dall’archivio di uBC · 1996–2016Approfondimento · Eroi Bonelli

Bonelli nell'età neobarocca

il neobarocco e il fumetto

pubblicato
01.10.2010
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  1. Come cambia Bonelli
  2. Che cos'è il neobarocco
  3. Il neobarocco e il fumetto
  4. Il neobarocco e il fumetto italiano
  5. Bonelli e il neobarocco: una inesorabile concessione
  6. La malvagità degli eroi
  7. Quale significato dalla lezione

Come cambia Bonelli

Sin dalla fine degli anni Settanta la casa editrice di Sergio Bonelli affianca, alle sue testate più tradizionali, serie che introducono più di una novità nel settore del fumetto da edicola. Parliamo in particolare di Ken Parker, Martin Mystère, Dylan Dog, personaggi sicuramente innovativi non solo per le loro caratteristiche intrinseche ma anche con riferimento allo stile narrativo usato. Proviamo a riassumere, molto brevemente, in cosa consistono tali novità. Nelle nuove testate emergono complicazioni narrative che vanno a scapito della purezza e della linearità che erano proprie dei personaggi più classici. Si osserva un ostentato gusto della citazione, lo smarrimento di un centro indiscusso nella definizione della personalità del protagonista, il privilegio di diversi fulcri narrativi rispetto ai quali il personaggio principale si può trovare confuso o addirittura esserne travolto. Succede che siano spiegati i meccanismi stessi della narrazione, vengano sottoposti all'esame del lettore con il quale l'autore interloquisce e scherza. Questi elementi non rimangono legati a una moda effimera, anzi, sviluppati negli anni, ritroviamo ipertrofici ed essenziali in serie recenti quali Caravan e Greystorm.

Ma le caratteristiche evidenziate sono solo elementi casuali slegati fra di loro? Seduzioni sparse di autori innovativi? O fanno piuttosto parte di una generale tendenza di gusto che trova rispondenza anche in altri contesti culturali?

La tesi è che gli elementi sinteticamente esposti sono le essenze di cui è impregnato il gusto dell'intera società contemporanea, elementi coerenti con uno spirito culturale collettivo cui alcuni semiologi hanno dato il nome di neobarocco.

Per saperne di più: Omar Calabrese, L’età neobarocca, Laterza, Bari 1987; Marco Arnaudo, Il fumetto supereroico. Mito etica e strategie narrative. Latina, Tunué 2010.

Che cos'è il neobarocco

L’idea che la cultura del Novecento fosse entrata, inconsapevolmente, in un ciclo neobarocco è stata formulata per primo da Omar Calabrese più di vent’anni fa.

Secondo Omar Calabrese, il neobarocco riguarda l'intero gusto di un'epoca, non è una tensione che investa esclusivamente le forme artistiche. Legato a precise ragioni storiche il neobarocco non è una una tendenza o una moda saltuaria ma risulta essere un reticolare sistema culturale che coinvolge tutto e tutti.

Distintivo del neobarocco è una ansiosa ricerca dell'originale e dell'inconsueto che, da un punto di vista artistico, si risolve nella sperimentazione di nuove forme espressive

“in cui assistiamo alla perdita dell'interezza, della globalità, della sistematicità ordinata in cambio dell'instabilità, della polidimensionalità, della mutevolezza (Omar Calabrese, L’età neobarocca, Laterza, Roma-Bari 1989, p. VI).”

Il gusto barocco nasce in un contesto storico dove l’umanità ha perso stabili riferimenti ideologici e culturali e con questi l’illusione di poter comprendere e possedere una verità unica e comprensiva del tutto.

