dall’archivio di uBC · 1996–2016News dal blog

La disfida di Gea

pubblicato
23.01.2008
lettura
2 minuti
Copia anastatica dell’originale

Luca Enoch ci scrive a commento del nostro "speciale" dedicato a Gea:

“Il finale che molti hanno giudicato frettoloso (una battaglia campale annunciata che si risolve in un nulla di fatto) l'ho avuta in mente per anni, da quando un episodio del Piccolo Budda di Bertolucci mi aveva molto colpito.

In quell'episodio, il giovane Budda è seduto in meditazione sotto un albero mentre schiere infinite di nemici lo stanno attorniando.

Lui è solo, seminudo e inerme.

I suoi nemici sono corazzati e pesantemente armati, una forza apparentemente irresisitibile.

E probabilmente irresisitibili lo sarebbero davvero in caso di uno scontro frontale.

Il Budda è completamente circondato, nessuna possibilità di fuga, i nemici caricano i loro archi e fanno partire una pioggia di frecce che oscura il sole come una nuvola nera.

Il Budda non si muove nemmeno e le frecce, mente gli piombano addosso, si trasformano in petali di fiori e lui si riprende dalla meditazione, osservando la pioggia profumata intorno a lui con un misto di felicità e meraviglia.

L'ho sempre trovato un finale perfetto per Gea.

La guerra poteva finire solo con un atto non violento, un atto anzi , assolutamente antitetico alla logica della guerra, un atto di creazione, visto che la nostra eroina manda in estro e poi in gemmazione i suoi terribili nemici. E insieme è un atto di accettazione, una sorta di benvenuto: "Questa terra è anche vostra".

Non potevo pensare ad altro modo per far terminare un conflitto nato per il possesso di un "suolo sacro".”

Luca Enoch dunque lascia Gea per un nuovo personaggio di cui si può dire solo questo:

  1. di sicuro non si chiamerà Lei;
  2. potrebbe avere (ma è improbabile) il nome di una sfortunata figura femminile molto vicina a un mitico personaggio Bonelli;
  3. questo nome è anche il nome di un... no, no questo è troppo.
AT
Antonio Tripoditutti i suoi articoli