Se si chiede a qualche nerd del campo chi siano i migliori autori di fumetti, non si esce dal Sacro Recinto di Alan Moore, Neil Gaiman, Frank Miller; o, se il nerd pendola altrimenti, potrà trattarsi di Inoue, Adachi, e magari Takahashi. Non che i citati non siano (o non possano essere) effettivamente tra i migliori, solo che sono ben lungi dall'esaurirne il novero, e soprattutto rappresentano - nella loro ripetizione ossessiva - la limitatezza dell'orizzonte fanatico.
Neppure pretendo di sradicare il nerd dalla contemplazione dell'orizzonte dell'Angloamerica o dell'Impero del Sol Levante, comprendo lo shock culturale all'idea che un lussemburghese o - addirittura - un italiano possa scrivere del grande fumetto, perfino senza fare della fighezza "vertigista".
Quindi limitiamoci alla terra americana, in questo caso, e a un autore citato - quando è citato - con grande rispetto, ma che appare un po' trascurato. O quanto meno non inscritto nel Rituale del Mantra, non appartenente ai Nomi Sacri. Gilbert Hernandez.
Con suo fratello Jaime, Beto Hernandez – Love&Rockets, “ quel respiro profondo e vasto, e al tempo stesso minuto e dettagliato che i due fratelli hanno intessuto in anni e anni di racconti, nei quali hanno trasposto con mirabile semplicit” di immagini e narrazione e raffinatezza estrema di linguaggi e psicologie, un ventaglio di vite umane colte nel loro svolgersi. Love&Rockets è un cuore pulsante - un doppio cuore pulsante, la continuity di Beto e quella di Jaime - che ha battuto per anni e anni, uno sull'altro stratificando, di diastole in diastole di sistole in sistole, gli accadimenti pubblici come interiori della costellazione dei personaggi nati da Beto e Jaime.
"Pigrizia" “ un Beto diverso, dal respiro diverso. Il respiro del racconto, conchiuso nella sua brevit” e nell'esattezza del dettaglio che non divaga.
Questo stratificarsi dei dettagli, a volte delle minuzie, questo aprirsi improvviso di finestre sulle vite, sulle poche felicità e le molte amarezze, questa potenza della vita colta in ogni suo momento, tutto ciò costruisce un'architettura complessiva risultante, un grande romanzo che unifica i dettagli in un flusso ora costante ora spezzato di vita ritratta nel suo accadere: questo stratificarsi costruisce il rigoroso disegno sociale e umano che Beto e Jaime traggono dai loro singoli esseri umani e dal loro caos anarchico. Doppio romanzo e doppio disegno, ribadisco: le due continuity corrono parallele nello spirito da cui sono scaturite, ma restano distinte.
"Pigrizia", pubblicato dalla PlanetaDeAgostini, “ un Beto diverso, dal respiro diverso. Il respiro del racconto, conchiuso nella sua brevit” e nell'esattezza del dettaglio che non divaga.
Un racconto diverso dove la realtà trascolora nel surreale corteggiando dimensioni che appartengono forse più alla metafora e al sogno. Un racconto sospeso tra questa sua contiguità con l'onirismo e il realismo delle descrizioni più immediate. Un racconto segnato dalla sua doppiezza: dal suo essere narrato due volte, la seconda rimescolando i personaggi e gli avvenimenti, assegnando ruoli diversi agli stessi protagonisti, fino a una conclusione che lascia aperto lo spiraglio dell'ambiguità: doppia fantasia di una sola mente o soluzione univoca di due "what if"?
Dettagli, a ben vedere.
Il ritratto che Beto fa dei protagonisti, adolescenti più o meno benestanti di una innominata e qualsiasi cittadina-sobborgo ha infatti il sapore di quella naturalezza analitica che nasce dall'osservazione (e all'osservazione del lettore si dà senza schermi, offrendogli il quadro d'insieme con il particolare); “ come una dissezione che metta a nudo l'intimit” psicologica in uno con gli avvenimenti della vita. Su questa base, o meglio compenetrata con essa, la diversione magica. Il coma che da negazione della vita, astrazione da essa, si muta in metafora di vita altra e diversa, per sconfinare - forse? - nella costruzione di una realtà altra; sicuramente nella metafora del potere della fantasia di costruire la propria realtà.
Miguel, Lita, Romeo - e con loro i pochi altri personaggi - si fissano nella mente nelle diversità e nelle coincidenze che si rintracciano tra i due segmenti narrativi che compongono "Pigrizia": per le diversità e per le coincidenze. La realtà così materiale, perfino banale e inesorabile che Beto mostra nei gesti, nei gusti e nei pensieri dei suoi ragazzi si fa labile e sfumata nella rappresentazione delle possibilità che si aprono a ogni essere umano in conseguenza di avvenimenti, incontri, fantasie; e in quelle aspirazioni che paiono attraversare tutte le possibilità per formare un'identità che va oltre la realtà contingente che ci rende ciò che siamo "qui e ora".
Pigrizia, di Gilbert Hernandez - PlanetaDeAgostini, 128 pp. in fumetteria - 11,95 euro




