dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione

75 anni fa L'Avventuroso

il fumetto si fa serio

pubblicato
27.11.2009
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  1. L'avventuroso inizio del fumetto in Italia
  2. La rivoluzione di Nerbini
  3. Alex Raymond
  4. Un insolito realismo
  5. L'uomo del mistero
  6. Gli altri personaggi de L'Avventuroso
  7. In giro per la rete (e per biblioteche)

L'avventuroso inizio del fumetto in Italia

Di questi tempi è abitudine consultare con cura annali e calendari per carpire il minimo avvenimento del passato che abbia lasciato una qualche traccia, per celebrarne l'anniversario con sontuosa pompa di convegni, servizi televisivi e anche qualche pubblicazione.

Lascia pertanto stupiti che nessuno si sia accorto che nell'ottobre appena trascorso cadeva il settantacinquesimo anniversario della stampa del primo numero de L'Avventuroso nerbiniano. Magari è un segnale preoccupante, di sicuro è una lacuna cui noi di uBC vogliamo porre una pezza.

Sono passati tre quarti di secolo da quel 14 ottobre del 1934, quando L'Avventuroso usciva nelle edicole italiane, pubblicato da Nerbini. Non fu una sortita in sordina. Il primo numero de L'Avventuroso presentava un formato gigantesco (32 X 43) che sovrastava quello dei periodici del genere allora in edicola, quali lo storico Corriere dei Piccoli, Jumbo o il Topolino dello stesso Nerbini. Ma L'Avventuroso non sovrastò i suoi concorrenti solo per le dimensioni, piuttosto entrò trionfalmente in un campo che gli altri periodici, per bambini o per ragazzi che fossero, non avevano neanche intravisto.

La rivoluzione di Nerbini

In primo luogo il settimanale di Nerbini pubblicò senza indugi i fumetti

Fumetti. In questo pezzo parleremo sempre di "fumetti" anche se questo vocabolo era ancora sconosciuto alla terminologia dell'epoca. Il termine "fumetto" divenne d'uso comune solo nel secondo dopoguerra. Negli anni dell'Avventuroso, per definire i fumetti, venivano utilizzate delle perifrasi come "storie a quadretti" o "tavole a quadretti".

completi dei tanto temuti balloon. Il Corriere dei Piccoli sin dalla sua nascita (1908) li aveva completamente espunti dalle tavole, sostituendoli con versetti rimati a pié della vignetta. Topolino, pubblicando l'omonimo personaggio di Walt Disney, era giunto a una sorta di compromesso. Aveva lasciato sì i fumetti, ma li aveva corredati con le famose strofette, senza le quali pareva che il fumetto in Italia non potesse neppure esistere. Ovviamente queste operazioni avevano svilito il significato delle immagini che divenivano corredo al testo, laddove il fumetto è fusione di testo e di immagine.

In secondo luogo Mario Nerbini, il primo direttore de L'Avventuroso, si preoccupò di fare conoscere all'Italia eroi realistici le cui avventure, per la crudezza, si rivolgevano chiaramente agli adulti.

A dire il vero negli Stati Uniti, il paese da cui venivano i personaggi de L'Avventuroso, il fumetto si era sempre rivolto a un pubblico adulto. Le strip e le tavole venivano pubblicate sui quotidiani, oppure, a colori, sulle pagine dei supplementi domenicali. Fu in Italia, piuttosto, che i fumetti furono ridimensionati e veicolati, con gli opportuni adattamenti, verso un pubblico di bambini.

La testata e le prime tavole · "l'avventuroso", n. 1, 14 ottobre 1934, p. 1 · (c) 1934 Nerbini

Le dime novel erano libretti venduti a 10 centesimi ciascuno, da qui il termine "dime", un decimo di dollaro. Dopo la Prima Guerra Mondiale avranno successo i cosiddetti Pulp Magazine, riviste che pubblicavano le storie avventurose di uno o più personaggi popolari. Il termine deriva dalla qualità della carta, di poco valore, in quanto ricavata dalla polpa "pulp" del tronco degli alberi.

Con L'Avventuroso, "grande settimanale d'Avventure", l'Avventura con la "A" maiuscola, come recitava il sottotitolo della testata, finalmente, sbarcava in Italia.

