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È uno dei personaggi più importanti del pantheon delle "historietas" della scuola argentina al pari di fumetti del calibro dell'Eternauta, Mafalda e altri. Ha oltrepassato i confini del Sudamerica, riscuotendo successo anche nel resto del mondo, in particolare la Spagna e l'Italia, dove si è confermato tra le saghe più riconosciute dell'Eura Editoriale. È rimasto nelle edicole argentine per tre decenni conquistando diverse generazioni di lettori e la sua eredità è così pesante da essere ancora oggi presente, sempre in Italia, nella serie dedicata a suo figlio.
A più di dieci anni dal suo ultimo episodio, rendiamo omaggio al sumerio errante, ripercorrendo l'evoluzione di uno dei personaggi di carta più "umani" del panorama fumettistico mondiale.
Nippur e Robin, i due erranti
Nippur di Lagash esordisce nelle edicole argentine nel maggio del 1967, mentre in Italia arriva solo nel 1983. Le origini di Nippur, e quelle del Robin Wood sceneggiatore, sembrano la trama stessa di un fumetto, come raccontato dall'autore in interviste o nel suo sito ufficiale. Infatti, la prima avventura "Storia per Lagash" (inedita in Italia) nasce per caso, quando il disegnatore Luis "Lucho" Olivera (l'acclamato artista di Gilgamesh, l'immortale) chiede all'amico di scrivere un fumetto basato sull'antica civiltà dei sumeri, di cui entrambi erano appassionati, da presentare all'Editorial Columba dove lavorava. Quasi per gioco, il giovane Wood, all'epoca un semplice operaio emigrato a Buenos Aires dal Paraguay in cerca di fortuna, scrive un racconto dove si rifà a fatti storici come la caduta di Lagash e del re Urukagina per mano di Lugal-Zaggisi di Umma, ma aggiunge personaggi di fantasia come il giovane generale Nippur (non sapendo che nome dare a un guerriero dell'epoca, Wood gli affibbiò il nome di un'altra città sumeria, per l'appunto Nippur). La singola avventura, di cui non era previsto un proseguimento, si conclude con il protagonista esiliato dalla propria patria e lasciato al proprio destino.
“Le origini di Nippur, e quelle del Robin Wood sceneggiatore, sembrano la trama stessa di un fumetto”
Nel frattempo, i due amici si perdono di vista e alla casa editrice arrivano valanghe di lettere di lettori che vogliono conoscere il futuro del personaggio. Inizia una caccia all'uomo, dato che neanche Olivera sa come rintracciare il suo collega, incontrato solo nella scuola d'arte che frequentavano insieme. Un giorno, sempre per caso, Wood è licenziato dal suo lavoro e mentre torna a piedi e senza un soldo alla sua misera pensione, si ferma a un'edicola e sfogliando la D'Artagnan n.151 vede la propria storia. Senza pensarci due volte, magro e vestito come un poveraccio si presenta negli uffici della Editorial Columba per reclamare la paternità della sua opera. Non fidandosi di lui e, soprattutto, ritenendo Robin Wood solo uno pseudonimo, gli vengono chiesti i documenti ed una volta accertata la sua identità, firma il contratto con l'editore. Tre mesi dopo, ad agosto del '67, esce la seconda avventura di Nippur, dal titolo "Nofretamon", nome della principessa d'Egitto e primo amore del protagonista.
Sin dalla prima vignetta, il personaggio presenta la sua caratteristica principale, quella di essere la voce narrante in prima persona, creando una forte sintonia con il lettore che, grazie a questo escamotage letterario, osserva tutto attraverso gli occhi di Nippur stesso. Con lo snodarsi degli episodi l'autore darà alla serie la sua tipica impronta personale, con storie dallo stampo realistico dove i veri avversari di Nippur sono l'ambizione, l'oppressione, la paura, la corruzione e il tradimento. Il personaggio stesso si dimostra uno dei più umani nel panorama fumettistico mondiale, con una carica di pregi e difetti non comune negli eroi di carta dell'epoca, tanto che Nippur non è infallibile e molte volte nella sua vita dovrà fare i conti con il peso delle conseguenze scaturite dalle sue azioni e dalle sue parole.
