dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Manga

Da Lucca: testati per voi (ediz. 2011)

nuova Lucca, nuove serie!

pubblicato
04.11.2011
lettura
18 minuti
Copia anastatica dell’originale
in questa pagina · 6 sezioni
  1. Spice & Wolf
  2. Ghost in The Shell - Stand Alone Complex
  3. Beshari Gurashi
  4. Nirvana
  5. Hunters J
  6. Infine: un appello

Anche quest'anno si è concluso il Lucca Comics & Games ed anche quest'anno uBC era sul posto per respirare quell'inconfondibile aria satura di baloon ed euforia, dove Darth Vader passeggia nei vicoli assieme a Tex e i Vendicatori si scambiano fotografie con i Power Rangers.

Ed anche quest'anno abbiamo svuotato i nostri portafogli cedendo alle lusinghe di poster, annunci e venditori. Per non rendere vano il sacrificio di tanti eurini, ecco a voi una carrellata delle prime uscite che più ci hanno colpito.

Spice & Wolf

“Il mondo di cui vi stiamo per raccontare è fatto di molte anime. C'è l'anima della Chiesa Secolare, che mantiene saldo il controllo nelle città e che avversa con la forza e la complicità dei feudatari le eresie; ci sono le monarchie ed i feudi che controllano le terre ed i confini; ci sono i nuovi poteri mercantili, che attirano a sè giovani ambiziosi con la promessa del successo individuale ed erodono così, a poco a poco, i poteri secolari, sedendo ai loro tavoli e contrattando con loro alla pari con la forza del credito e dei commerci; ci sono poi i villaggi, dove i contadini vedono cambiare le tecniche di coltura e vengono a contatto con mercanti che conoscono zone sempre più lontane, ed allungando il loro sguardo perdono di vista le tradizioni e le credenze che li hanno accompagnati per generazioni.

Nel mondo di cui vi stiamo per raccontare: un mercante venticinquenne, viaggiatore abile e rodato, di buon carattere e rapido intelletto, Lawrence Kraft incontrerà Holo, il Saggio Lupo di Yoitsu, la Dea Lupo che per secoli ha vigilato sui raccolti di un villaggio sperduto e che ora pensa di aver esaurito il suo ruolo.

Il racconto che andiamo ad iniziare scolpirà nella storia del mondo i nomi di questa strana coppia di soci d'affari: l'abile mercante Lawrence e la saggia, sfacciata, fragile e determinata Holo, la Dea Lupo con l'aspetto di ragazzina.”

Spice & Wolf · cover numero 1 · (c) 2011 Planet Manga

Ci sono opere che possono essere definite in un solo modo: "intelligenti".

Spice & Wolf è senza dubbio una di queste. Scritta inizialmente come serie di romanzi dalla penna di Isuna Hasekura, è stata poi trasposta in una serie televisiva di animazione che ha ottenuto successo internazionale grazie al tam-tam degli appassionati e viene continuamente citata come "must" nei forum e nei blog.

Tra le varie incarnazioni delle avventure di Holo e Lawrence è solo ovvio trovare il manga disegnato da Keito Koume e pubblicato per l'Italia da Planet Manga, di poco antecedente alla serie animata.

Entrando nel merito dell'opera, possiamo dire che questo primo volume appare degno del romanzo a cui fa riferimento. Certo, complice la quasi totale adesione al testo, i margini di errore erano ridotti, ma è indubbio che il tratto di Keito Koume, professionista che si è fatto le ossa in quella grande palestra che è il manga erotico, renda bene tanto l'atmosfera, grazie ad uno stile denso di mezzetinte e con ampio uso di effetti "sbozzati" (matite a vista, acquerelli, tratteggi a china), quanto le peculiarità dei personaggi.

La Holo di Koume è sicuramente il "Saggio Lupo di Yoitsu" che assume le sembianze di una ragazzina e continuamente mette alla prova l'intelligenza del suo compagno di viaggio (e del lettore) con continui cambi di umore e sentimento: umiliata, sfacciata, pericolosa, innocente, poetica, avida, golosa, sincera e truffaldina, non c'è momento in cui Holo non si riveli per quello che veramente è e nel contempo abbia pronta per il secondo dopo una risposta tagliente o scherzosa che sedimenta sui suoi secoli di esperienza.

