dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione

65 di questi Classici

una analisi della serie

pubblicato
22.01.2006
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  1. Una questione di forma(to)
  2. In giro per la rete
  3. La Selezione. Ce l'ho, mi manca
  4. Classici o 'classici'?
  5. I grandi assenti
  6. Colore e tagli
  7. In conclusione

Con l'uscita numero 65, Mister No, si è conclusa la lunga avventura dei "Classici Serie Oro" di Repubblica e Panini Comics, che ha seguito di circa un anno la precedente serie "I Classici del fumetto di Repubblica". Due serie che dal 25 febbraio 2003, quasi ininterrottamente, hanno portato in edicola grandi classici, rarità e fumetti popolari per un totale di 125 uscite. Un evento davvero speciale che ha riportato l'attenzione sul fumetto e ha dato a un pubblico vastissimo la possibilità di leggere grandi capolavori del fumetto a un prezzo popolare altrimenti impossibile, come era già successo per i grandi classici della letteratura o del cinema. Come sempre accade per ogni iniziativa del genere, anche se meritoria, non sono mancate critiche riguardanti più o meno tutti gli aspetti dell'operazione, dal formato alla selezione delle opere, dalle scelte artistiche alla definizione stessa di 'classico'. Cerchiamo di fare ordine, analizzando separatamente tutte le caratteristiche dei Classici serie oro.

Una questione di forma(to)

Il primo problema che si è presentato ai curatori dell'iniziativa “ stato quasi sicuramente quello del formato. Perch” di titoli da pubblicare, di autori da celebrare ce ne sono a centinaia, e di lettori, tra fedelissimi e occasionali, se ne trovano a sufficienza. Ma il formato giusto no. Il formato giusto non esiste. E' impossibile trovare un formato che si adatti ugualmente bene ai bonelliani come ai comics, ai manga come ai pocket, a meno di rimontare le tavole. E quest'ultima scelta per fortuna non è stata presa in considerazione. Per la prima serie di Classici, era stato scelto un formato simil-bonelliano, di 15x21 centimetri, dimensioni che rendevano i volumi simili a libri, e che forse per questo motivo era ritenuto più elegante. Un formato che ha conosciuto una certa fortuna anche in seguito, visto che è stato scelto dalla stessa Panini per la Ken Parker Collection e dall'Eura per i nuovi Giganti dell'Avventura.

In giro per la rete

L'elenco delle uscite

In realtà questo formato era tanto pratico ed elegante all'esterno quanto inadatto e fastidioso all'interno. I bonelliani e i bonellidi, ovvero quelli più simili per dimensioni al formato scelto, sono stati ridotti di formato, sia pure di poco, ma sorte peggiore è toccata ai fumetti nati con caratteristiche diverse, come Corto Maltese o i comics americani, e il formato ha causato anche l'impossibilità pratica di pubblicare determinate opere. In pratica gli unici fumetti a non soffrire sono stati i pocket come Diabolik o le strisce come Sturmtruppen.

Per la seconda serie, non a caso denominata Serie Oro, si è per fortuna verificato un cambio radicale. Si “ scelto un formato 18x26, a met” strada fra il comic-book e gli albi giganti bonelliani, e una confezione di lusso, fatta per spiccare e attirare l'attenzione nelle edicole, e comprensiva di carta lucida adatta ad ospitare bene il colore.

“Il formato scelto si è dimostrato senza dubbio migliore del precedente, ma non perfetto.”

Questo formato si “ dimostrato senza alcun dubbio molto pi” adatto (anche se purtroppo, ad oggi, non ha fatto gli stessi proseliti del precedente, forse anche per ragioni pratiche), ma non certo perfetto. Se i bonelliani e i comics hanno avuto una resa molto buona, lo stesso non può dirsi dei pocket. Le due strisce per pagina dei vari Diabolik, Alan Ford e Kriminal mal si adattano ad un formato così grande, e se da un lato i disegni (specialmente quelli di Magnus) risultano particolarmente valorizzati, dall'altro le pagine appaiono quasi spoglie. Per motivi opposti, i fumetti di grande formato per entrare nei 18x26 centimetri hanno subito delle riduzioni che spesso ne hanno danneggiato la resa finale, come nel caso di Blueberry. D'altronde, vista l'impossibilità di presentare ogni volume nel formato più consono, “ stata scelta la soluzione meno dannosa, una via di mezzo che ha conciliato l'estetica, la praticit” e la leggibilità, ma che soprattutto ha portato il fumetto ad occupare uno spazio di grande visibilità nelle edicole.

