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Oltre il poliziesco
Con la quarta uscita, il Lab(oratorio) della Buena Vista (collana trimestrale di graphic novel) punta nuovamente sul nome di Tito Faraci - già autore, in coppia con lo statunitense Daniel Brereton, del peplum L'ultima battaglia -, affiancandolo stavolta al suo partner più prestigioso, l'icona Disney Giorgio Cavazzano. Dopo l'interessante incursione nel mondo - poco praticato, in Italia - della classicità latina, Faraci torna a uno dei generi che più gli sono congeniali offrendoci un poliziesco dichiaratamente ispirato ai telefilm ambientati nelle grandi città degli States che affollano da anni il piccolo schermo, in particolare allo Starky e Hutch portato a nuova celebrità dal recente film con Ben Stiller e Owen Wilson.
“Malgrado gli ingredienti siano molto interessanti, il risultato finale non riesce, però, a essere del tutto appagante.”
Etichettare Jungle Town come poliziesco tout court sarebbe però riduttivo. Pur presentandoci una coppia di sbirri al lavoro per risolvere un caso di omicidio, la componente poliziesca del fumetto si rivela infatti, alla fin fine, quasi un pretesto per parlare d'altro. Sviluppando la sua storia in un mondo di animali antropomorfi consapevoli della loro "animalità", Faraci metaforizza il tema dei conflitti che dividono i gruppi umani (in primo luogo quelli razziali, culturali, di classe sociale...) trasformandoli in conflitto fra specie animali diverse. Il ritrovamento del cadavere di un topo in un esclusivo golf club precluso a qualunque roditore “ dunque soltanto la molla che consente di parlare di discriminazione e accettazione del diverso, di rigida separazione e di "meticciato" vissuto felicemente. Su 62 pagine complessive di racconto, del resto, poco pi” della metà sono dedicate all'indagine portata avanti dai due cani-poliziotto ;-) Adam e Rollo, mentre l'altra metà “ consacrata a scene di vita quotidiana riguardanti i personaggi che gravitano attorno ai due protagonisti, in primo luogo la gatta Marla, moglie di Adam, e i loro figli (n” cani, né gatti) Bessy e Jacko, tramite i quali viene approfondita, per l'appunto, la riflessione su quello che nei redazionali dell'albo viene chiamato "specismo" (invece che razzismo, etnismo, classismo...).
One-shot o serial?
Malgrado gli ingredienti siano molto interessanti, il risultato finale non riesce, però, a essere del tutto appagante. La trama poliziesca che pur dà vita, narratologicamente, al racconto (e senza la quale Jungle Town assomiglierebbe a una sit-comedy) si chiude troppo bruscamente: grazie a un'inaspettata "soffiata", Adam e Rollo fanno irruzione nell'appartamento in cui si trovano i tre colpevoli e ne hanno ragione dopo una breve sparatoria. E con questa sparatoria termina, di fatto, la storia, senza neppure che vengano delineati a fondo i retroscena che hanno portato all'omicidio. I siparietti di vita famigliare, dal canto loro, pur essendo ben riusciti - per merito sia della scorrevolezza dei dialoghi (disseminati di battute a effetto non troppo forzate), sia dell'abilità di Cavazzano nel delineare ciascun personaggio -, avrebbero avuto più senso in un albo destinato a presentare ai lettori un prodotto seriale, piuttosto che in uno one-shot dal numero di pagine relativamente limitato, e risultano talvolta assai prolissi (si vedano le due tavole dedicate all'incontro galante di Liza: divertenti, ma superflue rispetto all'impianto generale). Al tempo stesso, inoltre, vengono paradossalmente penalizzati, nella caratterizzazione, proprio i due personaggi che campeggiano in copertina: Rollo, ad esempio, viene definito più dalle parole dei vari comprimari che dalle tavole in cui lo vediamo in scena.
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Lascia infine perplessi che nei redazionali, nei quali si è pronti a riconoscere debiti nei confronti di telefilm senz'altro noti alla maggior parte dei lettori, lo stesso Faraci presenti Jungle Town come un prodotto innovativo (pag.79) trascurando di citare Blacksad di D’az Canales e Guarnido, un poliziesco popolato di animali antropomorfi anch'essi perfettamente coscienti della loro "animalità" (benché questa autoconsapevolezza sia gestita in modo molto più indiretto rispetto a quanto avviene in Jungle Town) e nel quale, malgrado ogni animale incarni innanzitutto, sulla scia del retaggio favolistico, specifici aspetti dell'animo umano, si tratta anche il tema della discriminazione in ragione della classe (animale) di appartenenza e, nell'ambito di una stessa classe animale, del colore del manto, delle piume, delle squame di ogni singolo individuo.
Pur ammettendo che Faraci abbia ideato Jungle Town prima di conoscere Blacksad, e pur riconoscendo che Jungle Town si rivolge a un pubblico molto più giovane rispetto a quello di Blacksad, perché non citare comunque l'opera di D’az Canales e Guarnido come illustre esempio di fumetto con animali antropomorfi nel quale si affronta, in modo "originale", il tema del razzismo? A Faraci, del resto, sarebbe rimasto comunque il merito di aver approfondito l'analogia fra razzismo e specismo e di aver introdotto, diversamente da quanto accade in Blacksad, l'idea di un incrocio fra specie animali diverse (ben sviluppata, come già detto, tramite i personaggi di Bessy e Jacko).
Jungle Town di Tito Faraci e Giorgio Cavazzano - Buena Vista Lab, brossurato - 80 pp a colori, – 6,90



