dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

Rapsodia in nero

Nick Raider n.197 “Vittime per caso”

pubblicato
30.11.2004
lettura
2 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto5/7
Sceneggiatura6/7
Disegni6/7
globale83%

Alfred Hitchcock lo chiamava Mac Guffin. Si tratta, sostanzialmente, del pretesto che manda avanti una storia. E non è necessario che sia qualcosa di importante, anzi, più sarà generico e più l'attenzione si concentrerà sugli avvenimenti.

Intendiamoci, qui Hitchcock non c'entra molto, se non per la notevole suspense, ma Tito Faraci sembra essere consapevole di questo principio e fa girare l'intera vicenda, con il notevole corollario di otto cadaveri, attorno a qualcosa di importante per i personaggi, ma trascurabile per il lettore, ovvero un codice. Un codice nascosto in un un comunissimo pacchetto di sigarette, ed è un elemento significativo per la storia.

'Vittime per caso', perchè il caso la fa da padrone in questo nero newyorkese. Per caso Linda Brand rimorchia (o si fa rimorchiare da) Ted Croven, e per caso gli prende il pacchetto di sigarette di cui sopra. Per caso quindi amici e parenti di Linda si troveranno nel mirino di sicari senza scrupoli. E per puro caso Linda riesce a nascondersi, prima ancora di sapere di essere in pericolo.

Se il 'plot' ricalca situazioni e luoghi tipici del genere, calcando un po' troppo la mano in alcuni momenti (abbastanza gratuito l'inserimento del boss Greg Lovat che sparisce ben presto dalla scena), la sceneggiatura è un riuscitissimo meccanismo ad orologeria, sia per l'intreccio (la fuga 'per caso' di Linda, il contemporaneo inseguimento da parte di Nick e dei malviventi) che per la caratterizzazione dei personaggi, colti nel pieno della loro vita e del loro lavoro, siano poliziotti, malviventi o commesse di una boutique. E anche la cruda violenza di alcune scene è efficacemente inserita nel contesto, tanto da non risultare eccessiva.

Da segnalare la sequenza muta che occupa le prime tre tavole, a cui fanno purtroppo da contraltare le verbose pagine finali di spiegazioni e l'ultima pagina, che vorrebbe dare una morale alla storia. Ma la morale era già chiara al lettore, così come il carattere di Linda.

Ottima prova di Fabio Pezzi che inanella una serie di tavole da incorniciare, perfettamente in tono con la storia. I personaggi usciti dai suoi pennelli sono vivi, espressivi e dinamici, mai banali. In particolare la caratterizzazione di Linda è pressoché perfetta sotto tutti i punti di vista. Bella ma non troppo, capace di espressioni spaesate e desolate, ma anche spregiudicate e dure. In una parola, viva.

Solita copertina notevole di Corrado Mastantuono che, nonostante l'assenza del titolare di testata (o forse proprio per quello) riesce a comunicare con immediatezza i temi portanti della storia: la crudeltà, la violenza bruta, la paura, il sangue.

Insomma, un ottimo albo, che illustra ancora una volta ciò che questa serie potrebbe (e dovrebbe) essere sempre.

Vedere anche la scheda della storia

GD