Il successo raggiunto da Nippur di Lagash in Argentina non ha paragoni, essendo uno dei personaggi più riconosciuti anche nell'attualità, dopo quasi un decennio dalla conclusione della serie. Nessuno degli altri personaggi di Wood ha raggiunto la fama dell'errante in patria; basti pensare al materiale proposto dall'Editorial Columba che pubblicò le sue storie ininterrottamente per 31 anni (1967-1998), il monografico dedicatogli tra il 1972 e il 1974, quattro serie di ristampe proposte tra il 1980 e il 2000 e la pubblicazione, tra il 1979 e il 2000, della rivista Nippur Magnum, una delle cinque antologie della casa editrice (nello stile della Lanciostory nazionale) che portava il suo nome. Per fare un esempio, Nippur godeva in Argentina della stessa notorietà e mole di pubblicazioni dedicate a Dago in Italia (per restare in ambito di personaggi woodiani) con inediti, speciali e ristampe.
Nonostante la chiusura della serie e il fallimento dell'Editoria Columba, ancora oggi vengono riproposte nel paese dei "guachos" volumi con episodi ristampati del personaggio da parte di diverse case editrici, seguendo in senso cronologico quelle proposte in passato.
“L'autore ci mostra epiche battaglie e re dall'ambizione smisurata, ma anche le piccole lotte tra vicini di casa per un pezzo di terra o una pecora, a dimostrarci come i peccati dell'uomo non abbiamo frontiere o classi sociali.”
Il fatto strano è che l'impostazione della serie non è diversa da quelle della maggior parte delle saghe dello sceneggiatore, anche se questa è stata il capostipite di tutte le altre. Nippur è il classico cavaliere di ventura che arriva e risolve i problemi dei più deboli, non ha un lavoro, né una casa e viaggia senza meta fissa impartendo la sua particolare giustizia. Come in quasi tutta la produzione dell'autore, la continuity è appena accennata, essendo la serie composta da una somma di episodi auto-conclusivi e con alcune maxi-saghe che ogni tanto rompono la monotonia dei singoli capitoli. Le vicende si basano quasi esclusivamente sulle avventure del protagonista, lasciando alcuni spazi ai comprimari come l'amazzone Karien o il gobbo Hattusil, e dove l'unico personaggio capace di rubare la scena all'incorruttibile è suo figlio Hiras.
Le storie di Wood nascono dal quotidiano, dai piccoli gesti di tutti i giorni e le esperienze vissute, e questa ricetta crea una sinergia unica tra il personaggio e il suo lettore. L'autore ci mostra epiche battaglie e re dall'ambizione smisurata, ma anche le piccole lotte tra vicini di casa per un pezzo di terra o una pecora, a dimostrarci come i peccati dell'uomo non abbiamo frontiere o classi sociali. Allo stesso modo non ci presenta mai villain diabolici o buoni senza macchia, ma ci mostra uomini e donne con le loro virtù e le loro debolezze, come quelle persone che incontriamo tutti i giorni.
Nippur è il sogno di molti uomini che vogliono evadere dalla loro grigia realtà quotidiana: non lavora, non ha responsabilità, è coraggioso, invincibile guerriero, amico di ricchi e potenti, donnaiolo (anche se sposato con una delle donne più belle e desiderate dell'epoca) e non disdegna mai una buona sbronza.
D'altro canto, molte volte nell'arco della serie, quando si parla di lui, il protagonista dimostra di conoscere l'estensione della sua fama e il peso del suo nome nel mondo antico, di essere cosciente di essere uno dei migliori guerrieri e condottieri in circolazione senza nascondersi mai dietro ad una falsa modestia.
L'errante Robin Wood riversa nella sua creatura le sue esperienze personali di vero abitante globale, tanto da possedere vari passaporti e dividersi tra l'Argentina, il Paraguay, la Spagna, l'Australia e la Danimarca.
In più, il suo personaggio vive situazioni nelle quali i lettori s'immedesimano, con argomenti come quelli già citati che sono universali e senza tempo, come l'avaro che vuole più denaro o l'ambizioso più potere. Il genio dello scrittore sta nel trasportare sulla carta le realtà che viviamo, con personaggi credibili, e nel farci vedere come a distanza di migliaia di anni (ricordiamo che le storie di Nippur sono ambientate intorno alla prima metà del 2300 a.C.) il genere umano non abbia cambiato il proprio modo di essere; l'uomo (di qualsiasi razza, paese, credo politico o religione) invidia e ambisce sempre qualcosa del suo prossimo, siano questi il successo, il denaro o una donna, ma sa bene anche che l'amore della famiglia e l'amicizia restano alla base delle nostre vite.