La rivista accoglieva l'equivalente a fumetti di un genere narrativo popolare avventuroso che traeva le sue origine dal romanzo gotico e dal feuilleton ottocentesco. Questo genere aveva avuto successo negli Stati Uniti, sin dalla fine della guerra di Secessione, ed era pubblicato su fascicoli venduti a poco prezzo, chiamati dime novel. Nerbini aveva contributo ad affermare il successo del genere anche in Italia, mettendo in vendita, a sua volta, libretti economici a pochi centesimi, i quali divennero presto molto popolari. I personaggi più famosi venivano da oltreoceano ed erano Petrosino, Nick Carter, Buffalo Bill. Veniva pubblicato anche Sherlock Holmes di Conan Doyle e riduzioni di opere celebri come Falstaff (da Le allegre comari di Windsor di Shakespeare) e i Masnadieri (da I banditi del Reno di Schiller).

Nerbini pulp · Copertina de "Le nuove imprese di Sherlock Holmes" · (c) 193O Nerbini

L'Avventuroso, pubblicando il fumetto avventuroso americano, interessò un target ancora più vasto, che andava dagli adolescenti sino agli adulti. Era la prima volta, in Italia, che il fumetto usciva fuori dal limite dell'illustrazione per bambini per rivolgersi a un pubblico vasto e maturo. In linea con questo obiettivo mutò anche il sottotitolo della testata, al fine di sottolineare palesemente che L'Avventuroso era il "grande settimanale per tutti" (sottotitolo assunto dal numero 47 del 1 settembre 1935).

Il successo de L'Avventuroso, fu tanto clamoroso da stupire persino l'editore. Si arrivò, sin dai primi numeri, a 500.000 copie vendute. Cifre ragguardevoli anche per i giorni nostri, ma assolutamente fuori dell'ordinario per l'Italia di quei tempi, che aveva percentuali nazionali di analfabetismo superiori al 20%.

Il grande settimanale per tutti · L'Avventuroso, n. 47 del 1 settembre 1935, la testata · (c) 1935 Nerbini

Alex Raymond

Il coraggio di Mario Nerbini consistette anche nel dare fiducia grandissima a un giovane autore che aveva esordito appena all'inizio di quel 1934 sulle pagine del New York American Journal, mietendo in effetti un rapido successo. Quell'autore era Alex Raymond. Sulla prima pagina del primo numero de L'Avventuroso appare, per la prima volta ai lettori italiani, inconsapevoli che il colore potesse assumere, sulla carta stampata, una tale fantasmagoria, Flash Gordon, italianizzato in Gordon Flasce. Le due pagine centrali dell'albo sono occupate da un altro personaggio di Raymond, l'Agente Segreto X-9 (Secret Agent X-9), mentre l'ultima pagina è riservata a Jim, l'uomo della Giungla (Jungle Jim), sempre di Raymond. La terza pagina è occupata da un altro fumetto americano, Radio Patrol di Charles Schmidt su testi di Eddie Sullivan.

Gli otto paginoni del primo numero sono completati dalla prima puntata del romanzo cappa e spada di Emilio Fancelli, Filibustieri del Gran Golfo e da due avventure illustrate in cui i fumetti non compaiono.

Dal deserto alla jungla · L'Avventuroso, n. 1 del 14 ottobre 1934, p. 6 · (c) degli aventi diritto

Si tratta di Dal deserto alla Jungla, riduzione di Paolo Lorenzini dell'omonimo romanzo di Henrik Sienkiewicz (l'autore di Quo Vadis) e de Il cacciatore di serpenti. Le illustrazioni in bianco e nero, riquadrate, vengono corredate, in basso, dal testo scritto. E' evidente l'esigenza di non rompere completamente con la tradizione e di non disorientare del tutto il lettore, mantenendo un filo di continuità con il passato.

Un insolito realismo

I personaggi americani pubblicati, invece, non sono soggetti a compromessi e si presentano con storie particolarmente dure e realistiche.

L'agente segreto X-9 è disegnato da Raymond su sceneggiatura di Dashiell Hammett, il noto giallista rappresentante della corrente hard boiled, cioè di quel genere di giallo che si serve, per coinvolgere il lettore, di elementi quali l'azione veloce, la violenza, il sesso. Il primo episodio pubblicato su L'Avventuroso introduce il lettore al classico mistero dell'omicidio nella camera chiusa, mistero che l'investigatore risolverà più o meno brillantemente nel numero successivo. In ogni caso le avventure che vedranno protagonista l'agente segreto che si fa chiamare Dan, saranno colme di violenze, omicidi e di donne fatali.

