel mordente, di quel pathos che piace ai lettori. È probabile che le storie dei prossimi numeri saranno di ben altro livello (perché altrimenti S.Bonelli, il papà di Zagor e Mister No non le avrebbe dato fiducia), ma, ahimè, molti lettori avranno già giudicato l'intera serie dal primo numero. Nella prima storia i cattivi compivano azioni terribili EPPURE NON SONO RIUSCITO A ODIARLI, forse perché le sequenze della tortura e delle altri assassinii sono state "liquidate" in pochi minuti! Inoltre nella storia non c'erano gag o battute di spirito, che fanno il successo di Zagor e Legs. Ci faccia odiare i cattivi, sia più sadico con la sua creatura (i giapponesi mettono spesso alla berlina i protagonisti dei manga), e descriva anche quelle azioni quotidiane (mangiare, lavarsi, curarsi una ferita) che, anziché annoiare il lettore, gli premettono d'identificarsi coi personaggi. Non sono un idiota che pretende di dare consigli a un autore professionista, ma ho paura che Steele non avrà vita facile in edicola.

FM:

Per prima cosa, non mi sono sentito offeso dalle critiche che ho ricevuto su Jonathan. Alcune posso non condividerle, altre magari mi sembrano più fondate, ma finché si rimane nel campo della discussione civile, va tutto bene. La mia intenzione, comunque, è quella di fare un fumetto per ragazzi, non per bambini. Esiste una differenza di tono e di contenuti fra questi due generi, ma in Italia sembra scomparsa: per l’opinione pubblica, il target di film, fumetti e letteratura si divide fra maggiorenni e minorenni, senza tenere presente che fra un ragazzo di diciassette anni e un bambino di sette c’è una bella differenza! Eppure, implicitamente, si ritiene che pensino allo stesso modo. Per fare un esempio, trovo che la violenza e il sesso, tanto per citare quelli che sono ritenuti i due elementi più scabrosi, non siano censurabili nei fumetti per ragazzi (come possono invece esserlo in quelli per bambini) perché fanno parte del mondo che ci circonda (non dimentichiamoci che la natura ci mette in grado di procreare sin dai tredici/quattordici anni) e vanno conosciuti e affrontati per saperli evitare (la violenza) o assecondare (il sesso). Certo, devono essere funzionali alla narrazione, ma comunque trovo più fastidiosa una scena di violenza gratuita piuttosto che una di sesso o di nudo. Le scene di violenza omesse dal primo numero, perciò, non sono saltate per questioni di target, ma -molto più banalmente- per problemi di spazio.

La Redazione

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