Non che questa storia muti di una virgola il percorso storico del narrare nizziano di questi anni, tuttavia questa storia resta una sorpresa che non mi aspettavo.
Neppure si tratta di una storia memorabile o esente da alcune delle pecche che Nizzi ha evidenziato in tutte le sue storie che ho letto dal 470 circa fino più o meno al 515 e negli albi successivi a quella data che ho avuto modo di leggere.
No, non “ questo, perch” qualche inutile lungaggine di sceneggiatura (su 110 pagine!) c'’, e ci sono anche i mortificanti dialoghi nizziani degli ultimi anni, ma quella e questi sono meno evidenti agli occhi del lettore e non affossano il tono generale della storia.
“La statura dell'eroe non si misura sulle sue vittorie o sconfitte, ma su come ottiene le prime e subisce le seconde”
Allora cos'’? E', secondo me, che libero di non usare Carson e gli altri pards, che in questi lunghi ultimi anni ha mostrato di utilizzare peggio dello stesso Tex, Nizzi nell'occasione recupera proprio la dignità di Tex. Potremmo dire che il vecchio tizzone d'inferno subisce una sconfitta prima di prendersi la sua rivincita su Jorobado, tuttavia la statura dell'eroe non si misura sulle sue vittorie o sconfitte, ma su come ottiene le prime e subisce le seconde. E in questo albo Tex fa tutto da solo, sé, anche il classico salvataggio dei "nostri" È merito suo, dell'impeto gladiatorio con cui si è battuto contro forze tanto superiori. La sconfitta che Tex subisce nel suo primo scontro con i desperados di Jorobado è una sconfitta titanica, e l'intervento di madama fortuna “ narrativamente strameritato dall'eroe. Che poi bissa con l'impresa in solitario in salvataggio del ragazzino, facendosi ampiamente perdonare la veniale ingenuit” finale nello scontro con Jorobado.
Non parliamo insomma di un capolavoro, ma di una storia normale, semplice semplice e con qualche carenza. Ma è una storia di Tex, un qualcosa che Nizzi non mi faceva più leggere da quasi un decennio, credo.
Una sorpresa.





