Sceneggiatore poliedrico di casa Bonelli, ma non solo, scopriamo il lato demenziale, quello intimista, ma anche il professore che si cela in Alberto Ostini, che si è prestato davvero con simpatia a rispondere alle nostre serrate domande!
Due parole su di te: chi è Alberto Ostini, e come sei approdato alla Sergio Bonelli Editore?
Il percorso è stato un pò tortuoso... Comincerò spiazzandovi subito dicendo che, come tutti i bravi bambini, leggevo "Topolino", "Il Giornalino", "Geppo", "Tiramolla" e "Provolino". Dopodiché, verso i dodici anni, ho smesso e... non ho mai letto un fumetto - Bonelli, Marvel o manga che sia - fino a quasi laureato! Non per snobismo, ma perché era un mondo che non ho mai avuto occasione di conoscere. Nessuno dei miei compagni di classe leggeva fumetti. Non che io sapessi, almeno. Poi, durante l’università, ho conosciuto Stefano Piani che è lettore pantagruelico, eclettico ed enciclopedico (se non trovate un volume in nessuna libreria d’Italia, telefonate a Stefano... lui ce l’ha!) e lui mi ha fatto conoscere questo “universo”. Casualmente, il primo fumetto “adulto” che ho letto è stato "Il monolito nero" (NN 2) di Nathan... sarà stato una sorta di imprinting? Ad ogni modo io e Stefano (che è anche un bravissimo disegnatore) abbiamo cominciato a lavorare assieme: facevamo vignette di satira politica, ci firmavamo con lo pseudonimo di Tike e abbiamo anche collaborato un pò a "Cuore". Poi abbiamo provato a fare una specie di strip con un personaggio creato da Stefano, Pollicino. Pollicino aveva uno stile molto originale e un tono da teatro dell’assurdo, un po’ alla Ionesco. Non è piaciuto a nessuno (a noi tantissimo, invece...) ed è rimasto nel cassetto! Peccato... Nel frattempo io mi sono laureato in filosofia con indirizzo in storia del cinema, con una tesi su Nanni Moretti. Ai fumetti non pensavo proprio! Io volevo fare il critico cinematografico e magari la carriera universitaria, così sono andato in Irlanda per un anno a fare un pò di esperienza di insegnamento. Ma prima di partire io e Stefano abbiamo conosciuto Antonio Serra che ci ha proposto di fare una prova di sceneggiatura per Nathan... e, come potete intuire, la prova è andata bene! Quella “prova” è diventata la nostra prima storia, "Bauhaus killer" (NN 54). A Stefano, che divorava fumetti fin da piccolo, è venuto quasi naturale, “istintivo”, scrivere una sceneggiatura. Per me, che conoscevo poco l’argomento e per niente il mezzo, è stato faticosissimo. Un lungo lavoro di apprendistato all’interno di un mondo del tutto sconosciuto (ero fermo a "Provolino"... come vi ho già detto). Ma alla fine, grazie all’aiuto e alla pazienza di Stefano e Antonio, eccoci qua! Se a un certo punto ho cominciato a camminare sulle mie gambe, o, meglio, a “scrivere con le mie dita”, lo devo soprattutto a loro due...
Curi altre attività, estranee al mondo del fumetto, o sei fumettista a tempo pieno?
In questi ultimi anni ho fatto lo sceneggiatore a tempo pieno... salvo un po' di insegnamento.
E’ una cosa che mi piace moltissimo, credo di essere migliore come insegnante che come sceneggiatore. Conto prossimamente di recuperare un po' questo aspetto della mia vita, approfittando anche della meravigliosa esperienza che io e Antonio Serra portiamo avanti alla scuola Holden di Torino dove teniamo da qualche anno un seminario e per la quale stiamo preparando un corso di sceneggiatura a fumetti on-line che partirà il prossimo autunno/inverno... e a cui spero molti lettori di uBC vorranno iscriversi!
Abbiamo visto che sei ti laureato con una tesi sul cinema: quanto influiscono questi tuoi studi nel creare le tue storie? Il cinema influenza il tuo modo di "fare fumetto"? ...leggila anche come la classica domanda "Dove nascono le tue idee"?
Il cinema influenza tutti gli sceneggiatori di fumetti, me compreso, sia a livello conscio perché è un serbatoio inesauribile di situazioni già caratterizzate visivamente, sia a livello inconscio perché il nostro modo di essere (e quindi di scrivere) è modellato su quell’immaginario visuale germogliato a partire da fiabe illustrate e cartoni animati... e a cui ancora oggi ciascuno aggiunge un pezzettino, un’immagine, una sensazione, un colore ogni volta che vede un film. A livello più razionale e consapevole, io prendo spesso ispirazione dalla letteratura contemporanea, soprattutto statunitense, in cui ritrovo psicologie e atmosfere che ben si adattano all’universo problematico, “destrutturato”, privo di un vero baricentro, in cui vivono i personaggi di Nathan.
Quanto tempo ti occorre, in genere, per scrivere una sceneggiatura?
Sergio Bonelli Editore
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Holden Lab
Il portale della Scuola Holden
YATTAAA
Il sito della ML