La Selezione. Ce l'ho, mi manca

Le maggiori critiche all'iniziativa di Repubblica hanno riguardato la scelta delle opere, l'assenza di titoli reputati imprescindbili e la presenza di altri ritenuti superflui. Le motivazioni di tali scelte possono essere molte, prima tra tutte la questione dei diritti di pubblicazione, ma tale aspetto esula dalle intenzioni di questo articolo. Prima di iniziare una qualsivoglia analisi, bisogna ricordare che l'iniziativa di Repubblica-Panini è pur sempre un'operazione di marketing, e in quanto tale ha lo scopo primario di vendere il maggior numero possibile di volumi e di far vendere il quotidiano a cui i volumi sono allegati, pertanto la scelta dei titoli è passata necessariamente attraverso criteri che possono far storcere il naso all'appassionato di fumetti. Un breve sguardo alla lista dei "Classici Serie Oro" permette di notare la massiccia presenza di eroi bonelliani, tanto che si fa prima a elencare quelli che mancano: Brendon, Napoleone e Gea (oltre alla ormai 'defunta' Legs). Il fumetto italiano è ben rappresentato anche con i pocket Diabolik, Kriminal, Satanik, Alan Ford, MaxMagnus, con le strisce di Bonvi e Silver, l'umorismo di Altan, Staino e Jacovitti e il fumetto d'autore di Crepax, Pratt e Manara. Ben rappresentati i comics americani, soprattutto sul versante Marvel, ed è naturale visto il coinvolgimento della Panini. All'interno di questo potentissimo e inedito connubio, si è ritagliato uno spazio piccolo ma importante il fumetto franco-belga. Quello che spicca invece, è l'assenza di manga, fatta eccezione per "Domu - Sogni di bambini" di Katsuhiro Otomo (nella collana è presente anche Lupin III, ma sono state scelte storie prodotte in Italia, e si può quindi parlare di spaghetti-manga).

Persepolis · "Questa sono io quando avevo 10 anni..." · (c) 2001 Satrapi - L'Association

Confrontando le opere della Serie Oro con quelle presentate dalla prima serie, emerge la presenza di numerosi 'doppioni' soprattutto per quanto concerne i fumetti italiani e, in misura minore, i supereroi. In quest'ultimo caso occorre notare però che la prima serie proponeva le serie classiche, mentre la Serie Oro ha proposto perlopiù le collane Ultimates.

Le versioni Ultimates sono dei rifacimenti di serie classiche secondo canoni moderni e con una nuova continuity.

Ma quello che emerge più evidentemente dal confronto “ la diversa impostazione delle due collane. La prima serie aveva un taglio pi” autoriale, con un buon numero di volumi dedicati più agli autori che alle storie, volumi come "L'arte di Buzzelli", "L'arte di Toppi", "Magnus", "Taniguchi" e "Will Eisner"; si presentava quindi come una collana rivolta a un pubblico selezionato, forse riponendo scarsa fiducia nella possibilità che una collana di fumetti raggiungesse alte vendite.

XIII · Filosofia di vita di XIII in pillole. · (c) aventi diritto

Appurato che così non era, la Serie Oro si “ presentata sin da subito come una collana pi” 'popolare' e mainstream. Basti pensare che la prima serie era iniziata con Corto Maltese, mentre la prima uscita della Serie Oro è stata Ultimate Spider-Man, in contemporanea con l'uscita nelle sale del film Spider-Man 2. Questa scelta è tornata in seguito, con I Fantastici Quattro e la versione a fumetti di Star Wars mentre i relativi film erano nei cinema, ma anche con volumi quali I Simpsons e I Puffi, serie celebri ma non certo per i fumetti. A farne le spese sono stati i volumi dedicati agli autori: i maestri del fumetto sono stati rappresentati unicamente attraverso una selezione di opere, e in alcuni casi sono stati del tutto ignorati. Impossibile non citare l'assenza di Will Eisner, scomparso proprio nel 2005. Altro aspetto da sottolineare è la scelta delle storie presentate nei volumi.

“Se nella prima serie erano state presentate storie con poca o nessuna attinenza fra loro, nella Serie Oro si “ cercato di attenersi ad una scelta pi” filologica.”

Se nella prima serie erano state presentate storie molto rappresentative ma spesso con poca o nessuna attinenza fra loro, nella Serie Oro si “ cercato di attenersi ad una scelta pi” filologica, presentando cicli narrativi completi o storie con una certa unità autorale. Così, Topolino è stato rappresentato dalla Saga della Spada di Ghiaccio, Paperone dalle storie di Don Rosa, Devil da una selezione di storie di Miller, Dylan Dog dalla trilogia extraterrestre disegnata da Bruno Brindisi, Diabolik dalla Trilogia dell'Isola di King, mentre di Dampyr e Magico Vento sono state pubblicate tre storie accomunate dallo stesso disegnatore, rispettivamente Majo e Goran Parlov. Nel caso di miniserie si è scelto di pubblicarle per intero, come nel caso de I maestri dell'orzo, o di pubblicare saghe più o meno autoconclusive, come nel caso di XIII, di cui è stato presentato il ciclo composto dalle prime cinque avventure.

