dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

Lo spettro della luce

Martin Mystère n.200

pubblicato
24.11.1998
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4 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto5/7
Sceneggiatura7/7
Disegni5/7
globale85%
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Testi

Ad otto anni e quattro mesi dall'uscita del primo numero a colori di Martin Mystère, n.100 Di tutti i colori (luglio '90), Castelli ci riprova, nel senso che sceglie di riutilizzare l'idea alla base di quella storia per quella del n. 200. Imbastisce, così, all'interno delle canoniche 94 pagine, quattro storie aventi come tema comune i colori, realizzate da quattro disegnatori diversi. Le varie storie sono raccordate tra loro da un'altra, così come era buon abitudine fare un po' di tempo fa per i Classici di Walt Disney.

Inanzitutto c'è da dire che, almeno per quanto riguarda Martin Mystère, questi numeri a colori, utili a festeggiare i "centenari", sono veramente speciali, pensati appositamente per l'occasione. Questo è un pregio non da poco, merito soprattutto dell'autore.

Passiamo alle storie vere e proprie. Sembrerà strano ma la storia migliore è proprio quella di raccordo, con un vero colpo di scena finale come non se ne vedevano da tempo. Nessuno, almeno credo, si sarebbe mai immaginato un futuro privo del colore nero. Castelli lo ha fatto ed ha reso l'invenzione di una, per noi, comunissima matita, una svolta epocale.

La prima storia, quella disegnata da Alessandrini, sembra una semplice favoletta disegnata, priva di fascino.

La seconda, disegnatore Filippucci, è abbastanza intrigante, soprattutto nella parte iniziale, con Martin che veste i panni di Sherlock Holmes. Nel finale, invece, è fin troppo facile capire la soluzione dell'enigma, anche se resta insoluto il mistero della morte di Martin Mystère.

La terza storia, realizzata da Torti, fa il verso a Indiana Jones e dà l'impressione di essere una sorta di B-movie, con tanto di nazisti deficienti che al solo grido di "Heil Hitler" abbandonano il fucile per effettuare il loro saluto al "Fuhrer".

La quarta ed ultima storia, disegnata da Devescovi, la cui vicenda un po' banalotta ruota attorno ad una momentanea semi/cecità del BVZM che scopre in maniera fortuita il mistero di un fantasma d'albergo.

Ribadisco nuovamente che Castelli ha dato il meglio di sè per cercare di legare storie completamente diverse tra loro, ed anche se l'idea di effettuare diversi tipi di colorazione per ogni storia può dare ancora di più l'impressione di diversità fra le varie storie, è evidente che, se ad una prima occhiata ti assale un senso di eterogeneità dell'albo, dopo averlo finito di leggere ti sembra di aver letto una storia unica e non quattro diverse. E' stata questa, inoltre, l'occasione di veder agire il detective dell'impossibile in momenti storici ed in situazioni diversi da quelli abituali.

Devo dire, però, che dopo il n. 100, molto ben riuscito mi aspettavo qualcosa di più da questo n. 200. Sarà che i "sequel" non sono mai come gli "originali", daltronde accade lo stesso anche per i film.

Per le varie curiosità vi rimandiamo alla Scheda della Storia.

Dis. Giancarlo Alessandrini / Franco Devescovi /

/ Lucio Filippucci / Rodolfo Torti

Disegni

Globale

E' doveroso e d'obbligo menzionare l'enorme lavoro effettuato dalle coloriste Valentina Mauri e Sara Villa. Sicuramente senza di loro l'albo non avrebbe mai visto la "luce" delle edicole, visto che il 50% del lavoro consisteva nell'effettuazione delle selezioni dei colori, necessarie per rendere possibile la storia. Avranno dovuto sopportare anche la presenza "ingombrante" di un Castelli che aveva in mente effetti cromatici diversi per ogni tassello componente l'albo. Come già detto nella recensione sui disegni di Alessandrini, i colori della prima storia danno l'impressione di non essere stati riprodotti alla perfezione in fase di stampa, ma, sinceramente, non so dove finiscono le colpe del tipografo ed iniziano quelle del fotolito e viceversa. Sta di fatto che si poteva fare di meglio. La seconda storia è quella più gradevole. La colorazione in toni d'ocra, molto ben riuscita, dà persino un effetto riposante. Molto ben riprodotti i ritratti di Martin Mystère e Dorian Gray, realizzati ad olio da Filippucci. La colorazione a retini larghi della terza storia non è granchè, ma in questo caso è proprio quel tipo di colorazione che da' quell'effetto, voluto fortemente da Castelli per dare alla storia un taglio quanto più simile alle storie colorate negli anni trenta. I toni sfumati della quarta sono poco curati. Non sono riuscite, le coloriste, ad utilizzare al meglio le potenzialità delle varie sfumaure che invece di essere un completmento sembrano, in alcuni casi, aggiunte così per fare scena (vedi ad esempio i volti). Infine resta la colorazione a tinte piatte della storia di raccordo. Purtroppo, e qui vale la cosiderazioni fatta per i retini larghi, quelle sono le tinte, diversamente non si può fare. Comunque per chiudere il capitolo technicolor, Valentina e Sara, meriterebbero 7/7 solo per il fatto di aver dovuto "sopportare" il BVZA.

Prima di mettere la parola fine a questa recensione due piccole parole sulla cover che è stata colorata con tre tecniche diverse (Castelli non si smentisce mai). Retini larghi neri, sfumature di grigio e tinte sfumate. Sarebbe stato meglio, in sintonia con le storie, usare le varie tecniche di colore al posto dei bianchi e neri.

RG
Roberto Giammatteotutti i suoi articoli