Anche le sue storie non conoscono confini e possono soddisfare sia l'occasionale lettore come quello seriale e, allo stesso modo, sia il pubblico colto che quello popolare.
Il successo di Nippur è segnato da episodi e situazioni tra le più disparate, senza essere schiavo mai di uno schema rigido nelle sue storie. Senza ombra di dubbio, la mini-saga dove Nippur diventa guercio, perdendo ragione e coraggio, è quella più acclamata dai lettori. Altro piccolo capolavoro è l'episodio "La città", dove il personaggio incontra tutti i morti del suo passato ed è costretto a specchiarsi e guardare dentro la propria anima segnata dalla solitudine delle sue scelte di vita. Oppure, possiamo citare "Ricordi nel riflesso di una torcia", dove troviamo un Nippur ubriaco fradicio che cerca di annegare nell'alcool i fantasmi di un suo fallimento, quando senza rendersene conto uccise un innocente ed aiutò una coppia di tiranni a tornare sul trono. Forse il punto più alto dell'intera saga nippureana si tocca nel capitolo "I prezzi terribili"; in poche vignette si può ammirare tutta la bravura di Robin Wood come sceneggiatore e tutta la fragile umanità di Nippur. Nel dettaglio; una banda di fuorilegge chiede tributo agli abitanti della regione e uno di loro minaccia di morte l'infante Hiras lanciando un coltello a pochi centimetri dalla testa del bambino. Uno spaventato Nippur chiede soldi in prestito ai suoi amici Hattusil e Inim, per pagare. Mentre la donna cerca di farlo ragionare, Nippur, da padre in preda al panico che è, gli urla contro: "Conserva per te la tua dignità e copri con essa la tomba di tuo figlio. Io conserverò in vita il mio". Inim impallidisce e Hattusil va su tutte le furie, al ricordo del loro primogenito Nippur (chiamato così in onore dell'amico e morto in guerra). La donna calma il marito, che getta un sacchetto d'oro ai piedi dell'errante, che lo osserva con tutta la vergogna in corpo. Non c'è che dire, se non chiedere applausi a scena aperta e una standing ovation per Robin Wood e Nippur stesso.
Citiamo anche "La colonna degli avvoltoi", dove per puro divertimento i vari componenti dello staff interagiscono insieme a Nippur.
Una delle miniserie più interessanti è anche quella de "La morte di Nippur", dove il protagonista è dato per defunto e Hiras è incoronato re di Lagash. Si esplorano le reazioni e i sentimenti del ragazzo; diviso tra il dolore per la perdita, il peso di essere il figlio di una leggenda e la responsabilità nel governare la città e portare avanti il sogno del padre.
La fortuna del personaggio sta anche nei piccoli gesti, tanto comuni al lettore; vediamo Nippur cucinare, rammendarsi le vesti e persino correre nei cespugli tenendosi lo stomaco e maledicendo per il dolore intestinale.
Altra scena carica di vita normale è quella dove il piccolo Hiras indica il sole e lo chiama "Fu" e Nippur cerca di insegnarli che si chiama "sole". Solo quando il padre si arrende, dopo varie riprese, e gli dice: "Va bene. Quello è Fu", il bambino sorride e dice: "Sole".
Senza essere retorici, questo troverete nelle pagine di Nippur; oltre a battaglie epiche e gesti eroici, anche tanta umanità, quotidianità e situazioni familiari a qualsiasi di noi.
Ovviamente, ci sono anche episodi che non raggiungono la sufficienza. Il peggiore flop dell'intera serie è l'attesissimo "Il cerchio completo". Stiamo parlando dell'episodio dove si assiste alla resa dei conti, dopo vent'anni, tra Nippur e la sua nemesi Lugal-Zaggisi, il ritorno a Lagash e il verificarsi dell'oracolo sulla morte di Ur-el. Colpiscono le striminzite didascalie, oltre alla totale mancanza di pathos e di una solida trama. La sensazione finale è quella che Wood abbia voluto accontentare il suo pubblico, scalpitante da anni, e abbia chiuso un po' frettolosamente l'ossatura dell'intera saga. Doveroso commento a parte per le scarse illustrazioni di un Sergio Mulko ai minimi storici. L'episodio più importante dell'intera epopea nippureana, è, paradossalmente, quello peggio disegnato tra i quasi 450 che compongono la serie.
Le saghe
Anche se la maggior parte degli episodi di Nippur di Lagash sono autoconclusivi, in essi non mancano anche le saghe che coinvolgono più capitoli.