Lawrence d'altra parte è il degno compagno per il suo viaggio, o la sua fuga, verso le sue terre d'origine. Navigato mercante con l'aspetto schietto, una mente brillante e mai stanco di imparare, di negoziare, di osare. Fedele alla sua parola ma anche al suo sogno di diventare prima o poi un mercante "stabilito" e proprietario di un'impresa.

Questi aspetti non vengono resi solo tramite i dialoghi e le situazioni, quasi sempre interessanti se non addirittura brillanti, ma anche dal loro atteggiarsi, dai loro gesti, dai loro involontari tic.

Le presentazioni · Lawrence e Holo · (c) 2011 Planet Manga

Probabilmente non c'è neanche bisogno di dirlo a chiare lettere: Spice & Wolf merita sicuramente la vostra lettura. La casa editrice fa notare, in prefazione, che ci troviamo di fronte ad un'opera "originale": non il solito fantasy di maghi, elfe, draghi e superpoteri, nè la solita epoca dominata dalla violenza e dalle guerre che attende l'arrivo dell'eroe forte e determinato. Questo è indubbiamente vero, ma non basta: il pregio di quest'opera, lo ripetiamo, è la sua intelligenza. Che ci ammalia esattamente come la sua protagonista.

Spice & Wolf di Isuna Hasekura (testi) e Keito Koume (disegni) - brossurato - Planet Manga - 5,90€

Ghost in The Shell - Stand Alone Complex

Fare la sinossi di Ghost in The Shell nella sezione manga di un sito di fumetti pare un po' come raccontare la trama de "I Promessi Sposi" di fronte ad un pubblico di critici letterari.

E' infatti difficile credere che esistano lettori che non abbiano non solo sentito parlare, ma per lo meno sfogliato un volume delle avventure della Sezione Nove di Pubblica Sicurezza, squadra di elite al servizio del Governo giapponese in un prossimo futuro cyberpunk, amministrata dall'imperscrutabile Aramaki e comandata sul campo dal Maggiore Motoko Kusanagi, una delle donne più carismatiche della storia del manga.

E se tali lettori effettivamente esistono, o la fantascienza non è mai stata nei loro interessi, nel qual caso sono ovviamente scusati, non possiamo che affibbiargli il compito di recuperare i volumi originali delle serie disegnate da Masamune Shirow: Ghost In The Shell 1, Ghost in The Shell 1.5 - Human Error Processor e Ghost in The Shell 2.0 - ManMachine Interface, e ritornare preparati.

Detto questo, come forse si sarà intuito, in questa nuova serie non è l'autore originale - Masamune Shirow - a guidare le danze, probabilmente per uno dei suoi tanti capricci, disamoramenti, demotivazioni a cui i suoi affezionati lettori sono da anni rassegnati.

Questa volta abbiamo un altro autore, caso peraltro abbastanza raro nel mondo del fumetto giapponese, a narrare delle avventure della Sezione Nove: Yu Kinutani, già noto al pubblico italiano per l'inquietante Leviathan, White Dragon ed altri titoli abbastanza inconsueti per tratto e narrazione.

Il confronto è quindi inevitabile e, a nostro parere, Kinutani nello scontro con il peso massimo riesce a non farsi sbattere al tappeto. Adottando peraltro una strategia molto semplice: non imitare e non snaturarsi.

Laddove, come ben sanno gli appassionati di Shirow, il primo era maestro della sovrabbondanza di informazioni, tanto da diventare di fatto "criptico" ed obbligare il lettore a più letture per sbrogliare la matassa, Kinutani investe invece tutto sulla massima chiarezza di dialoghi e situazioni, con tanto di riepilogo finale degno di una detective story.

