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Giuliano Nero è un ex poliziotto divenuto investigatore privato. Teatro delle sue vicende “ la citt” di Brescia. Viene contattato dal padre di una giovane ragazza trovata sgozzata in una segheria. L'omicida ha ricucito alla meglio la ferita mortale infertale al collo. La polizia ha già preso un presunto colpevole, un ex detenuto che ne ha ritrovato il cadavere. Ma il padre di Silvia “ convinto che il vero colpevole sia ancora in libert”.....
Nero, La quinta vittima, è il primo episodio di un thriller ideato dal trio Acube: Alex Crippa che ha avuto l'idea di base, Andrea Mutti e Angelo Busacchini. La sceneggiatura della storia è opera di Alex Crippa, i disegni sono di Andrea Mutti e i colori di Angelo Busacchini. La prima storia è divisa in due volumi da 54 tavole (vol.1 "La quinta vittima", vol.2 "Arhangelsk", che uscirà probabilmente a giugno 2007). In seguito, le altre storie saranno divise sempre in due volumi ma da 46 tavole l'uno.
Il volume cartonato è editato dalle Edizioni BD in contemporanea con l'edizione francesea curata dalla casa editrice Casterman e, da qualche giorno, è disponibile in tutte le fumetterie del suolo patrio.
Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere virtuali con gli autori che, naturalmente, ringraziamo per la disponibilità mostrata. Vi ricordiamo, come sempre, di cliccare le immagini per vederle ingrandite.
Buona lettura.
Cominciamo dai testi: abbiamo definito Nero un thriller. Ma che tipo di thriller, psicologico, action....?
Alex Crippa: Decisamente un thriller psicologico. Giuliano Nero è un ex-ispettore di polizia che si è messo in proprio per “divergenze di vedute”. C’’ chi preferisce sfondare porte a calci e sparare al primo movimento, come dice lui stesso. Lui invece preferisce capire la mente criminale, entrarci dentro fino in fondoè non per giustificarla, ma per catturare il cattivo. La sua sensibilità ed emotività lo aiutano ad entrare in empatia coi casi che affronta. Il rischio “ quello di impazzire, ma i veri eroi conoscono i propri limiti”
Che peso hanno i personaggi maschili e quelli femminili all'interno della storia?
AC: Come ogni noir classico i personaggi principali sono praticamente tutti maschili, mentre le donne hanno un ruolo secondarioè ma non troppo! La prima vittima scoperta, per esempio, è una donna, ma è anche il motivo per cui si mette in moto l’indagine privata di Nero, assunto dal padre di lei che vuole conoscere la verità. Per non parlare del ruolo di Sarah nel secondo volumeè
disegni di Andrea Mutti
(c) 2006 Edizioni BD" border="0" class="standard"> disegni di Andrea Mutti, colori di Angelo Busacchini
(c) 2006 Edizioni BD" border="0" class="standard">
Nero somiglia a uno dei tre autori in particolare?
AC: Fisicamente a nessunoè lui è un morettone col pizzo, io e Andrea siamo rossicci e Angelo “ pi” sul’’rosa’!!! Scherzi (e cazzotti) a parte, penso ci sia un poè di Nero in tutti e tre’per quanto mi riguarda, al personaggio di Nero ho dato una forte dose di dubbio e scetticismo verso le apparenze, che sono un poè gli stessi dubbi che mi attanagliano tutte le volte che scrivo e mi chiedo “piacer” o no?’’ ma anche il mettersi in gioco, il rischiare in prima persona’e soprattutto làArte del Lutto, il concetto base che verrà sviscerato nel secondo volume: tutte le volte che diciamo addio a qualcuno, questo qualcuno non esiste più per noiè “ come se lo uccidessimo”
Perché questo noir? Nel vasto panorama dei noir, perché questo merita di essere letto? Quale è la caratteristica unica rispetto agli altri?
AC: Narrativamente parlando il noir “ un genere stra-collaudato e solido nei suoi clich”, e per questo ti permette di raccontare la tua storia “in comodit’’’’ come se usassi un alfabeto preciso: basta conoscerne i caratteri e poi metterli insieme, e il lettore ti seguirà senza problemi. Questo “ allo stesso tempo il pregio e il difetto del genere, perch” il rischio “ quello di non sfornare nulla di nuovo e originale che possa emergere. NERO vale la pena leggerlo perch” parte come un classicissimo noir nel primo volume (detective privato sulle tracce dell’ennesimo serial-killer schizoide) e si evolve in qualcosa di assolutamente diverso nel secondo volume, pur restando nell’ambito del genere. Sono il primo ad ammettere che “ un esperimento azzardato, ma lascer” giudicare ai lettori se l’esperimento sarà riuscito o no!
disegni di Andrea Mutti
(c) 2006 Edizioni BD" border="0" class="standard"> disegni di Andrea Mutti, colori di Angelo Busacchini
(c) 2006 Edizioni BD" border="0" class="standard">
Un serial killer nel nord-est....c’’ qualche riferimento a Carlotto oppure no?...
AC: Bè, Andrea e Angelo hanno disegnato e colorato l’adattamento a fumetti di “Arrivederci amore, ciao” e io sono un grandissimo fan dello scrittoreò qualcosina ci sarà! Ma “ pi” un omaggio che un riferimento all’autore, perché NERO non è vicino alla ferocia e ai temi trattati da Carlotto nei suoi romanzi. E la scelta di Brescia è puramente stilistica: ci affascinano la sua atmosfera e i suoi luoghi.