Nel Seicento il mondo aveva perso le sue certezze che si fondavano su una comune fede religiosa. Eventi grandiosi avevano stravolto le conoscenze di uomini che da due millenni stavano acquattati sulle sponde del Mediterraneo "come rane ai bordi di uno stagno". La scoperta di un Nuovo Mondo, la rivoluzione copernicana e le tesi di Martin Lutero erano eventi che avevano messo in discussione conoscenze e fedi sino a quel momento considerate assolute. La perdita delle certezze scosse anche le sicurezze artistiche sino allora unanimemente condivise. L’arte sino a quel momento era stata riproduzione del reale, l’oggetto artistico era collocato in rapporto alla natura, l’obiettivo finale era il verosimile. Nell’arte rinascimentale le riproduzioni sono sottoposte a una logica stretta e ordinatrice in base alla quale il particolare si fonde in un tutto unico. Il singolo esiste solo nella misura in cui trova giustificazione nella rappresentazione generale. Negli affreschi, così come nelle scenografie teatrali lo sguardo dello spettatore è portato a convergere verso un unico punto (il cosiddetto punto di fuga), finalizzato ad offrire l’illusione di diversi livelli prospettici. L’effetto è preordinato e razionale, incardinato in una logica che poco lascia al vezzo dell’artista.

Nel barocco, viceversa, la centralità della rappresentazione artistica si spezza in minuscoli frammenti che sono sottoposti alla curiosità e alla meraviglia del fruitore.

"E’ del poeta il fin la meraviglia, / parlo dell’eccellente e non del goffo, / chi non sa far stupir, vada alla striglia!" (Giovan Battista Marino (1569 - 1625)"

Perso ogni obiettivo di verosimiglianza, dissolta la serafica illusione di poter possedere il vero, l'artista si volge a scrutare i particolari della realtà, che si dissolve nella molteplicità delle forme. E inizia a guardare dentro di sè. L’opera d’arte assume in sé anche i presupposti critici che l’hanno generata. L'artista non offre la riproduzione del reale all'attenzione dello spettatore, bensì fornisce, assieme all'oggetto, la consapevolezza della propria mediazione artistica.

Velàzquez “Las Meninas” · 1656 · (c) Museo del Prado, Madrid

Il dubbio, la soggettività, la riflessione comportano perdita di linearità e contorcimento interiore che si risolvono artisticamente in determinate componenti che sono gli elementi costitutivi del gusto barocco.

Proviamo a definire i fattori dominanti: arzigogolata e compiaciuta complicazione a scapito della purezza e dell’incisività; predominio degli orpelli sulla sostanza; gusto della citazione; perdita del centro; sopraffazione di pluralità discordi sulla totalità; raffigurazione dell’oggetto in relazione alla visione che ne ha l’artista che lo rappresenta, piuttosto che in relazione al suo essere nel reale; privilegio della messa in scena rispetto alla raffigurazione naturalistica.

Sono questi fattori che ritroviamo, in coerente ordine sparso, nell'atmosfera culturale che respiriamo oggi.

In effetti, dal punto di vista storico l'uomo ripercorre la medesima crisi di valori e di certezze che aveva sperimentato l'umanità nel Seicento.

Lo sconvolgimento della Rivoluzione Industriale, due guerre mondiali, prima, e, successivamente, il crollo delle ideologie, hanno posto l'umanità in un contesto di crisi di valori e di culture, per molti aspetti simile a quello in cui si era trovato l'uomo del Seicento.

Il neobarocco, in tale contesto storico, non è dunque un fenomeno riferibile solo agli ultimi decenni. Fenomeni artistici del Novecento che presentavano caratteristiche barocche sono stati etichettati con diversi termini, forse proprio a causa del disvalore che aveva assunto nel corso dei secoli l'idea di "barocco". Potremmo individuare il neobarocco in Salvator Dalì ed Andy Warhol, ma qui quello che ci interessa è il fumetto.

Il neobarocco e il fumetto

L’intero universo dei supereroi americani, dagli anni Sessanta in poi, presenta caratteristiche chiaramente neobarocche riassumibili in evidenti contrassegni: demolizione del ruolo classico dell’eroe; compiacimento grafico esibito e fine a se stesso; convulsioni narrative con conseguente perdita del centro della narrazione. Si pensi, in particolare, ai "supereroi con superproblemi" della Marvel, di cui è prototipo l'Uomo Ragno (ideato da Stan Lee e Steve Ditko nel 1962). Si pensi alle caratterizzazioni estreme di Jack Kirby o all’ipertrofia attribuita a tutti gli eroi Marvel e DC negli anni Novanta. O si pensi alla raffigurazioni dell'Uomo Ragno di Todd McFarlane.

