Dall'articolo "Erano i migliori li avete dimenticati" di Pablo Echaurren su Panorama del 18/8/2005:
“(..) Sul finire degli anni settanta e per gran parte degli ottanta il fumetto in Italia ha vissuto una stagione fenomenale, densa di sollecitazioni, di provocazioni, una stagione che non ha avuto eguali in nessun altro paese. Alla riscoperta di elementi colti, derivati dalla lezione di Cubismo, Futurismo e Surrealismo, si è saldata la consapevolezza della possibilità di praticare quella che Maurizio Calvesi, con una felicissima intuizione, definì "avanguardia di massa". (..) La morte di quel colorato drappello (che comprendeva oltre a Pazienza, Carpinteri, Scozzari, Josa Ghini, Liberatore, Mattioli, Cadelo, Brolli, Giacon, Igort) fu il risultato di una doppia cocciuta convenzione ad escludendum, di una determinazione a cancellare, a soffocare ciò che rischiava di far vacillare l'intero castello basato sulla divisione dei generi.”
“(..) il pubblico dei comics ha disatteso ogni aspettativa, è rimasto indifferente a una nuova tendenza che gli sembrava astrusa, collusa con avanguardie indigeste, distante dalla tradizione (..) Il feticcio dell'opera d'arte, sempre più avulso ed esclusivo, avrebbe potuto arricchirsi, aprirsi, accorciare la distnza tra sè e il pubblico, così come la striscia avrebbe potuto dismettere la propri sudditanza di prodotto di consumo.”