Questa chiarezza si traspone anche nel disegno: laddove il tratto di Shirow era dinamico fino al parossismo, le sequenze di Kinutani restano estremamente dinamiche, ma vengono espanse in larghe tavole in cui, in alcuni casi, abbiamo anche solo due primi piani. Potremmo quasi parlare di un approccio "telefilmico" opposto alla scrittura adrenalinica da film d'azione ad altissimo budget a cui eravamo abituati.

Questo primo volume, pubblicato come gli altri da Star Comics, presenta quindi ai lettori italiani una nuova incarnazione dell'opera di Shirow. Fare pronostici su tutta la serializzazione è chiaramente impossibile ma possiamo sicuramente dire che siamo rimasti soddisfatti e consigliamo ai lettori appassionati di affrontare quest'opera con il giusto senso critico ma senza pregiudizi perché, siatene certi, è "differente".

Ghost in The Shell - Stand Alone Complex di Masamune Shirow (soggetto) e Yu Kinutani (disegni) - brossurato - Star Comics - 6,50€

Beshari Gurashi

“Keisuke Agatsuma è un normale studente giapponese. E quando nel mondo del manga se ne incontra uno, bisogna subito segnarselo, tanto sono rari. Non ha superpoteri, non è erede di un lignaggio soprannaturale, non sembra attirare discinte aliene. Se qualcosa lo distingue dalla massa dei suoi coetanei è la sua ferrea determinazione a far ridere.

Ebbene sì, Keisuke Agatsuma sogna di diventare comico ed ha il talento, la sfacciataggine e, sopratutto, la carica competitiva per diventarlo. Che si tratti del "bello" della scuola che vuole ricacciarlo nell'anonimato per splendere solitario, che si tratti di un preside narcisista e presenzialista che vuole che il club radiotelevisivo scolastico parli solo delle sue imprese, che si tratti di un nuovo arrivato che si atteggia a comico, il nostro protagonista li affronterà con l'unico obiettivo di vincere e far ridere tutto il mondo.

E' quindi fin troppo facile immaginare il finimondo che sta per scatenarsi, quando nella scuola arriva, in incognito, Jun Tsujimoto: comico prodigio ritiratosi dalle scene anzitempo per motivi non chiari.

I Re della Risata stanno per salire sullo stesso palcoscenico!”

Alla Ronin Manga va senza dubbio un plauso per la scelta coraggiosa di pubblicare questo manga di Masanori Morita, già noto al pubblico italiano per l'ottimo Rookies, in cui raccontava la storia delle peripezie di una squadra di baseball liceale nata dal provvidenziale incontro di un professore incapace di arrendersi e perdere la fiducia nei ragazzi e di un gruppo di teppisti scolastici rifugiatisi nella violenza come risposta all'isolamento.

Anche in Beshari Gurashi ritroviamo questi temi: da una parte la ferrea convinzione in sè e nel rapporto con gli altri, dall'altra la rigidità e a volte la stupida disonestà di chi non vuole concedere spazio, si tratti di un adulto o di un giovane vanesio. Nel mondo disegnato da Morita alla fine la vittoria arride alla prima, ma senza mai facili moralismi: non è automatica, non è indolore e sicuramente niente sarebbe successo senza fatica e dedizione.

Beshari Gurashi - I Re della Risata · cover numero 1 · (c) 2011 Ronin Manga

La narrazione di Morita è semplicemente intrisa di questo ottimismo della volontà: le situazioni, i dialoghi e l'agire dei protagonisti sono sempre "esplosivi" nel bene o nel male. Il tratto di disegno contribuisce a questa "solidità del rappresentare" con anatomie estremamente curate e realistiche: un'estetica inconsueta per il manga, fatta di volti dettagliati, menti pieni, fossette, rughe, arcate sopraccigliari ben delineate, volti insomma che devono esprimere convinzione, delusione, ira senza lasciare nulla di immaginato. Per converso la struttura di tavola è estremamente lineare, non essendo peraltro un manga votato all'azione. La rappresentazione usa i campi classici: molti primi piani, molte figure intere, molti piani americani. Meno i campi lunghi e altre inquadrature "estreme".