Lo Spider-man di Todd McFarlane · (c) Marvel Comics

Rappresentazioni, quelle dell'autore canadese, in cui gli elementi figurativi sopravanzano i contenuti narrativi. Le decorazioni spadroneggiano incontrastate, in particolare quelle riferite ai dettagli della tela del Ragno che invadono il campo della scena principale sino quasi a soffocarla. Un inesauribile proliferare di nodi che non hanno senso ma solo il fine di sconvolgere la scena in un disordine figurativo che ha come risultato il riempimento della tavola, come se si volesse esorcizzare per sempre un inconscio horror vacui. E come non citare l’intrigata e interminabile saga del clone che coinvolse l’Uomo Ragno alla fine degli anni Novanta? L’avventura basa i suoi contenuti barocchi sull'estenuante ribaltamento dei ruoli e delle identità fra Peter Parker e il suo clone, creato dallo Sciacallo (Jackal), dietro cui si cela Miles Warren scienziato e professore di chimica dello stesso Peter. Ideata per suscitare scalpore e rinnovato interesse nei confronti della serie, l'avventura ebbe come principale effetto quello di sconvolgere i lettori con una sarabanda di identità che si rubano i ruoli sulla scena, complicata da intricate contorsioni narrative.

E, visto che abbiamo parlato di McFarlane, è doveroso includere, in una rassegna del neobarocco supereroistico, tutta la Image Comics, di cui l'autore canadese sarà uno dei fondatori, casa editrice che privilegia l'eccesso delle immagini sulla sostanza delle storie.

Il neobarocco e il fumetto italiano

In Italia è Manara, assieme allo sceneggiatore Pisu, forse il primo a realizzare un’opera con evidenti connotazioni neobarocche. In Alessio, il Borghese rivoluzionario sono spezzettati, per essere offerti, svelati, al pubblico i meccanismi costituenti la narrazione e la sceneggiatura.

Anche nella saga di H.P. e Giuseppe Bergman, Milo Manara lavora giocando con il personaggio come con una marionetta. L'autore si diverte a scomporre i meccanismi narrativi per offrirli alla curiosità del lettore. Il dispiego della sceneggiatura si arricchisce di riflessioni, contestuali al racconto ma nello stesso tempo esterne, sul significato della vicenda in sé, ma anche sulla sostanza della narrazione. Sono questi ingredienti neobarocchi che Manara utilizzerà con effetti (per il tempo) rivoluzionari.

Bonelli e il neobarocco: una inesorabile concessione

Dylan Dog è uno dei primi esempi, in Italia, di gusto neobarocco trasferito al fumetto popolare e seriale. L’uso frequente della citazione, la proposta di finali aperti o che riportino la situazione allo stato iniziale della narrazione, il ribaltamento dei ruoli tradizionali (i mostri che divengono vittime, le persone "perbene" che esprimono caratteristiche interiori mostruose) sono le più evidenti caratteristiche neobarocche del fumetto ideato da Tiziano Sclavi.

Con l'eccezione di Dylan Dog le tendenze più palesemente neobarocche, che proliferano intanto nel fumetto, stentano a farsi largo nel seriale bonelliano che difende una tradizione la quale, in larga parte, si basa sulla centralità della narrazione e sulla positività di un unico personaggio che è poi quello che dà la denominazione alla testata.

Le avvisaglie di neobarocco che fanno capolino in casa Bonelli appaiono dunque piuttosto mascherate, mentre quel gusto esplode in maniera eclatante in tutti gli aspetti della cultura.