In linea di massima, queste mini-serie seguono tre direttive principali:
Battaglie epiche;
Vengono riuniti i vari comprimari della serie;
Muore qualcuno di questi personaggi secondari.
Analizzandole una ad una, troviamo:
L'invasione degli ittiti
Trama: Scontro tra i regni d'Egitto e di Hatti. Gli ittiti invadono il paese del Nilo e Nippur corre in aiuto della sua amata Nofretamon.
Personaggi: Nippur, Nofretamon e suo fratello Akhenamon.
Morti illustri: Nofretamon.
Note: Prima saga della serie.
La ricerca di Teseo
Trama: Teseo d'Atene è scomparso e Nippur deve trovarlo prima che venga usurpato il suo trono.
Personaggi: Nippur, Karien, Ur-el, Hattusil, Teseo e Piritoo.
Morti illustri: Piritoo.
Note: La prima volta che sono riuniti i comprimari della serie.
L'occhio di Nippur
Note: Non appaiono vecchi personaggi, ma muoiono tutti i personaggi di contorno di questa miniserie.
Ramses
Trama: Raphat il conquistatore vuole impadronirsi d'Egitto e Nippur torna in sua difesa.
Personaggi: Nippur, Karien, Ur-el, Hattusil, Nippur (figlio di Hattusil), Aneleh e Akhenamon.
Morti illustri: Nippur, figlio di Hattusil, Aneleh e Akhenamon.
Note: Nel finale Nippur scopre che Karien è incinta di Hiras.
I fratelli tatuati
Note: Questa miniserie, con il solo Nippur, è stata solo una scusa per far sì che il personaggio lasci suo figlio Hiras alle cure di Hattusil e Inim e poter tornare a vivere avventure senza il peso di un bimbo in fasce.
La riconquista di Lagash
Trama: Guerra totale nelle terre di Sumer. Si scontrano gli eserciti di Sargon e Lugal-Zaggisi, i due imperi più grandi dell'epoca.
Personaggi: Nippur, Hiras, Karien, Ur-el, Hattusil, Sargon, Luggal-Zaggisi.
Morti illustri: Ur-el e Lugal-Zaggisi.
La guerra contro Laramar
Trama: Laramar, regina dei clan delle steppe, vuole conquistare il regno di Karien e conta sull'appoggio politico di Sargon. Nippur, ora re di Lagash, si schiera con sua moglie e affronta la minaccia.
Personaggi: Nippur, Hiras, Karien, Hattusil e Sargon.
Morti illustri: nessuna.
Note: Nippur e Sargon, vecchi amici, sono sull'orlo di affrontarsi in battaglia.
Oona
Trama: Un ambizioso re vuole conquistare i regni di Karien e delle Amazzoni delle Profondità, regno di Oona, figlia di Nippur. La ragazza chiede aiuto al padre e al fratellastro per affrontare la minaccia.
Personaggi: Nippur, Hiras, Karien, Oona, Signora delle Profondità (madre di Oona).
Morti illustri: Signora delle Profondità.
Note: Questa miniserie fa parte della serie Hiras, figlio di Nippur, dove Wood ripete lo schema di sempre.
Gli anacronismi
“La prima avventura di Nippur, secondo i testi di storia, avviene intorno al 2342 a.C”
La saga di Nippur è ricca di "errori temporali", con personaggi che, per ragioni storiche, non sarebbero potuti comparire in un determinato periodo. Sono errori, ipotizziamo, voluti dall'autore, dato che Robin Wood è da sempre un appassionato di storia e di antiche civiltà.
La serie del personaggio si basa su eventi realmente accaduti ed ha una precisa connotazione temporale. Come nella realtà storica, Umma e Lagash erano grandi rivali per il dominio della Mesopotamia. Il Lugal-Zaggisi descritto da Wood coincide con quello realmente esistito, un tiranno sanguinario e violento. La caduta di Lagash si deve all'appoggio e tradimento dei sacerdoti, che si allearono con il re di Umma, perché Urukagina tolse loro molti poteri e privilegi. Questo è rappresentato nella figura di Sumur, grande sacerdote cittadino, e la prima avventura di Nippur, secondo i testi di storia, avviene intorno al 2342 a.C.
Tanto nella realtà come nella finzione fumettistica, Lugal-Zaggisi regnò per venticinque anni in Asia, all'incirca tra il 2355 e il 2334 a.C., e la fine delle sue atrocità coincise con la sconfitta subita da Sargon di Akkad.
