dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

L'eden di carta

Caravan n.12 “I cancelli dell'Eden” · l'esperimento è concluso

pubblicato
24.05.2010
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Sceneggiatura6/7
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  1. Nomen omen
  2. Il numero dodici
  3. Uno spudorato esperimento
  4. Il mondo di Medda
  5. L'arte di Medda
  6. Il disegno di Olivares

Nomen omen

Con il dodicesimo numero, dunque, si è conclusa Caravan, serie bonelliana che ha destato diffuso interesse (seppur non unanimità di consensi) per l'atipicità che l'ha contraddistinta. A partire dalla denominazione della testata. La vocazione popolare del fumetto bonelliano aveva determinato, sinora, che un unico protagonista fosse il centro gravitazionale delle serie e quindi offrisse con il proprio nome il marchio distintivo della testata. Qualche sparuta eccezione (si ricordi la Collana Rodeo, Zenith, in cui, nella cinquantaduesima copertina, esploderà la rossa casacca di Zagor e la Storia del West) trova giustificazione nell'esigenza di essere un contenitore di diversi personaggi, comunque centrali e incontrastati protagonisti seppure nell'ambito di episodi singoli (Collana Rodeo e Zenith), oppure nel fatto di essere espressione di un'epopea collettiva come nella Storia del West. Saga sicuramente innovativa per i tempi che però trova una modulazione narrativa vincolata al fumetto classico, anche nella misura in cui la continuità diacronica è assicurata dalla personalità unificatrice delle figure maschili della famiglia dei MacDonald.

Caravan pareva avesse le carte in regola per proporsi come un'innovazione nella serialità bonelliana, addirittura un ponte fra fumetto d'autore e fumetto seriale. In sostituzione della visione eroica di un unico protagonista, Caravan proponeva l'allestimento del mosaico di una collettività scaraventata in una dimensione fuori dal mondo, ove ciascuna tessera pareva assumere una dimensione accurata e baluginante sullo sfondo di uno scenario narrativo reso inquietante dai rimandi ad una allucinata quotidianità.

Il numero dodici

Occorre precisare che questo è il pezzo critico di un unico numero, il dodicesimo di Caravan, e non la recensione dell'intera serie. Così come risulta evidente che un'intera serie non può essere valutata esclusivamente in base all'episodio che ne sancisce la conclusione. Però, dal momento che questo numero 12 ci offre, in maniera palese, numerose chiavi che danno la possibilità di comprendere lo spirito con cui sono stati costruiti gli episodi sin qui pubblicati, non possiamo esimerci dal gettare uno sguardo critico sull'intera serie.

Occorre dire che l'affresco collettivo, di cui si diceva prima, si dissolve proprio in quest'ultimo numero che suggerisce un senso narrativo focalizzandosi sull'evoluzione di un unico protagonista, il giovane Davide Donati. Il finale ci pone di fronte alla tipologia del classico romanzo di formazione, ove il protagonista, attraverso un viaggio o dure esperienze esistenziali, giunge alla maturazione. Basterebbe questo per buttare Caravan giù dallo scanno dell'assoluta originalità che pareva essersi conquistato nei precedenti numeri. Il romanzo di formazione o Bildungsroman è un genere che, seppure codificato solo nell'Ottocento, appartiene alla tradizione narrativa dei primordi.

“Caravan, in questo ultimo numero, attinge a piene mani dai canoni della struttura narrativa tradizionale”

D'altronde Caravan proprio in questo ultimo numero, nonostante lo sfrontato sforzo dell'autore di spiazzare il lettore, attinge a piene mani dai canoni della struttura narrativa tradizionale quali: 1) attenzione incentrata su un unico protagonista; 2) proiezione finalistica delle azioni del protagonista (Davide che punta alla fuga e alla libertà); 3) rapporto sentimentale del protagonista; 4) lieto fine.

Ma, se tali elementi emergono adesso in maniera così evidente in una serie che si prospettava come innovativa e originale, dipende dal fatto che l'autore, Medda, non ha inteso attribuire alcun significato, né strategico, né innovativo, né peculiare alla narrazione dipanatasi in dodici episodi.

Nessun disegno complessivo, nessun manifesto artistico, nessun proponimento creativo, solo il piacere di narrare, il gusto di trasferire sulla carta la propria immaginazione e la propria interiorità , ma non a vantaggio del lettore, anzi nonostante il lettore, sperimentando sulla pelle di questi una libertà narrativa senza schemi e senza limiti. Un esperimento su come un racconto possa poggiarsi sul nulla, una dimostrazione di come un abile sceneggiatore possa suscitare emozioni senza avvalersi del supporto di un coerente schema narrativo. Un esperimento, appunto.

