dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

Concerto per due cuori e bang sonico.

Nathan Never n.155 “Alta velocità”

pubblicato
28.05.2004
lettura
4 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto4/7
Sceneggiatura5/7
Disegni5/7
globale64%
in questa pagina · 3 sezioni
  1. Testi
  2. Disegni
  3. Globale

Testi

Un ben noto adagio cita: "Squadra che vince non si cambia". In questo caso “ pi” esatto pensare ad una squadra che corre, dato che stavolta i Lone Runner sono due. Ma andiamo con ordine.

Fin dalla storia doppia dei numeri 127/128 era lecito aspettarsi, da parte di Ruju, ulteriori sviluppi nelle vicende legate all'ormai noto Salomon Wolface, nonché ora anche alla sua grande-piccola figlia Alice. E la storia è puntualmente arrivata, confermando, nel bene e nel male, tutte le previsioni maturate nell'attesa.

Da un lato, infatti, fa sempre piacere, in qualità di lettori, ritrovare alcuni personaggi che avevano affiancato il protagonista in una sua passata avventura. Ritrovarli significa diventare partecipi dei loro cambiamenti, dell'evoluzione dei loro caratteri; ritrovarli significa quindi anche scoprire alcuni loro aspetti che in precedenza l'autore non aveva avuto l'opportunità di mostrare, e così via.

D'altra parte c'’ però il rischio di cadere in una specie di loop narrativo: se i personaggi sono sempre quelli, le storie nelle quali compaiono finiranno per rifarsi sempre a questa o a quella variante di un modello abbastanza definito. A tutto questo va aggiunto che, se già un seguito mette in evidenza entrambi gli aspetti ora descritti, in una terza avventura l'ago della bilancia tende a dirigersi con maggior probabilità verso i cosiddetti - per così dire - "punti di debolezza". Vediamo perché.

Alice, dopo essere andata a vivere con il nonno a Big Lake, decide di tornare in città con la bella mutata Gwen. Contemporaneamente ricompare la Lux Limited, che intende servirsi di nuovo della giovane Lone Runner come macchina da guerra.

E poi? Poi basta. O quantomeno, rimane poco da aggiungere. Le figure principali erano in pratica già state presentate in passato, e se ad esempio il dottor Monroe non era più "utilizzabile" (in quanto morto alla fine del precedente episodio), può ora tutt'al più entrare in scena il grande capo della Lux Limited, che da' così all'autore l'opportunità di fare il dovuto riferimento all'attuale situazione di tensione tra la Terra e le stazioni orbitanti. Nulla più di un paio di pagine, però, giusto per rientrare nelle linee generali dell'universo neveriano degli ultimi tempi. Ancora, non si fa fatica a risalire, per il rapimento di Gwen, alla figura di Oliver de Vitt ed alla sua passione per le mutate. E l'elenco potrebbe continuare, da Danny che aveva sposato la causa di difendere Alice, al satellite Genesis II, ricostruito nei bassifondi della Città così come era nella spazio. Come si dice, era una questione di tempo (o di pagine, se si preferisce) prima di mettere al suo posto ogni tassello del mosaico e chiudere così il già citato loop narrativo.

O forse no? Come poteva una storia sulla figlia di Wolface concludersi senza che entrasse in scena proprio Wolface, qui in veste lapalissiana di deus ex machina? Ed infatti anche lui assolve il suo compito, fino in fondo: il tassello finale da collocare nell'affresco generale era appunto quello del ricongiungimento tra padre e figlia, cosa che in teoria potrebbe addirittura lasciare la porta aperta ad una loro futura rentrée.

Che cosa rimane, allora? Una storia di onesto "manierismo" nella quale Ruju ha mostrato la sua bravura nel dosare elementi già visti, secondo una composizione ancora una volta diversa. Per il resto c'’ poco da dire: giocando "in casa" con personaggi da lui creati, non vi “ nulla da eccepire su dialoghi e ritmo. Volendo proprio fare un'osservazione, alcune sequenze appaiono un po' "condensate": forse la storia avrebbe avuto bisogno di ben pi” delle canoniche 94 pagine per essere raccontata al meglio, ma la carne al fuoco tuttavia non era tanta da giustificare una storia doppia. In fondo, perciò, il risultato accontenta un po' tutti, dai lettori ai due Runner, adesso finalmente non più così Lone, solitari.

Disegni

Il tratto "sporco" di Casini “ una garanzia. Anche qui, si tratta di personaggi da lui gi” disegnati, per cui la mano è naturalmente sicura. Le fisionomie sono in generale ben rispettate (fatta salva una Legs dal naso un po' pronunciato, a pag.79), così come la cura delle diverse ambientazioni e la scelta delle inquadrature (ben resa, ad es., la dinamica dell'incidente a pag.49). La sequenza dell'incubo di Alice (pag.23-28) permette inoltre di recuperare alcuni dei principali frammenti della precedente avventura, e c'’ da dire stavolta che finalmente le dimensioni del Thor 14 sono giustamente mastodontiche rispetto a tutto il resto - visto che l'altra volta era stato disegnato come una specie di "ragnone" di poco più grande rispetto ad una normale camionetta :-).
Nel complesso, quindi, una buona prova.

Globale

E' una bella storia, questa, nulla da dire. Peccato che soffra, come detto, del complesso del sequel, la cui influenza sembra essere direttamente proporzionale al numero dei seguiti e tende a non far lievitare più di tanto il giudizio globale. Anche lo stesso titolo “ decisamente poco originale, incapace di destare come si deve la curiosit” del lettore.

La copertina di De Angelis riprende in maniera smaccata quella del numero 57, "Thor 14", disegnata da Claudio Castellini; il confronto però è nettamente a favore di quest'ultimo.

Un albo che probabilmente "chiude" una trilogia, e come tale incentrato prevalentemente sullo scioglimento delle diverse tematiche affrontate nel corso delle precedenti avventure. Questo però non impedisce di regalare al lettore una storia in fin dei conti gradevole.

Vedere anche la scheda della storia

Oscar Tamburis

Da sempre convinto sostenitore della massima mysteriana "L'importante non è sapere le cose, ma fare finta di averle sempre sapute"

tutti i suoi articoli