Confini.
Limiti, muri, passaggi, cesure, suddivisioni, diversità. E’ di questo che la presente storia doppia di Magico Vento parla, è di questo che il suo autore Gianfranco Manfredi si serve per continuare la sua esplorazione dell’Ovest americano, degli uomini che lo popolarono, e, in ultima analisi, dell’animo umano in generale.
Confini a volte sottili, impercettibili, altre netti; confini come barriere invalicabili, oppure come momenti di transizione; confini che sono luoghi fisici, ovvero luoghi mentali, limiti psicologici.
Il confine delle Badlands: di là le terre prospere e ricche della riserva, di qua le rocce aride, il regno delle lucertole delle Terre Cattive; un confine che si replica, si fa sociale, giuridico, spirituale: di là l’organizzazione della grande nazione Sioux, di qua i reietti, gli outcast incapaci di disciplina, gli spiriti troppo liberi, uomini e donne in fuga dai parenti, dalle autorità tribali, dal colore della propria pelle; in ultima analisi da se stessi: come Costola d’orso/Grande Aquila. Manfredi è abile nel gestire il rivelarsi di questi confini, nel mostrare l’ambiente geografico e umano delle Terre Cattive; le sue coordinate mentali: l’effetto della natura e dell’altro uomo sull’uomo.