Per restare in un contesto europeo, il gusto neobarocco divampa senza limite nelle storie dei sedicenti Humanoïdes Associés. Autori quali Philippe Druillet, Jean Giraud (Moebius), Enki Bilal portano una ventata anarchica e innovativa che stravolgerà la concezione tradizionale del fumetto, influenzando nettamente anche la produzione statunitense.

Nel contempo personaggi come Ken Parker e Martin Mystere, senza sfociare in un evidente neobarocchismo, procedono a un riassestamento del centro narrativo alla ricerca di nuovi equilibri che non siano più quelli tradizionali. Ancora l'attenzione si concentra sulla personalità del protagonista, eppure le storie offrono sfaccettature maggiormente variegate, si aprono a lunghissime citazioni, mettono in piazza i meccanismi della narrazione, realizzando così effetti subdolamente neobarocchi.

Effetti che si sono isteriliti con il passare del tempo stravolgendo Martin Mystere in una trasfigurazione contrassegnata da un barocchismo detereriore. L'uso per la citazione e per l’autocitazione sono diventati elemento soffocante per lo stesso sviluppo narrativo. Il personaggio (il Buon Vecchio Zio Marty) è divenuto una citazione di se stesso che il lettore avverte come inanimata, ora ingombrante ora pretestuosa. L'eccesso di ironia nei confronti dei meccanismi narrativi causa aspetti parodistici, a volte fuori luogo, in cui i personaggi di contorno assumono connotazioni di vere e proprie macchiette.

Ma è con le recenti miniserie che la Bonelli ha ceduto apertamente agli effetti del neobarocco. E, più che una temporanea concessione, pare che si tratti di una apertura a trecentosessanta gradi.

Il Caravan di Medda è il prodotto che include le più significative caratteristiche neobarocche. In Caravan si verifica lo spostamento della narrazione in una pluralità di luoghi narrativi i quali non risultano assolutamente strategici rispetto a un punto unico che leghi le diverse coordinate del racconto. In effetti non esiste un vero e proprio centro narrativo in quanto l'intera serie si basa su un evento che è un evidente pretesto. Medda costruisce una realtà coerente (addirittura "verista", è stato detto nella critica al n. 9), la utilizza per trasmettere il proprio messaggio e poi la dissolve mostrando in maniera spregiudicata al lettore il nulla su cui era costruita la propria finzione.

Scusate abbiamo scherzato... · Caravan 12, p. 95 · (c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Policentrismo narrativo, esasperazione della finzione ed esibizione sfrontata dei meccanismi narrativi sono i gli elementi neobarocchi su cui Medda costruisce la serie.

Ma, assieme a Caravan (come esempio di atteggiamenti imprevisti in casa Bonelli) è obbligatorio citare l'ambiguo e doloroso episodio conclusivo della serie Jan Dix di Carlo Ambrosini, quale vivido esempio di una tendenza stilistica che punta a sconvolgere e disorientare la mente e l'animo del lettore.

La malvagità degli eroi

Un mutamento significativo rispetto a un centro ideologico compiuto e positivo, attorno a cui avevano un tempo gravitato i personaggi Bonelli, nella direzione di una periferia di valori confusi se non addirittura connotati da pura malvagità, è ulteriore indice della svolta neobaracca della Bonelli che trova rispondenze in alcune ultime miniserie. Il Greystorm di Serra, ad esempio, è caratterizzato dall'enigmaticità caratteriale del protagonista che si trasforma, numero dopo numero, in inquietante malvagità, assolutamente inconsueta per un "eroe" bonelliano. Elementi neobarocchi si riscontrano nell'esibita contaminazione dello stile del fumetto moderno con un genere e uno stile (quello del romanzo di fine Ottocento, Verne) assolutamente estraneo, con le conseguenti esplicite ed implicite citazioni. La stessa copertina appariscentemente curata, allusiva di altre epoche ed altri stili, le decorazioni grafiche, il font utilizzato, il capitoletto a inizio storia che collega i vari capitoli narrativi a fumetti, sono propri di un gusto citazionista e decorativo. Anche se in Greystorm si presentano elementi narrativi molto tradizionali questi sono però mixerati in un contenitore assolutamente neobarocco.