L'altro personaggio di Raymond, Jim, l'uomo della Giungla, non è supportato da un robusto soggetto. Le sue avventure sono una sequela di azioni mozzafiato ma poco credibili. Nel primo numero de L'Avventuroso Jim si trova, nel breve spazio di una tavola, a dover uccidere una tigre, salvare il suo "servo", catturare una pantera e affrontare un avversario armato di pistola.

“Raymond attutisce la crudezza degli eventi che investono Flash Gordon trasportandoci in un clima di fantascienza dorata”

Raymond invece attutisce la crudezza degli eventi che investono Flash Gordon trasportandoci in un clima di fantascienza dorata che spesso abbandona per donarci il piacere di assaporare il gusto delle armi, degli amori e dei guerrieri delle fiabe antiche.

In effetti, più che per la durezza delle scene, Gordon crea qualche imbarazzo all'editore italiano per la superfice di pelle nuda di belle eroine, ancelle e guerriere che viene esposta alla vista del lettore. In molti casi la censura sarà spietata, come già spiegato in Le (s)fortune italiche di Flash Gordon.

Per amor del vero bisogna sottolineare che, al di là dei limiti dettati dalla morale dell'epoca, L'Avventuroso, tentò di rispettare l'impostazione originale. Il formato stesso del periodico fu studiato, probabilmente, anche per esaltare le tavole di Raymond che correderanno sempre la copertina de L'Avventuroso e, dal n. 21 dell'8 marzo del 1935, anche la pagina finale. Almeno fino al n. 206 del 18 settembre 1938, quando, per ragioni politico-culturali, il personaggio scomparirà per sempre dalle pagine del settimanale.

La festa dopo il torneo · (c) 1990 by Kitchen Sink Press

A partire dal marzo del 1935, quando Raymond amplierà il formato delle vignette originali, passando da quattro a tre serie di vignette per tavola, L'Avventuroso sarà costretto a pubblicare un numero inferiore di serie di vignette in orizzontale. Per adeguare gli spazi si proverà allora ad alzare l'altezza delle singole vignette aggiungendo elementi inesistenti negli originali. Il risultato, per quanto filologicamente esecrabile, è tuttavia passabile. Comunque L'Avventuroso si preoccuperà di rispettare la struttura originale evitando di rimontare le tavole. Sarà osservato un certo rispetto nei confronti dei colori originali anche se la retinatura tipografica, in molti casi, distruggerà gli effetti originali.

Il contrario di quel che succederà nell'edizione dei Fratelli Spada, trent'anni dopo il primo numero de L'Avventuroso. L'editore, in questo caso, farà a pezzi le tavole originali per adattarle all'infelice formato quadrangolare che sarà utilizzato per gli albi. Anche i colori saranno completamente reinventati e non corrisponderanno né all'edizione nerbiniana, né tanto meno a quella originale americana.

L'uomo del mistero

Dunque i personaggi che presenta L'Avventuroso, in quell'ottobre del '34, non hanno nulla a che vedere con i primi comics, grotteschi ma simpatici, che avevano conosciuto, sino a quel momento, i lettori italiani. A partire dagli anni Venti, negli Stati Uniti, madrepatria del fumetto, alcuni autori avevano abbandonato il segno dei caratteri comici (i comics, appunto) provando il tratteggio di figure con segno realistico.

L'Avventuroso asseconderà questo tipo di proposte e avrà, come abbiamo visto, un clamoroso successo. Visto l'entusiasmo ottenuto la Nerbini insisterà, con L'Avventuroso, nella pubblicazione di personaggi del fumetto americano di connotazione avventurosa, propriamente adatti a un pubblico adulto, lasciando, come riferimento per il pubblico infantile, l'altro periodico illustrato, Topolino.

Compare Mandrake · "l'avventuroso", n. 15, 20 gennaio 1935, p. 6 · (c) 1935 Nerbini

Nel n. 15 del 20 gennaio 1935, viene pubblicato Mandrake. Presentato come Mandrake, l'uomo del mistero, il personaggio, inventato da Lee Falk e disegnato da Phil Davis, ha poco a che vedere con il brillante illusionista nelle cui vesti lo ridimensionerà, alla fine degli anni Trenta, il suo stesso autore. Ai suoi esordi Mandrake è un mago che fa paura, un vero e proprio personaggio dell'orrore, e anche il suo "servo" Lothar, gigantesco "negro" dalle orbite enormi, incute disagio e paura. Seppure Mandrake percorra la strada del bene, le sue gesta provocano nel lettore sgomento e inquietudine.

