India
Il distributore indiano di Marvel e DC si chiama Gotham Comics, marchio cofondato nel 1997 da Sharad Devarajan e Suresh Seetharaman. Accanto alle traduzioni, ci sono stati esperimenti esotici come Spider-Man: India, dove Peter Parker era sostituito da un piccolo indù. La storia, firmata da Kang, Seetharaman e Dewarajan, è uscita in India nel 2004, in Italia nel 2005 per Panini.
Vi si immagina un mondo parallelo dove Peter Parker non sia nato a New York ma a Mumbay City, si chiami Pavitr Prabhakar, riceva i suoi poteri dal fato e sia costretto a lottare contro i demoni rakshasa.
Quest’operazione però non ha avuto granché successo al di là dei confini indiani, e dopotutto lo scopo di Gotham resta essenzialmente importare in India prodotti americani.
Tutt’altro discorso vale per Virgin Comics, fondata nel 2005 dal Virgin Group di Sir Richard Branson, dal “gourou di Hollywood” Deepak Chopra e dal regista Shekhar Kapur, che hanno passato un accordo di collaborazione col gruppo Gotham.
Chopra è nato nel 1946 a New Delhi, in India, è medico ed autore di testi di divulgazione medica sulla medicina alternativa fortemente influenzata dall’Ayurveda. Molto reputato (e criticato) negli USA, la sua prima collaborazione con Kapur risale al 2004, quando gli fu richiesta una consultazione sulla sceneggiatura del film sulla vita di Buddha. Kapur, nato nel 1945 in India Britannica (in una regione poi annessa al Pakistan), è stato candidato 8 volte al premio Oscar per la regia. Nel 2005 ha aperto con Chopra un blog per favorire la discussione sugli aspetti originali dell’Asia del Sud. Di Sir Branson basti dire che è miliardario...
Il sito di Virgin Comics annuncia modestamente che la missione dell’editore è raggruppare i migliori talenti di tutto il mondo per creare le mitologie di domani.
Nel menu: Snakewoman, per i disegni di Michael Gaydos, lo stesso signore che disegnò Alias per Bendis (Marvel); Ramayan Reborn, copertina di Alex Ross... insomma quanto meno un grosso investimento, dati i salari che possiamo immaginare dati a questi artisti. Se i grafismi vogliono decisamente adeguarsi ai gusti americani, per una possibilità di esportazione universale, almeno i temi cercano di essere il più possibile asianeggianti. Devi è una donna-avatar concepita dagli dei per contrastare il dio ribelle Bala, la donna-serpente si ispira al mito dei N’ga, benché la storia si svolga a Los Angeles, il sadhu è un mistico.
Il neo è dato dalla storia di John Woo e Garth Ennis (si, si, proprio il regista e lo sceneggiatore di Punisher, vi dico di si!) che pare ispirata alla mitologia cinese.
Il marchio Virgin Comics sarà distribuito in America Latina e in Europa “ed è poi quello che ci interessa- da Panini.
A San Diego 2006 l’editore si è reso protagonista di una dichiarazione dal grande effetto pubblicitario: l’attore Nicolas Cage, già protagonista dell’imminente pellicola su Gosth Rider, motociclista infernale Marvel, creerà un suo proprio personaggio. La serie porta il titolo provvisorio di Enigma. Sarà stato geloso della bella Rosario Dawson, che dopo aver scritto per Image il fumetto Occult Crime Taskforce, la cui protagonista ha -guardacaso- le sue fattezze, ha deciso di produrre un film tratto dalla serie, la cui protagonista principale sarà... lei stessa, ovvio!
Anche Guy Ritchie e Terry Gilliam dovrebbero raggiungere l’’quipe Virgin Comics; quest’ultimo dovrebbe mettere la mano a più serie, fra cui la The Defective Detective cui si dice lavori anche Dave McKean, allo scopo di rendere certe storie appetibili per un eventuale adattamento cinematografico. Viene però da chiedersi se ci fosse davvero bisogno di fondare una società a Bangalore per assumere tutte queste persone...
Per fortuna rivedremo su una serie ’Sadhu- anche un disegnatore indiano, Kang, lo stesso di Spider-Man: India.
Egitto
Nel febbraio 2004 esce timidamente in edicola in Egitto, in 400 esemplari, il primo numero di AK Comics - Middle East Heroes, che racconta le avventure di 4 super-eroi: Aya, principessa della notte, Rakan, guerriero solitario, Zein, l'ultimo faraone e Jalila, protettrice della Città di Tutte le Religioni (ogni riferimento a Gerusalemme é puramente voluto).
Un anno dopo, la rivista creata da Ayman Kandeel vende più di una decina di migliaia di copie al mese, ed é distribuita in tutto il Paese, in inglese e in arabo, si prepara a conquistare Libia e Giordania e ha recentemente fatto capolino in Arabia Saudita, Kuwait e Emirati Arabi, anche se in questi ultimi Paesi le curve sexy di Aya e Jalila, mal viste dal fondamentalismo, hanno decretato la loro scomparsa dalla squadra.
A dire il vero anche il segretario della Conferenza Islamica in Egitto era intervenuto per stemperare alcuni elementi del fumetto, ma si era visto opporre un netto rifiuto dagli autori. Laurent Melikian, su Echo des Savanes, fa rimarcare allo sceneggiatore Marwan El-Nashar che anche i poteri divini di Zein non devono andare giù a molti, data l'unicità del dio degli integralisti, ma costui ribatte "Siamo in Egitto, basta aprire uno dei nostri libri di storia per ritrovare questi dei".