Classici o 'classici'?

Watchmen · "La fotografia è nella mia mano..." · (c) DC Comics 1986

Cosa può definirsi 'classico' in un medium relativamente così giovane come il fumetto? Lo status di classico “ qualcosa che deriva dall'anzianit”, dal numero di copie vendute o dal riscontro avuto su altri media? Probabilmente da nessuno di questi elementi. Se ci si basasse solo sull'anzianità, non ci sarebbe stato posto per Persepolis, basandosi sul numero di copie vendute verrebbe meno Ken Parker, mentre l'ultima discriminante eliminerebbe la stragrande maggioranza dei titoli. La dicitura 'classici del fumetto' va quindi interpretata né più ne meno come un'etichetta utile a dare risalto alla collana, come si conviene ad una valida iniziativa di marketing. Non si tratta di un'etichetta filologica, e non c'’ quindi da stupirsi per l'assenza di Yellow Kid o Little Nemo e per la presenza di Dampyr o Magico Vento. D'altronde, come detto, questa seconda serie si “ presentata come una collana pi” popolare e se nella prima serie erano presenti Pogo, Dick Tracy e Andy Capp, la Serie Oro ha puntato su titoli di richiamo più immediato, sia per notorietà acquisita al cinema o in televisione, sia per presenza assidua nelle edicole o in libreria.

Ciò non toglie che Repubblica e Panini abbiano cercato un equilibrio tra i vari generi e tipologie nel tentativo di bilanciare i titoli da acquistare 'perché si conoscono' e quelli da acquistare 'per curiosità', e per questo sono state selezionate anche opere di grande importanza ma di difficile reperibilità.

“Molto meritoria la pubblicazione di un classico come Mort Cinder al fianco di Watchmen.”

E' il caso, su tutti, di Watchmen. Il capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons, prima di questa edizione, risultava esaurito da anni, e le poche copie in circolazione erano al centro di grosse speculazioni nel mercato fumettistico. Un discorso simile si può fare per Mort Cinder, e in questo caso la pubblicazione nella Serie Oro risulta ancora più meritoria. Se infatti Watchmen gode di fama e ammirazione universale ed è noto anche a chi non l'ha mai letto, l'opera di Hector Oesterheld non ha raggiunto la stessa fama soprattutto tra le nuove generazioni di lettori e spesso ci si dimentica di annoverarlo tra i capolavori del fumetto. Presentarlo in una collana popolare ed economica, anche se in un formato che non ha reso giustizia agli splendidi disegni di Alberto Breccia, “ stato segno di grande sensibilit”, così come la pubblicazione di un fumetto profondamente 'd'autore' come Persepolis, un vero 'classico moderno'. Si può quindi dire che la collana abbia raggiunto un equilibrio verso quello che era, presumibilmente, il suo scopo primario: una selezione della storia del fumetto all'interno di una collana da edicola rivolta, quindi, ad un pubblico molto vasto e poco specializzato. Ecco il perché della massiccia presenza di titoli di richiamo come Star Wars e i Puffi (indipendentemente dalla loro qualità: i fumetti di SW ripropongono pedissequamente i fotogrammi dei film, i fumetti dei Puffi sono invece un gioiellino di narrativa per ragazzi), che servono da richiamo per chi non compra abitualmente fumetti, ma che ha permesso ad alcuni titoli di essere apprezzati da un pubblico che altrimenti non avrebbe mai raggiunto.

I grandi assenti

“In una selezione con un numero limitato di uscite, è fatale che manchi all'appello qualche nome...”

