dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Manga

Il manga internazionale dei francesi

la rivista Shogun raggruppa mangaka di tutto il mondo, anche italiani

pubblicato
03.11.2006
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6 minuti
Copia anastatica dell’originale

Qual è l’origine di circa 35% delle vendite di fumetti in Francia? Il manga. Su che produzioni si gettano a pesce da qualche anno gli editori francesi, creando label su label? Giappone, Cina, Corea. Sulle pagine di uBC abbiamo più volte ricordato che il 2005 è stato definito dall’ACBD (associazione di critici del fumetto) “l’anno della mangalizzazioneè.

Alcuni editori francesi hanno cominciato a muovere i primi passi nella direzione di una produzione nostrana in stile manga, passando dagli stili fortemente ibridati alla forma giapponese vera e propria, per senso di lettura, tratto, contenuto e ritmo narrativo. Il precursore è stato Pierre Valls di Pika, che ha pubblicato Dys e Dream Land, seguito da Delcourt presso cui è uscito il Pink Diary di Jenny.

Adesso ci si mettono Les Humano’des Associés, e giocano forte! L’operazione è condotta dall’editor Guillaume Dorison (per inciso, il fratello del celebre sceneggiatore Xavier), ex redattore capo delle riviste Arkadia, Babylon e Game Fan, co-creatore della Console League e della federazione francese dei Jeux de Combat. Dorison ha creato una collezione manga che consiste in primis nella pubblicazione di una rivista che offre a disegnatori di tutto il mondo, dalla Francia all’America, la possibilità di esprimere la loro passione per il manga. Non mancano nella lista alcuni nomi italiani, Riccardo Crosa e Andrea Rossetto.

Una tavola di Riccardo Crosa · (c) Les Humano’des Associés 2006

Il primo numero di Shogun è uscito a fine settembre, conta 308 pagine di prepubblicazione affiancata da editoriali, costa 4,90 euro ed è disponibile a 50.000 copie in libreria e in edicola tutti i mesi. A partire da Angoulème 2007 le storie ivi presentate saranno disponibili in libri rilegati, ovviamente formato pocket, versione director’s cut visto che invece delle 160 pagine totalizzate sul magazine se ne ritroveranno 192.

Il ricordo di un’operazione del genere in precedenza fa venire in mente solo Pika, con la rivista Shonen presente solo in libreria, esclusivamente di prepubblicazione di storie giapponesi poi edite dalla casa editrice, chiusa nel dicembre 2005 per... mancanza di vendite. Dorison non si scompone e rilancia alla grande, spalleggiato da una casa editrice che finora non si era lanciata nel businness del manga, ma non vuole negarsene una fetta... tutta a modo suo, senza dover dipendere dalle bizze degli editori giapponesi, dai loro prezzi, dalle loro offerte di titoli in blocco. La scommessa degli Humano’des è quella di dare ai lettori delle storie in salsa manga, sfruttando intelligentemente i codici del genere, ma lasciando raccontare e disegnare autori non giapponesi. Un passo ambizioso, perché incorre nel rischio di far storcere il naso ai puristi, della serie “se non è fatto in Giappone non “ un manga... e allora non lo leggo”. Ma l’editor è fiducioso e si prepara a lanciare anche una versione femminile del magazine, Ladies Comix, destinato ad un pubblico dai 20 ai 30. Appuntamento sul sito www.shoguncity.com, e tra qualche riga con l’intervista di Guillaume Dorison.

Intervista a Guillame Dorison

Manga fatto da europei: é la fine del fumetto franco-belga, un sacrificio alla moda o ancora la sua necessaria evoluzione per non morire?

Sicuramente non sarà la fine del fumetto europeo, nessun manga potrà cancellare le vendite di Asterix o Titeuf, in Francia più di una serie tocca i 100.000 esemplari e anche se il manga supera il 30% della fetta di mercato, questo non vuol dire che ne costituisce il 100%! Invece cio’ che é certo é che il fumetto europeo ha perso molto, e non raccoglie più le grazie di un grosso settore di lettori, diciamo i 16-25 anni; se si eccettuano i giovani fan di Titeuf e un titolo come Lanfeust, gli adolescenti non leggono ormai altro che manga. Per queste ragioni credo: il prezzo é inferiore, il formato più pratico, la periodicità di pubblicazione più serrata, e soprattutto le storie raccontate si indirizzano e toccano questo tipo di lettori.