Il trentacinquenne economista Ayman Kandeel ha fondato 2 anni fa la casa editrice AK Comics con lo scopo di dare ai giovani del Medio Oriente, stanchi dei valori di Superman e compagnia, dei modelli basati sulla cultura e le aspirazioni locali. Sembra oggi aver vinto la scommessa, assieme allo sceneggiatore Marwan El-Nashar. Il successo é tale che la casa editrice ha fatto ricorso anche ad un team di disegnatori esterni, più precisamente brasiliani (lo studio PopArt Comics di Porto Alegre), in particolare a Rafael Albuquerque. Gettate un occhio al sito e noterete che, sebbene Rakan sia ispirato ad un guerriero che si batté contro le orde mongoliche, Zein sia l’ultimo dei faraoni, e tutti gli altri riferimenti culturali mediorientali, non vi troverete poi cosi spaesati.
Graficamente, questi fumetti si fondono con le pubblicazioni americane e non é escluso che vengano esportati in paesi anglofoni. Attraverso il catalogo Diamond, possono già essere ordinati in Canada, USA e Inghilterra, dove nell’estate 2006 gli uffici londinesi di AK hanno lanciato un concorso per inventare un nuovo gruppo di eroi.
Kuwait
Jalila e compagni non sono i soli supereroi del Medio Oriente. In Kuwait la casa editrice Teshkeel, di Naif al-Mutawa, pubblica già i fumetti Marvel in arabo, e ha dato origine ai propri supereroi, i 99.
Contrariamente agli omologhi di Gotham in India, Teshkeel non ha il permesso di sviluppare versioni locali di Spider-Man o degli X-Men, poichè una clausola del contratto con Marvel lo vieta categoricamente. Non é difficile intuire che la vicinanza geografica del Kuwait a determinati Paesi nei quali gli USA hanno interessi militari imponga prudenza assoluta per evitare anche il minimo conflitto culturale. Al-Mutawa ha cosi lanciato il proprio team di eroi, i 99. L'identità musulmana di questi ultimi é molto più marcata di quelli di AK Comics, già dal nome: i 99 nomi di Allah o gli altrettanti attributi dell'Islam. Questi 99 attributi nel fumetto si trovano dispersi (contrariamente alla loro origine comune in una gemma della biblioteca di Bagdad), costituendo altrettanti super-eroi, di tutte le razze e nazionalità, dal dottor Razem, funzionario dell'Unesco, a Batina col burka.
Nell'équipe che supporta il progetto c'é nientemeno che Fabian Nicieza, noto autore argentino di comics. Il magazine ComicBox fa rimarcare a questo proposito che il cerchio si chiude: lo stesso Nicieza, in un episodio dei Thunderbolts di qualche anno fa, fece morire Arabian Knight, insoddisfatto del grosso cliché dell’arabo con turbante e spada che questi rappresentava, e desideroso di creare un personaggio meno caricaturale e più rappresentativo del suo popolo... beh, voilà!
L'iniziativa comunque si muove su un terreno scivoloso, tanto che al-Mutawa si é affrettato a specificare che almeno una trentina di qualità di Allah non saranno rappresentate, a scanso di possibili accuse di eresia, senza aggiungere il fatto che il Corano vieta ogni rappresentazione della divinità.
Il direttore di Teshkeel insiste sulla multietnicità dei protagonisti per difendere il suo progetto in quanto "antidoto all'odio religioso", pur garantendo ai giovani musulmani che in queste pagine non saranno spaesati, ritroveranno i loro valori.
La Teshkeel ha ottenuto all'inizio di ottobre un finanziamento di 25 milioni di dollari da parte di un gruppo musulmano che gestisce una banca di investimenti nel Bahreïn, al fine di lanciare una versione televisiva della sua serie. Al-Mutawa ha commentato che l'idea di servirsi della religione per creare archetipi é stata ampiamente sfruttata dai cristiani, e non deve stupire che ora vi parvengano anche i musulmani.
Israele
Per concludere la panoramica sui supereroi del Medio Oriente, non possiamo non citare il Golem di Uri Fink, fumettista vera e propria star in Israele. Da tre anni l'autore anima in rete quotidianamente le avventure ricche in humour del Golem, risultante da avanzate nanotecnologie, spesso spalleggiato da una supereroina che ovviamente si chiama Lilith.
Fink, che ha presentato ad Angoulême 2006 il suo ultimo lavoro "Histoires d'une région enragée", sulla Palestina, non é nuovo al connubio religione-eroe in calzamaglia. Nel 1978, poco più che quindicenne, creo' infatti Sabraman, supereroe che lotta persino contro il dottor Mengele (anche se il bambino invisibile Dani Din dell'autore Shraga Gafni si era spinto fino a combattere gli arabi e Saddam Hussein!).
Una decina d'anni dopo un suo compatriota, Michael Netzer, crea per la Israel Comics Uri On, che significa "luce e potere", super soldato decisamente troppo reazionario, che col simbolo della Menorah lotta contro gli extraterrestri ma non tarda ad attirarsi gli strali della critica.



