dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

Un quadrifoglio (ed un nome) per due

Mister No SP11 “Il soldato senza nome”

pubblicato
31.03.1997
lettura
5 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto7/7
Sceneggiatura6/7
Disegni6/7
globale87%
in questa pagina · 4 sezioni
  1. Soggetto · 7/7 — Luigi Mignacco
  2. Sceneggiatura · 6/7 — Luigi Mignacco
  3. Disegni · 6/7 — Stefano e Domenico Di Vitto
  4. Copertina · 2/3 — Roberto Diso

Soggetto · 7/7 — Luigi Mignacco

Perché Mister No ci ha sempre e solo parlato delle vicissitudini accadutegli durante la II guerra mondiale e mai della guerra di Corea, che insanguinò la penisola asiatica dal 1950 al 1953? Semplice, perché non vi andò. Ci fu un Mister No in Corea, ma si trattava di un'altra persona con lo stesso soprannome. Tutto questo ci viene raccontato con maestria dal cantore ufficiale della serie, Luigi Mignacco, il quale imbastisce una trama lineare e coinvolgente, che va dalla guerra in Corea attraverso i ricordi di Oliver Caufield, l'altro Mister No, ormai morente, a ciò che accadde nel deserto del Nevada nel giugno del 1950, quando Jerry incontra il suo alter ego, Jonathan Eden, cittadino americano, ex soldato, insoddisfatto del trattamento riservato ai reduci, ribelle, con un quadrifoglio sulla manica destra, quello che poi Jerry farà suo. Jon cerca di dare una svolta alla sua vita, rapinando un furgone portavalori, per potere fuggire in Brasile, dove un uomo può essere libero. Ovviamente non riuscirà nel suo intento, a causa di detective privati estremamente ligi al dovere, custodi del denaro trasportato, che finiranno per eliminarlo mentre si consegna alla giustizia, che è venuta a cercarlo all'interno di una città fantasma, sede di esperimenti segreti dell'esercito. Il tutto crea un cocktail veramente esplosivo!

Sceneggiatura · 6/7 — Luigi Mignacco

Molto buona anche perché Mignacco fino all'ultimo ci fa credere che il Mister No morente sia Jerry, anche se sappiamo che non può essere vero, ma per un po' ci crediamo lo stesso. Sono molto ben giostrati i vari passaggi, coinvolgenti dapprima quasi tutti i protagonisti dell'episodio, poi Jerry con Oliver, insieme allo sceriffo, sulle tracce di Jon, l'autore del furto, fuggito con un ostaggio, la sorella di Caufield, Pamela, che in qualche modo si innamorerà di Jon (convincendolo a consegnarsi alla giustizia), a cui in un secondo momento si aggiungono gli agenti provati, pienamente caratterizzati. I dialoghi sono essenziali, giustamente più approfonditi, psicologici, quando si affronta l'argomento dei reduci di guerra, che non riescono a reinserirsi nella società, a maggiore ragione se sono neri (come uno dei complici di Jon). Interessante è poi il coinvolgimento dell'esercito (Jerry tra l'altro stava andando a New York, apparentemente richiamato, ma in effetti per ritirare le sue medaglie, che getterà nel cestino) visto dal suo lato peggiore: in questo caso esperimenti nucleari in una zona desertica, quella dove si trova la città fantasma sede della risoluzione del rapimento. Da notare, penso non casuale, la scelta di alcuni nomi:

il nome del capo degli agenti privati è Kirby, come quello del detective creato nel 1946 da Alex Raymond, anche se il punto in comune tra i due si ferma al nome, dato che non mi sembra che Jeff, il protagonista dell'episodio, sia un amante di musica classica, nonché dotato di humor e glamour; egli lavora inoltre per l'agenzia Falcon, altro nome di personaggio, questa volta letterario, creato da Michael Arlen nel 1940. The Falcon è il nome segreto di un avventuriero che si guadagna da vivere assumendo incarichi rischiosi e ben retribuiti ed è stato più volte portato sullo schermo in film degli anni '50. (The Falcon è anche il nome di un ladro gentiluomo creato dallo Jaques Futrelle l'anno della sua morte, il 1912).

Lo sceriffo della contea è Joan Wayne, una donna, che si comporta con carattere, come i personaggi western interpretati dal vero John Wayne!

Jonathan Eden ricorda nel nome, per il desiderio di libertà a cui è alla ricerca, Il gabbiano Jonathan Livingstone, romanzo del 1970 di Richard Bach, scrittore americano, ex pilota dell'aereonautica. Nel suo romanzo, di notevole successo, attraverso la favola del gabbiano in questione, traspira in ogni pagina l'amore per il volo come mezzo per travalicare i limiti dello spazio e del tempo, per uscire dalle preoccupazioni utilitaristiche della società contemporanea. Il cognome, Eden, è ovviamente il Paradiso terrestre secondo l'Antico Testamento.

Scopriamo inoltre finalmente anche l'origine delle magliette con il quadrifoglio di Jerry, ricordo di Jon e del suo desiderio di essere libero.

Disegni · 6/7 — Stefano e Domenico Di Vitto

I fratelli Di Vitto sono una sicurezza. In questo episodio poi non era facile caratterizzare i personaggi di Oliver, Jonathan e Jerry, fisicamente simili, che devono in qualche modo somigliarsi e confondere almeno inizialmente il lettore, creando in lui il dubbio dell'esistenza di due-tre Mister No. Belle, come loro solito, le scene di guerra o similari: alcune vignette sono veramente esaltanti, tipo l'arrivo degli elicotteri nella zona contaminata, a pag.123, su tre vignette orizzontali, zoomate a campo sempre più largo, dove sembra quasi di sentirne il rumore, o il sorvolare il cratere causato dall'esplosione nucleare, o le vignette del cimitero di guerra di pag.129.

Copertina · 2/3 — Roberto Diso

Bella, decisamente nella media, appesantita come tutte quelle degli speciali, non solo di Mister No, dalla presenza delle mini copertine, in questo caso dell'albetto dedicato ad Esse-Esse. Altro elemento che l'appesantisce è la presenza del codice a barre in basso a destra, anziché in quarta di copertina .Sicuramente comunque coinvolgente per il fatto di presentare Jerry alle prese con un personaggio, fisicamente a lui somigliante, e vestito come lui!

Overall

3/3

Massimo voto per questa sezione, in quanto Mignacco tira fuori dal suo cilindro alcune idee nuove per raccontare dei buchi nella biografia di Mister No che meritano il nostro applauso più forte. Come nota osserviamo che è stata modificata la scritta riportante la numerazione dello speciale, molto simile a quella già osservata negli speciali di Ken Parker. Inoltre è cambiata la presentazione della copertina dell'albetto, che da obliqua in basso a destra è stata riportata in basso a sinistra, verticale, e piena.