E' bene dissolvere le illusioni di molti: Caravan non significherà una svolta o un'evoluzione nella strategia bonelliana. D'ora in poi non vedremo in edicola serie targate Bonelli più versate sul fronte del fumetto d'autore o che si faranno portatrici di innovative soluzioni narrative. Nulla di ciò. Caravan stesso, d'altra parte, muore con un finale aperto e nello stesso tempo serrato e blindato che impedisce di riaprire la narrazione con "speciali" o prosecuzioni di simile genere. Con il numero 12 si estingue definitivamente ciò che di buono e di cattivo la serie ha prodotto.

Uno spudorato esperimento

Dunque cosa può rappresentare Caravan che pure ha offerto, nell'ambito del fumetto bonelliano e del fumetto popolare "da edicola" in genere, delle significative dissonanze?

E' l'autore stesso a rendere manifesta, con parecchia sfrontatezza, l'assenza di finalità di alcun tipo, offrendoci in questo ultimo numero la più inconcludente delle conclusioni. Caravan non è stato altro che un esperimento, nulla di più di uno spudorato esperimento narrativo entro il quale l'autore ha inserito la propria vocazione di aedo senza miti da cantare. Il lettore smaliziato intravede, quindi, riflesso nell'esperimento organizzato dai poteri occulti nei confronti dell'intera popolazione di Nest Point, quello ordito, questa volta, a sue spese. Finale senz'altro coerente con la vocazione neobarocca (o postmoderna che dir si voglia) dell'arte nel tempo della crisi, ove l'artista induce lo spettatore a scrutare e riflettersi nel prodotto artistico piuttosto che lasciare che l'oggetto esprima da sé il proprio significato.

E a dire che in questo numero Medda ha appassionato il lettore con soluzioni assolutamente legati alla tradizione, avventura veloce e incalzante, carattere causale degli eventi, stile in giallo poliziesco, molto azzeccato, misteri che sembrano avviarsi verso la risoluzione rappresentata da un ulteriore colpo di scena finale. E il lettore, appagato e accattivato da quel bel po' po' di sceneggiatura calzante, si sarebbe accontentato di qualunque spiegazione, purché ce ne fosse stata una.

Invece l'autore ti escogita proprio la più insipiente delle conclusioni: "non c'è nessuna spiegazione".

Scusate abbiamo scherzato... · Caravan 12, p. 95 · (c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Cioè quella soluzione che maggiormente irretisce il lettore perché presuppone se non una totale inebetitudine da parte dell'autore, almeno una inettitudine nel far muovere le rotelline della creatività .

Ma Medda avrebbe potuto, senza fatica, trovare almeno una decina di soluzioni più soddisfacenti. Ha optato scientemente per quella più inconcludente e fastidiosa al fine di dimostrare la superfluità della struttura nella narrazione, struttura di cui - a parere dell'autore - l'artista geniale può fare a meno.

Una logica senz'altro coerente con la struttura narrativa dell'intera serie: una sequela di episodi spesso slegati da nessi, all'interno di una cornice narrativa assolutamente (e volutamente) gracile.

L'ultimo numero della serie persegue, sino alle pagine conclusive, una logica che non intende appagare il lettore. L'auto, con a bordo Davide Donati e i vari comprimari, squarcia il cielo dipinto e i protagonisti terminano solitari in uno scenario di cartapesta in cui sono state dissolte tutte le relazioni di credibilità e verosimiglianza. E' un banale colpo ad effetto, una plateale chiusura del sipario sul naso dello spettatore perplesso: "signori l'esperimento è finito, checché ne pensiate e vogliate, e vi lascio a rimirare i personaggi principali. Applausi prego!".

Il mondo di Medda

Per tutta la serie Medda ha giocato con il lettore spingendolo sui suoi percorsi senza preoccuparsi delle esigenze più generali della narrazione. Il risultato è stato una proiezione solipisistica dell'universo interiore dell'autore.

“Medda ha giocato con il lettore spingendolo sui suoi percorsi senza preoccuparsi delle esigenze più generali della narrazione”

Elemento significativo della prepotente intrusione della realtà interiore di Medda nel contesto narrativo è la messa in scena della famiglia Donati, quadretto intimistico della famiglia italiana patriarcale e cattolica la quale appare del tutto fuori luogo nel contesto sociale americano che si vorrebbe riprodurre, in cui, generalmente, la famiglia è dissolta e la figura paterna è distante, inesistente o addirittura ostile.

Anche la rispettabilissima dedica che compare nella pagina conclusiva dell'albo (il ricordo dei genitori dell'autore) induce a far ritenere che la soluzione narrativa di far morire entrambi i coniugi Donati altro non sia che una ulteriore estensione delle vicende personali di Medda.