“Robin Wood ha "smitizzato" molte delle leggende greche nelle pagine del suo barbuto guerriero, come a mostrarci la base di realtà che c'è dietro ad esse”
Nel terzo episodio avviene il primo anacronismo rilevante, quando Nippur conosce Teseo d'Atene. Anche se l'eroe greco fa parte della mitologia, le sue avventure avvengono intorno alla metà del 1400 a.C., periodo in cui viene rappresentato il regno di Minosse di Creta, apparso nel quarto capitolo. Molti degli avvenimenti della vita di Teseo vengono rappresentati in vari episodi della serie; l'uccisione del Minotauro, le varie donne della sua vita (Ariadna e Fedra di Creta e Ippolita, regina delle amazzoni), le morti del figlio Ippolito e dell'amico Piritoo.
C'è da dire che Robin Wood ha "smitizzato" molte delle leggende greche nelle pagine del suo barbuto guerriero, come a mostrarci la base di realtà che c' dietro ad esse. Così, il Minotauro è un sacerdote che indossa una maschera a forma di toro, i Centauri sono una tribù di uomini pelosi che vivono esclusivamente in groppa ai loro animali così da sembrare un tutt'uno, la sirena è una donna dalla melodiosa voce che abita nelle isole del Mediterraneo a capo di una setta di assassini e Piritoo muore in una grotta che si credeva fosse una delle entrate dell'Ade.
Successivamente lo sceneggiatore fa un vero e proprio pastrocchio temporale quando include anche gli ittiti e Ramses alla sua particolare ricetta anacronistica.
L'inclusione degli ittiti è dovuta soprattutto alla necessità di creare un nemico poderoso da far fronteggiare al suo eroe, in contrasto con il vile Lugal-Zaggisi. Gli ittiti sono descritti come un popolo guerriero, nello stile degli spartani, ma la loro cultura fiorì intorno al 1800 a.C. per eclissarsi quasi mille dopo. Addirittura, tra il 1590 e il 1550, il re di questo popolo fu Hattusili I, da cui deriva il nome Hattusil, utilizzato per il gobbo guerriero e amico del protagonista.
Robin Wood rielabora anche la guerra avvenuta nel 1275 a.C. tra Hatti ed Egitto (guidati dal faraone Ramesse II), conclusasi con la battaglia di Kadesh. Nel fumetto, Nippur guida il paese del Nilo nel trionfo contro i nemici; in verità, il conflitto si concluse senza un netto vincitore e con la firma del primo trattato di pace della storia.
Successivamente, sarà introdotto anche il personaggio di Ramses (o Ramesse I), faraone d'Egitto e primo sovrano della XIX dinastia egizia che regnò per poco più di un anno intorno al 1290 a.C.
Come la sua controparte storica, il personaggio è un militare che sale al potere dopo la morte del suo sovrano e l'assenza di eredi al trono. Nippur incontra persino Filippo II, padre di Alessandro Magno, vissuto tra IV secolo a.C., ma visto lo sbalzo di quasi duemila anni, questo personaggio fu prestamente abbandonato.
Per ultimo, in un episodio inedito in Italia, Nippur si trova al cospetto di un superstite di Atlantide e di un computer, quelli enormi degli anni settanta, scambiandolo per un dio ingabbiato.
Gli autori
Per quanto riguarda gli sceneggiatori, il 90% circa dell'opera di Nippur porta la firma del suo creatore, Robin Wood, ma per onor di cronaca citiamo gli altri scrittori che hanno partecipato alla saga.
Ricardo Ferrari: quello più presente dopo Wood, ma parliamo di una trentina di episodi e la metà di essi scritti in collaborazione con l'autore paraguaiano. Negli episodi in solitario si denota una certa propensione a scrivere storie con una specie di morale finale, come visto in altri suoi lavori come lo splendido Il Cappellano.
Manuel Morini (alias Gustavo Amèzaga): anche lui firma una trentina di storie nelle quali prevalgono le trame horror. Nella maggior parte delle storie tende a snaturare il personaggio.
Nestor Barron: secondo alcune interviste a questo artista si deve quasi per intero la saga di Laramar in collaborazione con Robin Wood.
Armando Fernandez: i suoi apporti sono pochi e si tratta di storie minime.