Illustrazione tratta da "Holy Wars" · (c) Les Humanoïdes Associés 2006

Shogun si indirizzerà a questo lettorato adolescente, per approfittare di un solco libero?

Non si tratta di una semplice operazione di marketing per cui ci lanceremo su qualcosa che funziona. In Francia c’é tutta una generazione di autori cresciuti a cartoni animati e fumetti giapponesi, che avevano voglia di fare questo tipo di fumetto ma finora si sono visti rifiutare la pubblicazione, non c’era spazio per cio’ che volevano fare, o era 46 pagine cartonato colore o niente. Ora, non c’é scritto da nessuna parte che se si é un buon autore non si ha il diritto di fare storie lunghissime in piccolo formato in bianco e nero, solo perché non si é giapponesi. Non ha senso.

Per quanto riguarda l’età del nostro target, non miriamo ai 12-14 ma un po’ più su, anche se certe storie saranno leggibili anche da loro. Le prime saranno decisamente noir e dure, malgrado la classificazione shonen ci attendiamo ad un pubblico piuttosto adulto.

Svincolarsi dalle pretese dei giapponesi é economicamente più conveniente per la casa editrice?

All’inizio no. Costa molto più caro produrre un fumetto che pagare una licenza, prende più tempo e comporta più rischi. Come ho detto prima, non é un colpo marketing perché creiamo un nuovo genere, paghiamo gli autori, dobbiamo assicurare un seguito editoriale, e tutto cio’ costa soldi e fatica. Ma per me il lavoro di un editore non puo’ limitarsi a prendere un libro e tradurlo, ho voglia di creare assieme ad artisti che hanno voglia di creare.

Parli di giovani esordienti che cercano vie per esprimersi, ma ritroviamo nomi prestigiosi come Stéphane Betbeder e Alex Nicolavitch (proprio sulle storie disegnate da Crosa e Rossetto)...

Accanto a valide nuove firme in effetti ci saranno autori più adulti, già noti per serie diciamo classiche (come Robert Paquet che fa Michel Vaillant), che sperimentano un nuovo formato e un nuovo modo di raccontare per concedersi un piccolo piacere. Lo trovo un indizio molto positivo, fino a qualche tempo fa gli autori di franco-belga a colori erano impermeabili al manga.

Oggi ci contattano per fare manga autori cinesi, spagnoli, belgi, inglesi, italiani appunto... il 60% sono non francesi, ma siccome sono molto buoni non puo’ farmi che piacere.

Una tavola tratta da "Lost Scion" · (c) Les Humanoïdes Associés 2006

Uno dei titoli-faro della collezione Shogun sarà Sanctuary, un successo di Xavier Dorison e Christophe Bec. Gli avete fatto gli occhi a mandorla, tolto in colore e l’avete riservito?

Assolutamente no, si tratta di una versione completamente riscritta. Stéphane Betbeder adatta la trama, ma cambia punto di vista, introduce nuove scene, inventa nuovi eroi, direi piuttosto che si tratta di una reinterpretazione.

Farà paura ai giapponesi questa voglia di indipendenza?

Assolutamente no, siamo ben lontani dall’abbandonare l’acquisto di licenze su quel mercato, e non credo che – date le cifre di vendita dei manga in Francia – i giapponesi vedano gli editori europei come una minaccia.

Dati i ritmi di uscita della rivista, assisteremo allo sviluppo di studi di mangaka privati di sonno e circondati da mille assistenti schiavizzati?

Per il momento gli autori tengono serenamente i tempi... chissà, magari fra un anno saranno stanchi, ma per adesso tutto bene. Siamo a ritmi serrati, é vero, ma si tratta di 30 pagine al mese, laddove i giapponesi ne fanno il triplo, non c’é ancora da preoccuparsi.

CP
Camilla Patrunotutti i suoi articoli