Greystorm 1 · copertina di GianMauro Cozzi · (c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Per quanto i personaggi di Luca Enoch non facciano testo nel contesto bonelliano, in quanto strutturalmente atipici, si deve osservare come, a differenza della positiva Gea, Lilith, l'assassina, varchi i limite del tempo recando con sé un patrimonio interiore, seppure non volutamente malvagio, però assolutamente amorale.

Anche nella serie ultima arrivata, Cassidy vaga in un orizzonte morale assolutamente indefinito,in cui i valori del protagonista, ammesso che esistano, sono assolutamente eccentrici rispetto a quelli della società civile. La struttura narrativa, evidentemente "hard boiled", di Cassidy, un probabile finale espiativo (che al momento si intravede appena) e i pochi numeri al momento pubblicati, impediscono di collocare la serie, definitivamente, in contesto neobarocco. Purtuttavia si registra la presenza di valori assolutamente disomogenei rispetto ai tradizionali bonelliani.

Al di fuori della sfera Bonelli il gusto neobarocco trova in John Doe la sua più significativa espressione. E' un fumetto, quello pubblicato dalla Editoriale Aurea, contraddistinto da un palese e autocompiaciuto uso della citazione, da effetti narrativi roboanti e circolari, in cui i centri narrativi si sovrappongono e si sostituiscono più volte nel corso della serie.

Quale significato dalla lezione

La Sergio Bonelli Editore non si rappresenta come avveniristico precursore di tendenze neobarocche. In determinate testate sono comparse evidenti caratteristiche neobarocche, però inserite con cautela, mimetizzate fra gli elementi più tradizionali. Attualmente pare che l'editore abbia ceduto senza riserve a un certo gusto o forse pone limiti meno severi ai propri autori, i quali, conseguentemente, inseriscono nelle storie, con generosità, gli elementi che più si avvicinano alla forma culturale dominante che è quella neobarocca.

Il gusto neobarocco è evidente in quel che ci circonda ed ha invaso e travolto i media in maniera irreversibile.

Che ci piaccia o meno siamo immersi nel neobarocco che è il risultato estetico della nostra storia. Percepiamo il gusto neobarocco quotidianamente, anche se magari gli attribuiamo nomi diversi (ad esempio il termine più generalista: "postmoderno"). E' neobarocca la ricerca della sperimentazione e della novità ma anche l'indugiare sugli eccessi, lo studio dell'effetto a sorpresa. Una civiltà che ha espresso oramai tutto si sente sempre più affascinata da soluzioni culturali inesplorate. Ma quasi tutti i sentieri sono stati percorsi e le nuove strade che vengono battute hanno il fondo selciato di bizzarrie. Mano mano che nuove soluzioni vengono rinvenute ogni creatività, anche la più fertile, fa fatica ad escogitare effetti che possano ancora sorprendere. Allora si cade nella maniera, nell'abbaglio effimero, nell'effetto che stupisce solo per un attimo, nella decorazione superficiale e di contorno, un po' come le cornici barocche così ricche di orpelli e di volute da sopraffare l'immagine del dipinto che avrebbero dovuto semplicemente incorniciare. Questo vuoto decorativo privo di contenuti si impadronisce facilmente delle forme culturali popolari di comunicazione, le più suscettibili, per la natura dei loro fruitori, a essere sedotte da effetti sorprendenti ma vacui.

E il fumetto, che rientra a buon diritto nelle forme artistiche e di comunicazione popolare e di massa, sicuramente non è stato e non è immune da una contaminazione neobarocca degenerata nella leziosità e nella maniera fine a se stessa.

E' lasciata all'attenzione degli analisti, ma anche alla cura del lettore, distinguere l'eccellenza del neobarocco dal goffo manierismo: il primo va premiato il secondo, implacabilmente, bocciato.

AT
Antonio Tripoditutti i suoi articoli