Se un difetto deve essere trovato, ma non ne facciamo una colpa all'autore ed è per questo che plaudiamo l'editore, è probabilmente nel soggetto, che fa riferimento al mondo della commedia radiotelevisiva giapponese, i cui tormentoni e dialetti ci sono completamente sconosciuti, con il risultato che non possiamo pienamente capire determinate situazioni. Forse si sarebbe potuto osare di più inserendo un vero dialetto italiano a sostituire il dialetto di Osaka, tradizionale patria della comicità giapponese, per rendere l'effetto. Ma sono solo speculazioni.

I re della risata faccia a faccia. · Jun stupisce Keisuke · (c) 2011 Ronin Manga

Ne abbiamo già fatto cenno e lo ripetiamo: il manga, come ogni linguaggio narrativo, in questo periodo è attraversato da correnti forti e distinte. Da una parte abbiamo il nichilismo più o meno drammatico di opere che narrano di studenti disadattati, di reclusi domestici, di NEET. Dall'altra poi abbiamo autori solari come Masanori Morita, la cui ferrea convinzione che la volontà ed il talento possano abbattere ogni ostacolo e dare un futuro a chi ha tutta la vita di fronte a sè letteralmente tracima dalle proprie opere.

Non possiamo certo dire quale tra le due correnti abbia la visione più corretta, possiamo però consigliare a tutti di scaldarsi un po' il cuore con le avventure de "I Re della Risata".

Beshari Gurashi - I Re della Risata di Masanori Morita (testi e disegni) - brossurato - Ronin Manga - 7,90€

Nirvana

“Il destino è, a volte, ingiusto e crudele. Una brava persona non può trovarsi per puro caso su un motoscafo al largo delle coste italiane con un burattino che si trasforma in una persona di colore ed ecco che, dimostrando una miopia che mal si adatta al loro ruolo, i tutori dell'ordine subito lo trattano come uno scafista. E meno male che non hanno visto il cadavere annegato in un disgraziato tentativo di emulare Ulisse poco lontano, altrimenti, chissà cosa avrebbero pensato?

Com'è come non è, Ramiro Tango ora è davvero nei guai, ma dal momento che è un onesto cittadino e come tale ha il dovere di assistere i bravi, sebbene miopi, tutori dell'ordine, è solo ovvio che accetti la proposta dell'Ispettore Buddha di testimoniare... pardon, chiarire il suo ruolo e quello del suo datore di lavoro OcchioNero Ronson in questo spiacevole equivoco.

Certo, sfortuna vuole che questa sua coscienza civica venga mal interpretata da quest'ultimo, il quale, non potendo farlo di persona a causa di un'improvvisa quanto inaspettata carcerazione preventiva, affida ai suoi due fidati impiegati Slobo e Golem il compito di "regolare le pendenze" con Ramiro.

Così, a causa di questa sfortunata serie di fraintendimenti di cui è vittima innocentissima, Ramiro entra nel programma di protezione testimoni e dovrà fingere di essere altre persone e adempiere ad altri ruoli, compito difficile per una persona tanto trasparente ed ingenua. Ma per il trionfo di giustizia e verità e per poter riabbracciare la sua petulante... pardon, appassionata fidanzata Cristy, egli è pronto a tutto.”

Nirvana in questa carrellata fa certamente la figura dell'outsider ma non si poteva non parlare della nuova creazione dei Paguri (Emiliano Pagani e Daniele Caluri), creatori del dissacrante Don Zauker e scritturati per l'occasione dalla Panini Comics.

Nirvana · cover numero 1 · (c) 2011 Panini Comics

Questo non certamente per il "caso" che questa pubblicazione ha creato (voci si sono susseguite di estenuanti trattative, minacce di censura, abiure, etc.) ma per il fatto che, beh, Nirvana fa ridere.

Il soggetto, la sceneggiatura, i dialoghi sono cinici, scorretti e subdolamente volgari. Ma fanno ridere, hanno ritmo, colpiscono giusto.

I disegni tengono banco a questo "gioco delle tre carte" proprio come un compare navigato: chiari, essenziali, ben tratteggiati. Siamo nell'ambito della tradizione del fumetto comico-caricaturale italiano ed il mestiere c'è tutto.

