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Gli ultimi giorni di Stefano Cucchi - "Ma non mi uccise la morte"

pubblicato
29.03.2010
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Copia anastatica dell’originale

Da un articolo di Repubblica.it di Matteo Tonelli:

“Storia di Stefano Cucchi. Entrato in carcere da vivo e uscito cadavere. Una storia che ha scosso l'opinione pubblica, inchiodata dalle pubblicazione delle foto di quel ragazzo, senza più vita, con il corpo pieno di lividi e il volto magrissimo. Esce in libreria Non mi uccise la morte (Castelvecchi, 113 pagine). Storia a fumetti, o graphic novel, come si dice oggi. Nasce dalla penna di Luca Moretti e Toni Bruno. E' storia "che riguarda tutti". La storia "di un abbraccio che è stato negato".

Sono tavole in bianco e nero. E di nero, di oscuro, c'è molto in questa vicenda. Dall'arresto di Stefano al suo arrivo in carcere, alla sua morte in ospedale. Nel mezzo lo stupore, l'incredulità dei genitori e della sorella che, a poco a poco, diventa sgomento. Loro, che sapranno della morte del figlio da una fredda comunicazione burocratica. C'è il calvario di Stefano e quelle celle dove è rinchiuso. Le percosse, i silenzi. Il buio della giustizia. E pagina dopo pagina, tavola dopo tavola, Stefano cambia. Il volto si scava sempre di più, gli occhi si riempiono di dolore. Fino a quelle piaghe sul corpo diventate pubbliche dopo la scelta della famiglia di pubblicare le foto sui giornali. C'è l'angoscia, crescente, della madre, del padre e della sorella, che si scontrano contro l'impossibilità di avere notizie del figlio ormai morente e ricoverato in ospedale. E quando l'autorizzazione per vederlo arriva è troppo tardi. Stefano non c'è più. Si è spento per "sopraggiunta morte naturale". Poteva finire così questa storia. Ma non è finita così.”

(..)

Pierfilippo Dionisio

Non fa scienza, sanza lo ritenere, avere inteso

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