La nostra analisi invece riguarda più da vicino i vari illustratori che si sono cimentati con il barbuto guerriero di Lagash, presentati in ordine cronologico.
Luis Lucho Olivera: creatore grafico del personaggio. L'artista si basa sull'attore Charlton Heston, nel film Ben Hur, per dare fisionomia a Nippur di Lagash. Il primo episodio del personaggio è annoverato tra i peggiori illustrati della saga. Il tratto è, infatti, approssimativo e gli sfondi sono appena accennati. Il motivo può ricadere nel fatto che la storia era stata pensata come episodio singolo o dalla lunghezza della stessa, il doppio di una qualsiasi edita dalla Columba. Dalla seconda avventura si assiste ad una maggiore attenzione nella caratterizzazione dei personaggi e del contesto, motivato forse dalla promozione a serie ufficiale. Olivera resta al timone della serie per i primi sessanta episodi (con successivi sporadici interventi), e come accaduto a Wood, anche lui cresce e si evolve di pari passo con il personaggio. Resta comunque da dire che il disegnatore non raggiungerà mai in questa saga le vette viste con Gilgamesh, dove la sua maestria era all'apice. Tutti i suoi episodi sono inediti in Italia.
Sergio Mulko: paradossalmente, è il disegnatore più odiato dai lettori e quello che ha realizzato la maggior parte degli episodi dell'errante, con l'impressionante bottino di 150 capitoli su quasi 450 realizzati.
Diventa titolare della serie con l'abbandono di Olivera a metà della saga dell'invasione degli ittiti in Egitto. Nei primi capitoli si nota chiaramente come segua lo stile del suo predecessore, e ancora oggi nessuno può dire se per propria decisione o imposizione dell'editore. Poco a poco si distacca da questa situazione e cerca di trovare la sua strada.
Dopo una cinquantina di storie viene messo da parte dall'editore, anche se il livello delle sue matite era abbastanza buono. Dodici anni dopo tornerà ad occuparsi del personaggio.
Come ammesso dallo stesso artista in alcune interviste, è un disegnatore che non ama i dettagli, e ancora meno disegnare gli sfondi, ed elabora in poco tempo le sue tavole; piene di personaggi "muscolari" e identici gli uni agli altri, con scarse differenze somatiche. Questo suo modo di lavorare, unito ai ritmi serrati delle pubblicazioni Columba, confluiscono in sei anni ininterrotti di storie che a malapena arrivano alla sufficienza.
Per i lettori italiani, questo secondo periodo coincide con gli episodi editi da Eura Editoriale.
Ricardo Villagràn: considerato forse il migliore artista che ha tratteggiato Nippur. La sua prima esperienza con l'incorruttibile avviene con il lancio della rivista dedicata esclusivamente al personaggio. Questi ventisette albetti sono considerati il periodo dorato dell'uomo di Lagash e tra i pezzi più ambiti dai collezionisti. Villagràn, dal tratto fino e elegante, regala al lettore dei personaggi molto realistici ma soprattutto dei paesaggi di rara bellezza e con una cura quasi maniacale per il dettaglio.
Tornerà ad inizio degli anni '80, quando l'editore inaugura la rivista Nippur Magnum, e non è un caso se ogni nuovo progetto di Nippur lo veda come protagonista. Poco e niente è cambiato nel suo stile e nella forza dei suoi disegni.
Non è una coincidenza che l'Eura Editoriale inizi la pubblicazione del personaggio dal suo primo episodio e presenti tutta la sua produzione al suo pubblico.
Jorge Zaffino: altro grande talento che è sorto nello staff della serie. Allievo dei fratelli Villagràn, come si può osservare nei suoi primi lavori, dopo poco tempo elabora uno stile tutto suo che lo proietta nell'Olimpo degli artisti di Nippur... e non solo. Sarà notato dalla Marvel americana e lavorerà nella serie "Savage sword of Conan".
Purtroppo poco e niente del suo lavoro è stato pubblicato in Italia.
Carlos Leopardi: parlare di questo particolare artista è difficile, perché "o lo si ama o lo si odia". Ancora oggi, critica e fan sono divisi sul qualificare la sua opera. In Italia, girando sul web, sembra che sia poco amato, quasi alla pari di Mulko, mentre in patria nutre una sua schiera di ammiratori.