Ramiro all'opera · E come si può non credere a Pinocchio? · (c) 2011 Panini Comics

Se a questo aggiungiamo che la Panini Comics piazza questo volumetto a prezzo popolare diventa difficile pensare che il pubblico non reagisca. Certo, forse è bene che ne siate avvertiti: è umorismo "adulto"... e se vogliamo dirla tutta, qui si viaggia su quel pericoloso confine tra "adulto come maturo" e "adulto come Cicciolina", e si è ben contenti e coscienti di farlo.

Non che nessuno si aspettasse niente di meno dalla coppia di autori, del resto viene anche da pensare che un lettore che si scandalizzasse per quello che andrà a leggere sarebbe un po' come un'editore che assume Daniele Luttazzi per fargli fare un programma TV e poi lo cancella perchè non si aspettava fosse volgare... ah... ops, come non detto.

Nirvana di Emiliano Pagani (testi) e Daniele Caluri (disegni) - brossurato - Panini Comics - 2,90€

Hunters J

“Jessie è una pericolosa criminale: pochi scrupoli, grilletto facile, zero valore alla vita di chi la ostacola. Stargli dietro, per Tenaga, esponente di una razza discriminata e cacciata come selvaggi, e Jaded, ex uomo di legge passato "dall'altra parte", è tutt'altro che una passeggiata.

Jessie però è una loro amica, è stata seviziata per lungo tempo per qualcosa che non ha commesso e che neanche sa di cosa si tratti. L'unico indizio è il tatuaggio che porta sul braccio sinistro e che viene trattato da chi lo vede come segno di malaugurio.

Jessie deve scoprire l'origine della persecuzione a cui è stata sottoposta, ed i suoi amici l'aiuteranno. Ad ogni costo.”

Come tradizione chiudiamo la carrellata con una produzione acquistata nell'area "self", dove espongono esordienti italiani autoprodotti, che riteniamo meritoria di menzione.

Hunters J, scritta e disegnata da Valeria Romanazzi con il contributo di Veronica Sinetti agli sfondi attira certamente l'attenzione: il character design, di ispirazione manga, è curato e privo delle sporcature o imprecisioni che si trovano spesso nelle opere degli esordienti (e, purtroppo, a volte anche in quelle di professionisti). Inoltre mostra una certa "personalità" ben definita che lo tiene lontano dalla tentazione di "tracopiare". Le tavole sono ben strutturate, chiare e fluide e questo avvantaggia la sequenza narrativa che si muove bene tra le molte scene d'azione.

Hunters J · cover numero 1 · (c) 2011 Valeria Romanazzi

Sebbene poi l'opinione personale del recensore sia che niente come il bianco e nero avvantaggi il fumetto d'azione in stile manga, non si può negare che l'uso del colore sia fatto con cognizione di causa e buon mestiere, senza eccessi nè di originalità, nè di inesperienza.

Meno impressionanti, almeno in questo "volume 00", sono invece soggetto e sceneggiatura. Il primo viene sviluppato in maniera carente: alla fine del volume sappiamo proprio poco, quasi nulla, non solo dell'ambientazione, che intuiamo essere una distopica Centro-America "steampunk" con razze antropomorfe non umane e regole da wild west, ma di praticamente tutti i personaggi e, cosa più grave, delle loro motivazioni. Possiamo a malapena farci un'idea del loro carattere ricorrendo più a categorie note che non a quanto essi rivelano.

La limitazione del soggetto è purtroppo da imputarsi alla sceneggiatura, che si dilunga troppo in sequenze d'azione, in siparietti più o meno comici fuori luogo (uno financo piazzato durante lo spietato interrogatorio ai danni di un generico "sgherro"), in scambi di battute poco significative.

Jessie si invita a pranzo. · Passare dalle porte è demodè! · (c) 2011 Valeria Romanazzi

Nonostante i difetti elencati, Hunters J ha abbastanza carte da giocarsi sopratutto nel comparto grafico. Se la brava autrice riuscirà ad affinare le sue capacità di sceneggiatrice con una maggiore sintesi potremo certamente avere qualcosa di cui parlare con piacere al prossimo Lucca Comics.

