in questa pagina · 3 sezioni
Ricorderà questa storia.
Per il personaggio che l'ha attraversata vestendo i neri abiti
del cattivo. No, non faccio riferimento a Lee Ramsey: questi è soltanto fumo negli
occhi, specchietto per le allodole: un onesto malvivente da tre soldi, un cane randagio
condannato da uno sceneggiatore crudele a fingersi lupo, ad abbaiare forte. Fa tenerezza:
perché si impegna, minaccia, fa la voce grossa, s'ingegna, morde per quel che può, ma alla
fine le stremate corde vocali vanno fuori giri e terminano di vibrare nell'istante in cui la
sua testa si schianta sul fondo di un precipizio non visto nel disperato tentativo di
sfuggire al cattivo della storia.
No, non è uno degli uomini di Ramsey: non sono
malvagi, “ stato il crudele sceneggiatore a dipingerli cos”: in realtà sono cuccioli
della stessa razza del capobranco, gente incapace di colpire - ripeto: colpire, non uccidere
- in un agguato un ranger a cavallo poco distante e lontanissimo dal prevedere che la
congrega di razziatori cui sta dando la caccia potrebbe aver lasciato delle sentinelle a
controllare la pista che conduce al centro abitato che intende depredare; gente capace di
farsi ammazzare dopo pochi secondi e in pochi secondi da quel ranger.
Un giorno, riprendendo tra le mani l'albo che narra del villaggio assediato, nelle pagine in
cui sono illustrate le suddette scene ritroverà impigliati tra le vignette i miseri resti di
quella che fu la speranza di poter leggere un'avventura degna di tal nome.
Oltre l'apparenza
Un passo avanti, signori: oltre l'apparenza, al di là del velo di polvere d'attori che cela
la reale essenza di tristi commedianti: nel luogo in cui il cattivo della storia mostra il
suo volto e declina quelle che quasi tutti credono le sue generalità: Tex Willer.
“Un passo avanti, signori: oltre l'apparenza, al di là del velo di polvere d'attori che cela la reale essenza di tristi commedianti: nel luogo in cui il cattivo della storia mostra il suo volto e declina quelle che quasi tutti credono le sue generalità: Tex Willer.”
"Ricordate?": così il papà di Tex iniziava a raccontare i ritorni di Mefisto,
il Simulacro Nero, di Yama e del loro universo fantastico, sfavillante di tenebra e
magia, insuperato. Già, ricordare. Io il vero Tex lo ricordo, lo ricordo bene. Ed è per
questo motivo che scrivendo del ranger della storia in esame utilizzerò quelli che sono i
suoi autentici nome e cognome: Tordo della Notte, personaggio costruito da Claudio
Nizzi che in comune con quello creato da Bonelli Gianluigi, classe 1908, ha
soltanto i colori dell'abbigliamento.
Tordo della Notte
Tordo della Notte, l'uomo delle scorciatoie: quelle insegnategli dal suo costruttore,
puntuale nell'agevolare il proprio protetto, nel rivelargli quanto sia biforcuta la
lingua di Liza, complice dei razziatori nel villaggio di Greystone: un sensuale
quanto unico asso che se ben giocato avrebbe potuto evitare alle maglie del tessuto
narrativo il consueto prematuro infeltrimento.
Terrorizzato dall'idea che qualche altra
carta potesse trasformare in un superG la sua discesa libera verso la parola "Fine", Tordo
della Notte ha dimostrato di aver brillantemente recepito i precetti paterni: così, eccolo
percorrere la via più breve per tagliare il traguardo: eccolo rendere la main street un
campo minato, eccolo salire su un tetto e attendere l'arrivo dei tremendi nemici, eccolo
mirare, fare fuoco e usare i seppelliti candelotti di dinamite come orribili mine antiuomo.
Alle cui mani insanguinate il copione prevedeva si sottraesse Lee Ramsey: affinché Tordo
della Notte potesse conseguire la lode: così, eccolo inseguire il cane costretto a fingersi
lupo, eccolo decidere d'essere stanco di farlo, eccolo mirare, fare fuoco e azzopparlo
uccidendogli senza pietà il cavallo...
Pane e denti
Un giorno, riprendendo tra le mani gli albi che narrano del villaggio assediato, rivedrà con
estremo piacere il notevole lavoro di Mario Milano, disegnatore foggiano che ha
confermato nella sua prima prova texiana quanto di valido fatto vedere sulle pagine di
Magico Vento.
La chiarezza espositiva, l'eleganza del segno, il ricco arredamento
di ogni porzione della tavola, l'ottima rappresentazione degli splendidi scenari del
Colorado e l'efficace caratterizzazione psicofisica di tutti i personaggi si
impongono con forza nonostante l'ingombrante ostacolo di una sceneggiatura arida, senza
macchia d'originalità, tenuta insieme dall'ossidato mastice del mestiere.
Testi e disegni: pane e denti. Mi auguro che presto chi di dovere prenda
coscienza del fatto che - mentre i secondi ci sono, numerosi e sani - è il primo a mancare.
Quasi ogni mese.
Tex n.552-553 - Il villaggio assediato Ottobre/Novembre 2006 - Sergio Bonelli Editore - 16 x 21 cm, brossurato, b/n, 220 pagine - 2,50 – - mensile