Anche lui è costretto all'inizio a seguire le orme di Olivera, ma ben presto imporrà il suo stile alla narrazione. Molti lo ricordano solo perché ha illustrato la quasi-morte di Nippur, ma è stato uno dei pochi ad uscire dalla fisionomia classica del personaggio. Il suo protagonista ora porta i capelli lunghi, la barba raramente curata e veste miseramente; come a dimostrare la precarietà di quell'uomo che fa la vita dell'errante. Inoltre i suoi paesaggi aridi e rocciosi sono unici in tutta la serie ed i suoi personaggi sembrano scolpiti nella stessa pietra e fragili come la sabbia del deserto, in stretta unione con la vita che li circonda.
Robin Wood ha ammesso che quando ha visto la tavola dove Nippur riceve la frecciata è rimasto folgorato e ancora oggi assicura che nessun altro artista avrebbe potuto immortalare quel momento come fece Carlos Leopardi.
Enrique Villagràn: fratello minore di Ricardo a cui è stato imposto uno pseudonimo dall'editore per non avere nomi ripetuti tra i suoi artisti. Lui scelse quello di Gòmez Sierra, ripreso dal cognome materno. La qualità media dei suoi lavori è buona, anche se non ama molto il dettaglio, ed il suo tratto si avvicina molto a quello essenziale dei cartoni animati. Si vocifera che sotto il suo nome artistico siano annoverati vari dei suoi allievi con i quali collaborava, e che questi lo abbiano sostituito in più di un'occasione. Sembra esserci un fondo di verità in queste voci di corridoio, perché molti episodi che portano la sua firma sono di una qualità imbarazzante e in altre occasioni vengono, addirittura, copiate, o meglio "ricalcate", vignette di altre sue storie di Nippur.
La sua opera è stata presentata per intero in Italia.
Eduardo Barreto: illustratore uruguaiano che ha disegnato un solo episodio (di contorno) di Nippur. Basti pensare che durante un intervista fatta a Robin Wood dove doveva dare un suo giudizio sugli artisti della serie, quando gli hanno nominato Barreto lui rimase sorpreso all'apprendere che aveva collaborato con il suo personaggio.
Daniel Muller: questo artista ha disegnato il personaggio durante la conclusione della serie. Il suo tratto elegante e gradevole al pubblico risolleva la serie dal grigiore degli ultimi anni. Insieme ai testi di Wood, danno un pizzico di erotismo e sensualità alla serie, cosa appena accennata in passato. Purtroppo, mentre in Italia gli episodi sono pubblicati in forma integrale, la politica interna che ha sempre retto la Editorial Columba presenta al pubblico argentino queste storie rivisitate e "coperte" dalla censura.
Team-up e Crossover
L'Errante è stato il protagonista del primo team-up in seno all'Editorial Columba. Lucho Olivera è infatti il creatore di Gilgamesh e, come ciliegina sulla torta, nel primo episodio dell'Immortale inserisce anche Nippur, il suo personaggio più famoso. I lettori vengono così a conoscenza della grande amicizia che unisce le due leggende sumeriche. Successivamente, ci saranno molteplici incontri, camei e citazioni in entrambe le serie.
Robin Wood farà comparire sporadicamente l'Errante anche nelle sue saghe comiche, quella della spia "Pepe Sanchez" e l'autobiografica "Lei e io".
Nippur è stato anche il primo personaggio Columba a cimentarsi in un "intercompany crossover" (nel gergo fumettistico si tratta dell'incrocio tra personaggi di diverse case editrice) comparendo nella serie di Cazador, famoso personaggio dei comic argentini pubblicato dall'Editorial La Urraca.
La fine del cammino
La serie Nippur di Lagash chiude i battenti nel maggio del 1996 con l'episodio n.445, dopo 29 anni di presenza nelle edicole argentine.
Le vicende del personaggio, comunque, non sono finite.
Quest'ultimo episodio, infatti, è uno come tanti e potrebbe collocarsi cronologicamente in qualsiasi periodo della vita di Nippur; la saga non ha, dunque, un vero finale, come molte altre opere di Wood.
Dopo la magra gestione di Mulko, l'editore notò il calo di lettori e decise di affidare il personaggio a Muller, ma anche se il disegnatore portò nuovamente le storie ad un livello artistico elevato, l'assoluta monotonia delle trame e la mancanza di personaggi secondari di rilevanza, conosciuti o nuovi, fanno sì che Nippur si trascini stancamente verso il suo declino.