Per il momento, per il prezzo a cui viene proposto, ci sentiamo di consigliare ai lettori di fare uno sforzo ed investire in un promettente "Made in Italy".

Hunters J di Valeria Romanazzi (testi e disegni) e Veronica Sinetti (Inchiostratura Sfondi) - spillato - Autoproduzione - 5,00€

Infine: un appello

A concludere questa carrellata su piacevoli letture trovate nella splendida cornice di Lucca, da appassionato di fumetti e (perdonerete la boria) giornalista di settore, mi sento di fare un appello agli editori italiani di manga.

Per favore, basta con le "anticipazioni".

Chi scrive è abbastanza vecchio da aver seguito le conferenze di anticipazione della mai troppo compianta Granata Press. Abbastanza stagionato da aver assistito alla prima conferenza di quelli che divennero i "Kappa Boys" per la Star Comics e di serbare ancora il piacevole ricordo di un Andrea Baricordi che gigioneggiava interpretando le tavole di Gon di Masashi Tanaka.

Il mondo però è cambiato e non possiamo nascondercelo: quello che aveva senso 20 anni fa e che già cominciava ad averne di meno 10 anni fa, nell'epoca di twitter, di FaceBook, dei forum internazionali di appassionati perde completamente di senso.

Al giorno d'oggi presentare un manga con slide digitale della copertina del numero uno e una pagina originale non ha molto effetto se fatto a chi ha già visto non solo quella copertina e quella pagina, ma l'intero volume ed i successivi 5. Parlare di anteprima ad un pubblico che ha già raccolto non solo voci di corridoio, ma "tweet" degli autori tradotti in italiano su vari forum e rimbalzati su FaceBook e altri Social Network, è sempre più difficile e certamente sempre meno interessante.

Molto spesso, diciamo pure sempre, le anteprime degli editori si traducono in, perdonerete il termine, marchettoni autoreferenziali che poi si concludono nella solita, strasentita e scontata, serie di domande sempre identiche: "Quando riprenderete la serie X?", "Pubblicherete la serie Y?", "Come mai avete sbagliato i colori del terzo episodio della serie Z?". Direttori editoriali, curatori e, purtroppo, pubblico sembrano interpreti di una commedia dell'arte, in cui possono variare le battute ma il canovaccio è sempre quello.

Per chi ha piacere di informare sul fumetto, di parlare di cose nuove, le anticipazioni degli editori di manga in Italia hanno perso ogni sostanza: nel mondo dei BlackBerry e degli IPad quale stimolo può avere un critico a gareggiare con decine e decine di altri appassionati a chi posta prima sul proprio blog, forum, sito quello che apparirà entro poche ore sul sito ufficiale delle case editrici?

Siamo, con diversi gradi di coinvolgimento, tutti partecipi di un mezzo di comunicazione e di un linguaggio che si è imposto nello spazio di meno di un secolo. Di questo linguaggio io, assieme a innumerevoli altri appassionati, amo un dialetto specifico e mi chiedo perché questi incontri di un'ora, che adesso pare sprecata, non possano essere dedicati a dare voce anche alle figure che spesso restano dietro le quinte: adattatori, traduttori, letteristi. Oppure ad animare tavole rotonde con personalità qualificate a discutere di scelte che hanno rivoluzionato il nostro modo di leggere: dal non ribaltamento delle tavole fino alla non traslitterazione dei rumori. O ancora a conoscere dalla viva voce di chi ci tratta periodicamente quali sono le politiche editoriali, le trasformazioni, le rivoluzioni, che avvengono nelle case editrici d'oriente: colossi imperscrutabili da cui dipende l'esistenza della comune passione.

Qualsiasi cosa sarà certamente più interessante che sentir ripetere, per l'ennesima volta, che, no, la serie "W" non ha accumulato sufficiente materiale per essere pubblicata in Italia.

Grazie per l'attenzione

Luca Cerutti

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