Passiamo ai disegni: la scelta di una location piuttosto che un'altra che difficoltà pone ad un disegnatore? Ci sono città più “semplici” da ricreare e altre meno?
Andrea Mutti: Direi di noè la difficoltà sta nel renderla realistica, nella documentazione fotografica ecc.. ma tutto questo “ davvero divertente, quindi difficolt” lo metterei tra virgolette.. “ anche un modo per conoscere meglio questa o quella citt” o paese... Brescia era da tempo che volevamo tirarla in ballo... quindiò eccoci!.... mi hanno chiesto “perch” Bresciaè?... Io rispondo... perché no?
Un salto ai colori: tu sei un pittore che realizza affreschi di professione; per colorare un fumetto cambi stile, tecnica, approccioè oppure rimani fedele al tuo metodo?
Angelo Busacchini: Risponderei un deciso si, nel senso che cambio, per quanto riguarda la tecnica in senso stretto ossia il tipo di materiale usato, infatti, per le tavole di Nero (come nelle precedenti esperienze nel settore fumetti) coloro, ma “ pi” corretto dire dipingo, con colori ad olio. L’affresco “ decisamente diverso, si fa su una parete intonacata di fresco con terre e pigmenti solo bagnati in acqua”. Insomma potrei farvi una pedante lezione ma sarà per la prossima volta. Tornando alla domanda risponderei anche di no, nel senso che non cambio se non di poco lo stile, costretto più dalle diverse dimensioni del supporto che da altro, e non cambio per niente metodo e approccio nel senso che quando mi metto davanti alla tavola da colorare la prima cosa che mi chiedo – “cosa racconta questa tavola e a chi” e di conseguenza “come posso io con i colori far giungere al lettore il senso pi” chiaro del racconto stessoè. Più chiaro soprattutto in senso emotivo che formale. Lo stesso processo avviene quando si deve progettare una parete affrescata; cosa racconta, dove si trova e chi è il committente. Chiaro che il risultato estetico finale all’occhio risulta decisamente diversoè purtroppo.
Torniamo sui disegni: in un noir così introspettivo, in cui i dialoghi prevalgono sull’azione, quanto hai lavorato sulle espressioni dei personaggi? E in generale sei più a tuo agio a disegnare ambienti o personaggi?
AM: In Nero l’espressività “ fondamentale... credo di aver lavorato molto su questo... spero si veda”. espressioni intense, realisticheè volevo portare dentro il lettor epiù possibileè. poi con il Bussak ai colori’woah!
disegni di Andrea Mutti
(c) 2006 Edizioni BD" border="0" class="standard">
Concludiamo con i testi: perché un serial killer? Quanto vi toccano le loro efferatezze e quali paure vi evocano (se ve le evocano)?
AC: Torniamo al discorso iniziale dei cliché del noir: il serial-killer “ la perfetta nemesi del detective che gli d” la caccia e, per contrasto, dà modo di approfondire il protagonista. Sono come le facce della stessa medaglia, il bianco e il nero, on/off’ci siamo capiti. Il serial-killer offre anche libero spazio alla fantasia, essendo fondamentalmente un reietto che vive in un micro-cosmo tutto suo (e tutto da inventare): quale “deviazione”? Quale modus operandi? Quale look? Quale movente? Eccetera. Riguardo invece efferatezze e paure, e quindi Realtà, la cosa che più mi colpisce di questi tizi non sono tanto i loro metodi, che sono “solo” un aspetto formale, quanto la loro Scelta, cioè il nocciolo della questione, il cuore della loro psicopatia: perché hanno scelto di agire così? Non credo alle facili equazioni “trauma infantile = psicopatia omicida’’ quanti hanno avuto un’infanzia terribile? Quindi: traumi o no, perché un uomo decide di uccidere un altro uomo? Nel mio piccolo ho tentato di rispondere nel secondo tomo di NEROè
L'istituzione polizia è praticamente assente all'interno della storia. È una scelta voluta? È una critica nei confronti della polizia?
AC: Sé, può essere letta come una critica verso la superficialità della polizia su alcuni casi, ma “ soprattutto un modo per avvicinare il lettore al protagonista: privato di una divisa o di un ruolo troppo istituzionale, il detective privato pu” essere un buon personaggio in cui identificarsi. Questo mi dà modo di essere più libero nella sua caratterizzazione, come anche nella scelta dei suoi comprimari. Nero ha due aiutanti: un suo vecchio amico patologo che collabora con la polizia e gli passa “sottobanco” indizi utili (foto delle vittime, oggetti personaliò) e Mourad, un amico extracomunitario che contrabbanda tecnologia (pc, palmari, cellulari, autoradioè) che Nero non denuncia in cambio delle sue conoscenze nel settore (Nero “ un po” all’antica). Ma c’’ anche un aspetto pratico che mi riguarda in quanto scrittore, lo ammetto senza problemi: “ pi” semplice affrontare un giallo liberi dalle regole di un iter preciso e ufficiale che deve tenere conto di ruoli, gradi e procedure. Nero è un libero professionista come noi!