Con l'arrivo del nuovo penciller, il personaggio smette di essere sedentario e abbandona Lagash, tornando ad essere l'errante, in una sorta di ritorno alle origini. Purtroppo, la vena artistica dello sceneggiatore sembra essere ormai quasi prosciugata e le storie sono molto simili tra loro, e ad altre viste in passato, con Nippur che arriva e porta giustizia dove essa manchi. Tutti i personaggi di contorno spariscono, a volte si cita qualcuno di loro, e i nuovi arrivati non hanno il carisma di quelli conosciuti in precedenza. L'unico spunto interessante è la comparsa del Cercatore, un criminale che ingaggia un duello personale con Nippur. La prematura chiusura della serie lascia in sospeso questa piccola trama, anche se è scontato il risultato.
Due anni dopo, per festeggiare il trentennale del personaggio, la casa editrice mette in cantiere tre iniziative per omaggiare Nippur:
Il volume "30 anni di Nippur di Lagash".
La ripresa della serie con episodi inediti.
Un prequel dal titolo "Il giovane Nippur".
Purtroppo, tutte le proposte si dimostrano dei veri flop.
L'albo del trentennale presenta solo quattro episodi, di cui 3 ristampe e un inedito disegnato da Walther Taborda. L'assurdità di questa rivista risiede nel ristampare l'episodio dove Nippur perde l'occhio, dimenticandosi di pubblicare la sequenza della frecciata...
Inoltre, la storia disegnata da Taborda presenta un Nippur al limite della ipertrofia muscolare. Il disegnatore ha dichiarato in un'intervista che voleva disegnarlo nello stile di Leopardi, ma che lo stesso Wood gli chiese di "gonfiarlo".
Lo stesso disegnatore doveva essere l'incaricato di continuare le avventure del personaggio, ma rinunciò per i molteplici impegni. Allora si decise di ripartire dal n.1 e varare una seconda serie di Nippur con Sergio Ibañez come illustratore, della quale furono pubblicati solo tre episodi e poi venne abbandonata.
Stessa sorte toccò a "Il giovane Nippur", dove videro la luce solo due capitoli. I disegni sono opera di un giovane Gabriel Rearte e lo stile delle sue illustrazioni riprende quello dei supereroi.
Osservando questi tre ultimi lavori si denota come un personaggio di culto diviene "commerciale", come si dice in gergo. Robin Wood abbandona il suo vecchio stile narrativo, molto introspettivo e realistico, per storie votate all'azione pura. Le didascalie sono ridotte all'osso, abbandonando quella prosa e poeticità che accompagnò Nippur per tutta la sua vita. Egli stesso scelse anche di abbandonare disegnatori più "classici", per giovani dal tratto più dinamico e sulla falsa riga dei comics americani.
Questa tendenza è totalmente accentuata nell'ultimo lavoro legato all'uomo di Lagash. Parliamo della serie "Hiras, figlio di Nippur". In questa nuova avventura editoriale sembra di assistere ad una totale inversione di tendenza da parte di Robin Wood nel suo stile di fare fumetti. Partendo dai disegni, il primo ciclo di storie è affidato a Ruben Meriggi, disegnatore tra i più "muscolari" del panorama argentino, e in seguito Wood sceglie il connazionale Roberto Goiriz. La nuova saga è improntata in puro stile fantasy e le trame diventano di una semplicità allarmante. Anche la caratterizzazione dei personaggi è quasi elementare; non troviamo più quei personaggi "umani" e "reali" che condivano le pagine di Nippur, ora esistono due categorie: i "buoni" e "villain" cattivissimi e stereotipati, dai tratti quasi grotteschi e caricaturali. Anche il filo di erotismo presentato nell'ultimo ciclo dell'incorruttibile qui è esagerato e si trasforma in scene di sesso decisamente esplicite e fini a se stesse nella maggior parte dei casi.
Si segnala anche l'ultima apparizione di Nippur fino al giorno d'oggi, nella seconda avventura di Hiras, ma la sua presenza è puramente formale, dato che il nostro eroe fa poco più di un cameo.
Molte volte è stato chiesto a Robin Wood se la serie avrà un finale. Lui dice che ha in mente di scrivere, prima o poi, una "Ballata di Nippur", per dare un degna conclusione al personaggio che lo lanciò nel mondo dei fumetti. Ma anche l'assenza di essa non danneggia certo l'immagine di un personaggio che è definito l'errante. È nella natura di Nippur inseguire l'orizzonte, che non potrà mai raggiungere, e solcare il "cammino dei sumeri" che lo porterà alla sua prossima avventura