In una selezione della storia del fumetto che si basi sui suddetti presupposti, e che abbia a disposizione un numero relativamente limitato di uscite, è fatale che manchi all'appello qualche nome. L'assenza di Will Eisner “ stata forse quella pi” evidente, anche per la morte del maestro statunitense, avvenuta nel gennaio del 2005. Un altro grande assente – Jack Kirby: se è vero che molte sue creature hanno trovato spazio nella collana, è altrettanto vero che sono state scelte le versioni Ultimates e non gli originali. Spostandoci al Sud America, spicca la mancanza di Robin Wood, che fa le spese di una generale scarsa presenza del fumetto argentino. Va anche ricordato che Eisner, Kirby e Wood erano però presenti nella prima serie, il primo con un volume monografico, gli altri attraverso le loro opere più famose. E' invece del tutto assente un altro grande maestro del fumetto mondiale come Carlos Trillo, un'assenza che si ricollega alla rarefatta presenza di fumetti sudamericani e che fa da contraltare alla vasta produzione dello sceneggiatore argentino, in un periodo in cui sono in ristampa due sue note opere, Bordeline e Chicanos. Non è dato sapere se l'assenza è dovuta a problemi di diritti di pubblicazione, o se “ stata una scelta editoriale ben precisa, ma sarebbe interessante conoscerne i motivi. Spingersi oltre nell'elencare titoli o autori mancanti avrebbe poco senso, una serie a termine non pu” essere del tutto esaustiva, ma va segnalata pressoché totale assenza di manga. Lasciando da parte ancora una volta i problemi legati ai diritti, in questo caso si può ipotizzare che la scelta sia dovuta alla mancanza di serie o saghe pubblicabili integralmente in un unico volume, secondo lo spirito della collana.

Colore e tagli

Buona parte dei volumi sono stati pubblicati a colori, anche se originariamente pensati e disegnati per il bianco e nero: È il caso, in particolar modo, dei bonelliani. E se per le avventure di Tex, Zagor e (in parte) Martin Mystere sono state utilizzate colorazioni d'epoca (affascinanti per il valore 'storico' ma tecnicamente ormai superate), negli altri casi si è proceduto con colorazioni ad hoc, con alterni risultati. La colorazione di Mister No e, soprattutto, di Magico Vento “ stata pi” che soddisfacente ed ha rispettato il valore originario dei disegni, mentre lo stesso non si può dire per il volume di Dampyr. Un tratto come quello di Majo nasce e si sviluppa con il bianco e nero e ogni forma di colorazione, per quanto accurata, non fa altro che appiattirne i disegni e togliere loro il fascino originario.

“Inspiegabili i tagli subiti dalle opere di Magnus & Bunker...”

Altra cosa che ha fatto storcere il naso a più di un lettore sono stati i tagli di cui sono state vittima le opere della premiata ditta Bunker & Magnus (peraltro, il nome di Raviola non “ presente sulle cover dei volumi a lui dedicati, ma questo non si pu” imputare a Repubblica - Panini). Nel volume dedicato a MaxMagnus (nonostante la dicitura 'edizione integrale') mancano infatti tre storie fra quelle disegnate originariamente dal Maestro, ma le cose vanno peggio per Satanik e Kriminal. In entrambi i volumi si verificano pesanti tagli che appaiono perlopiù ingiustificati. Oltre alle splash-page recanti il riassunto della storia, sono state eliminate decine di pagine che, se non incidono sulla comprensibilità complessiva delle storie, sicuramente ne danneggiano la scorrevolezza e fanno pensare ad uno scarso rispetto verso l'opera e il fumetto in generale.

In conclusione

“La "Serie Oro" ha portato al fumetto una visibilità a cui non era più abituato...”

Più di un anno di pubblicazioni (quasi tre se si considera anche la prima serie), milioni di copie vendute, pubblicità su giornali, radio e riviste, posti privilegiati nelle edicole. Insomma, dei risultati a cui il fumetto in Italia non era abituato. Da più parti si è notato che alla diffusione dei volumi di Repubblica non “ corrisposto un aumento di vendite di fumetti, specialmente dei bonelliani ampiamente rappresentati nella collana. Questo pu” voler dire che la Serie Oro “ riuscita nel suo intento di diventare una garanzia di qualit” anche perché gli allegati dei quotidiani vendono bene sempre e comunque, o che forse i fumetti classici da edicola non hanno saputo sfruttare a dovere la scia, o entrambe le cose. Resta il fatto che l'iniziativa di Repubblica ’ riuscita nel non facile intento di dimostrare che il fumetto non è solo e necessariamente un prodotto di nicchia, come dimostrano anche analoghe iniziative da edicola: "Gli eroi del fumetto di Panorama", la "Topolino Story" del Corriere della Sera, "La Grande Letteratura a fumetti" del Giornalino e, ultima in ordine di tempo, la ristampa integrale di Corto Maltese con l'Espresso. E a quanto pare altre iniziative sono già in programma, e sarà interessante vedere quali scelte verranno effettuate e quale direzione verrà intrapresa, se quella di volumi antologici suddivisi per autore, o selezioni scelte, sull'onda delle due serie di Repubblica, o su collane monografiche dedicate ad un solo genere o a un solo personaggio, sulla scia delle proposte del Corriere e dell'Espresso

GD