dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

A spasso con Taiga

Tex Willer n.542-543 “Fratello bianco” · aiutati, se Tex t'aiuta

pubblicato
31.01.2006
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Seguiteci in questa favolosa esperienza nei territori dell’Arizona: attraverso scenari mozzafiato e locations storiche fedelmente riprodotte, vi condurremo al perfetto duplicato di una cittadina del vecchio west, che vi aprirà le porte dei suoi edifici più caratteristici, come la prigione dello sceriffo e il saloon. Assisterete ad alcune scaramucce tra loschi individui, indiani e soldati è appositamente allestite per voi è a conclusione delle quali potrete rinfrescarvi nelle acque dei torrenti della zona e scaldarvi al caldo sole del sud.

Consigliato ai viaggiatori di una non più verde età, questo viaggio si segnala per l’assoluta mancanza di sorprese, fatiche, forti emozioni e seri pericoli e per la presenza di una guida d’eccezione, un vero indiano Apache, il ribelle Taiga, che vi aiuterà a risolvere ogni vostro problema e ad esaudire ogni più piccolo desiderio.

Guai a fidarsi delle preview e dei titoli, soprattutto quando parlano di “imprese disperate”, “sporchi complotti”, “difese del popolo rosso” e “infami ricatti”. Si rischia di aspettarsi chissà che e poi ci si ritrova a guardare la pubblicità di un viaggio in Arizona, con Tex e Carson a fare i turisti per caso (o sul serio!?). In 220 pagine i nostri eroi s’impegnano al massimo per offrire al lettore un inesauribile campionario dei topoi "nizziani" dell'ultimo decennio (cfr. scheda), arricchito da una nuova perla: i due vecchietti stesi al sole a “riprendere fiato”, in attesa che arrivi Taiga a salvarli dall’ennesima magra figura.

Bellezze al bagno · Tex 542, pag.64 · (c) 2005 SBE

Per 220, infinite, allucinanti, incredibili pagine, Tex e Carson corrono su e già per l’Arizona, tallonati da Taiga e dagli Apaches, a loro volta inseguiti dai soldati. Tante corse per non arrivare da nessuna parte: verità e giustizia nizziane trionfano solo grazie a Taiga, che preferisce fare da sé (di nuovo) e far confessare il cattivone (di nuovo), dopo che il primo reo confesso si fa ammazzare, complice la dabbenaggine di Tex.

Nonostante i disegni del maestro Ticci, questa storia si colloca a fianco delle peggiori fatiche di Nizzi pubblicate nel 2004, quindi tra le peggiori in assoluto. Sembra quasi una miscela diabolica degli elementi più avvilenti de “Le foreste dell’Oregonò (n.513-514) e de “I fratelli Donegan” (n. 526-527): l’inettitudine di Tex e l’inutilità della sua presenza, da una parte; il numero, la gravità e la volontaria comicità dei salvataggi e delle incongruenze, dall’altra.

Con queste premesse, buon 2006 a tutti.

C'era una volta il West... · Tex 542, pag.52 · (c) 2005 SBE

Se abbiamo superato l’impulso di abbandonare la lettura di questa storia dopo le prime 50 pagine, lo dobbiamo ai disegni di Giovanni Ticci, che si conferma interprete magistrale delle ambientazioni western e dei variegati personaggi che ne sono i protagonisti, in particolare i popoli indiani e i soldati. Passano gli anni ma Ticci non delude, piaccia o non piaccia il suo tratto sintetico, in continua evoluzione.

Tuttavia, ci lasciano un poè perplessi certe espressioni enfatiche è a volte eccessivamente caricaturali è di alcuni personaggi di contorno, come gli aiutanti dello sceriffo (pag.16-17, n.542) e il messicano Raimundo (pag.88-91, n.542). Quanto al laido affarista Emmerich, nella scena di pag.111 (n.543), espressioni e posture non lo fanno assomigliare un poè a Gambadilegno? Insomma, ci sono diverse cose fuori posto, tipo il Carson di pag.11-12-42 (n. 543) raffigurato come un vecchietto sofferente e sconfitto, e un Tex un po' troppo sorridente, soprattutto mentre si sta riposando al sole e si sta godendo il soggiorno al fresco, e prima di slacciarsi il cinturone.

... e c'era una volta un vecchio eroe. · Tex 543, pag.10 · (c) 2006 SBE

Che dire? Brutta conclusione d’anno, inizio ancor peggiore. Forse non è molto texiano rassegnarsi, ma dobbiamo onestamente ammettere che è considerata l’età media dei dirigenti Bonelli e dell’autore è questo è il Tex che meglio li rappresenta e che, di conseguenza, vedremo in edicola per molto tempo ancora. Peraltro, un Tex che fa poco o niente e che quando agisce si circonda di avvocati o giudici, consente all'editore di scansare grane e accuse di vario tipo da parte di lettori e fautori del politicamente corretto. Con tutto ciò, stentiamo a capire perché un Tex settantenne debba per forza muoversi in un universo di trame sconclusionate, contro avversari tratti dai film western di Ciccio e Franco.

Questo è il Tex asettico, apatico e apocrifo, post-GL Bonelli: non un mito, non un eroe, e nemmeno un passatempo, ma solo un prodotto di carta uscito da una fabbrica, che continua a fregiarsi del titolo di “Fabbrica dei Sogni”.

MF
Michela Feltrintutti i suoi articoli