E' evidente che nel corso del processo creativo l'autore esprime la propria personale sensibilità, insieme ai propri ricordi ed emozioni. L'autore e la sua opera sono una cosa sola. L'arte nasce dalle suggestioni psichiche più profonde piuttosto che dalle logiche razionali del suo creatore. In un prodotto seriale, nell'ambito dell'arte applicata, però la libertà d'azione sarà necessariamente più limitata. Dovrà pur esistere un rigore stretto che riconduca gli impulsi emotivi e creativi entro schemi razionali legati alla struttura narrativa che l'autore stesso ha scelto. Diversamente si corre il rischio di disattendere le aspettative del lettore.

L'arte di Medda

Ci sono storie di Caravan che penetrano nell'animo proprio a causa della contiguità emotiva fra l'autore e la materia della narrazione. Questo fatto è una ricchezza ma anche un limite. Quando i processi narrativi sono forzati il tessuto emozionale diventa invasivo. Il lettore è costretto talvolta ad inseguire l'autore attraverso i suoi personalissimi labirinti esistenziali anziché essere guidato per mano. Può succedere che il lettore non partecipi, non condivida, allora, in vece della partecipazione emotiva, scatta il senso di fastidio, di frustrazione.

L'uso disinvolto del proprio interiore vissuto rappresenta un'arma a doppio taglio. Risulta negativo quando viene avvertito come un'intrusione pretestuosa da parte dell'autore sulla modulazione della storia. Quando, viceversa, è raggiunto l'equilibro narrativo e gli inserti psichici emozionali dell'autore entrano in sintonia con quelli del lettore, allora Medda riesce a incantare.

Una lama che trema · Caravan 12, p. 63 · (c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Il livello tecnico di questo ultimo numero è senz'altro di buon livello. La storia, come peraltro già accennato, è appassionante, la sceneggiatura è limpida, l'azione veloce e avvincente. Come negli altri numeri della serie l'autore si fa leggere con piacere. Sceneggiature impeccabili e soggetti non banali sono, d'altronde, una caratteristica della serie.

L'invadenza di Medda sui contenuti, per quanto possa apparire irritante, non produce la bocciatura di Caravan e l'intera serie si colloca su di un livello qualitativo molto buono.

L'autoreferenzialità dell'autore, il gusto di narrare per sé stesso, anche a scapito del lettore, rimane a suggello della serie che comunque, non fosse altro per la peculiare personalità espressa, non potrà essere dimenticata tanto facilmente.

Il disegno di Olivares

Per la realizzazione della serie si è spesso attinto, dopa la prova sul primo numero di De Angelis, a disegnatori non prettamente bonelliani. Bravi professionisti che avevano dimostrato il proprio valore in altri contesti, forse a disagio con lo stile realistico che l'avventura richiedeva, hanno dimostrato qualche impaccio di troppo nella illustrazione di Caravan. Eccezione positiva, fra gli esordienti in Bonelli, Michele Bonivento, disegnatore del n. 9, con il suo lo stile buio, cimiteriale ma affascinante.

Delude invece il "nathanneveriano" Olivares, disegnatore di questo ultimo numero, che ci offre un tratteggio spesso sporco e insicuro, lontano dalle sue migliori prestazioni. Le proporzioni fra le figure sono il più delle volte approssimative. Compaiono volti sgraziati e definiti con poca cura. Impeccabili invece le raffigurazioni dei mezzi. Sicuramente apprezzabile il dettaglio dei particolari con cui sono definiti gli elicotteri militari, protagonisti dell'ultima parte della storia.

Anche Mammucari, il copertinista che ha contribuito, grazie a una linea chiara estremamente efficace ma lontana dagli stilemi bonelliani, alla definizione di una specificità nella serie, appare un po' sottotono in questa ultima esibizione.

Caravan 1 · copertina di Emiliano Mammucari · (c) 2009 Sergio Bonelli Editore

La copertina riprende quella del primo numero di Caravan. La differenza (che sintetizza in immagine l'episodio) sta nel fatto che in questo numero dodici i nuvoloni compaiono meno incombenti, attraversati da raggi di luce che illuminano un angolo dello sfondo.

La restituzione dell'immagine del primo numero, trasformata nei significati, è interessante, ma si rileva solo a seguito di una disamina più attenta. Di primo acchito non si nota la rielaborazione consapevole ma si avverte solo un certo senso di déjà vu.

Caravan 12 · copertina di Emiliano Mammuccari · (c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Le forme umane che nel primo numero, nell'istantanea dell'attimo in cui erano raffigurate, racchiudevano, realisticamente, movimento compresso, senso di meraviglia, terrore e comunanza di affetti, compaiono qui raggelate e appiattite. L'idea di riflettere gli elicotteri sullo specchietto dell'auto non brilla di originalità e rafforza una sensazione di già visto. L'intera costruzione scenica appare come interlocutoria e non riesce a trasmettere un significato definitivo adeguato al numero conclusivo di una serie.

Caravan 12, "I cancelli dell'Eden", di Michele Medda e Giancarlo Olivares, 98 pp. b/n, Sergio Bonelli Editore, maggio 2010, euro 2,70

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