L'evocazione · L'Avventuroso, n. 27 del 14 aprile 1935, p. 6 · (c) 1935 Nerbini

Per combattere le perfide stregonerie della sua eterna nemesi, Il Cobra, Mandrake non esita a servirsi della magia nera. Lo fa, nelle storie pubblicate nei numeri 27 e 28 de L'Avventuroso (aprile 1935), per richiamare dalla morte, dopo settemila anni, Kari, sacerdote dell'Antico Egitto e sconfiggere così la terribile "morte volante" (che altro non è che una delle dieci piaghe di biblica memoria, quella delle cavallette). Sempre lottando contro la sua nemesi, Mandrake e i suoi alleati si scontrano con inquietanti personaggi che non posseggono il volto, i "senza faccia", una specie di zombie, che non vedono, sentono o parlano e agiscono solo per volontà del Cobra. Nel corso della lotta con il terribile nemico, Mandrake e i suoi finiranno nella segreta dove vive un grande leone nero. Qui le pareti e il pavimento sono letteralmente cosparsi di scheletri e resti umani.

In questo caso, però, la scena originale sarà considerata troppo raccapricciante e verrà purgata con accuratezza nell'edizione nerbiniana.

Gli altri personaggi de L'Avventuroso

Con il passare del tempo gli italiani conosceranno anche altri personaggi che stavano contribuendo a creare la storia del fumetto americano e mondiale, come Terry e i pirati di Milton Caniff, L'Uomo Mascherato (The Phantom) di Lee Falk), Brick Bradford di William Ritt (testi) e Clarence Grey (disegni), italianizzato in Marco Spada, Bob Star (Red Barry) di Will Gould.

Nel frattempo faranno capolino anche gli autori nostrani. Nel numero 34 del 2 giugno 1935 comparirà la prima storia compiutamente a fumetti di autori italiani. Si tratta de Il richiamo della giungla, con soggetto di Emilio Fancelli e disegni di Giorgio Scudellari.

Saranno numerosi gli autori italiani che proveranno ad emulare i fumetti di oltreoceano. In particolare dopo il 1938, quando il fumetto americano sarà progressivamente sfrattato dalle pagine dell'Avventuroso, in quanto considerato in contrasto con gli ideali che il regime fascista andava propalando. La scomparsa più clamorosa fu proprio quella dell'eroe che aveva fatto esplodere di colori le pagine dell'Avventuroso ed era diventato un po' il simbolo del successo della rivista in Italia: il biondo Flash Gordon comparì per l'ultima volta nel n. 206 del 18 settembre 1938.

La domanda accoratamente posta nell'ultima vignetta della tavola: "Sarà veramente morto Gordon?", rimarrà senza risposta per un intera generazione di lettori. Il posto di Gordon, sulla prima pagina de L'Avventuroso, sarà preso dall'italianissima avventura disegnata da Giove Toppi, I tre di Macallè , la quale ricostruiva, in chiave nazionalistica, i fatti della guerra d'Etiopia del 1896.

Gli altri personaggi d'oltreoceano scompariranno per ricomparire, un po' di tempo dopo, sotto altra veste, o altro nome, molto spesso manipolati dagli autori nostrani.

In giro per la rete (e per biblioteche)

Chi fosse interessato al patrimonio fumettistico nerbiniano può consultare il catalogo on line della Biblioteca Marucelliana di Firenze.

In merito alle censure a Mandrake su L'Avventuroso si trova on-line un interessante articolo di Leonardo Gori.

Ma questa è un'altra storia. Non meno interessante, però, di questa che abbiamo appena ripercorso sui primi numeri de L'Avventuroso e sui primi personaggi che albergarono fra quelle pagine. Personaggi e avventure che trasferirono l'italiano medio, per il lasso di una lettura breve ma intensa, in un mondo esotico o fantastico e comunque straordinario che non era mai stato percepito con tale vividezza, neppure attraverso le immagini, ancora opache, di quell'altro grande mezzo di comunicazione che emozionava le folle dei primi decenni del Novecento: il cinematografo.

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Antonio Tripoditutti i suoi articoli