dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

L’ultima volta che Gambe Salde guidò la tribù

Magico Vento n.73 “La Montagna degli Specchi”

pubblicato
30.07.2003
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3 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto7/7
Sceneggiatura7/7
Disegni6/7
globale96%

A volte riscopro perché ancora oggi leggo tanti albi bonelliani: perché in ognuno di essi c'è in potenza un vero e proprio romanzo, nonostante le delusioni siano sempre più frequenti. E questo può avvenire con naturalezza, leggendo questa storia così semplice e perfetta, tra le più belle di una testata che ha saputo offrire moltissimi racconti di grande valore.

Una storia che affronta con sensibilità e ironia un tema difficile e delicato come quello della vecchiaia, una storia dove non c'è recitazione, dove non ci sono eroi, ma solo uomini e donne come quelli che potremmo incontrare ogni giorno, e che a volte riescono ad essere meglio di qualunque eroe. E a volte no. Manfredi li ritrae tutti con lo sguardo del naturalista, li osserva

scoprirsi e svelarsi nella loro intimità psicologica, senza mai forzarne i tempi o voler mostrare più di quanto sia giusto aspettarsi da loro. Li mostra nel loro bene e nel loro male, e anzi ancora una volta lascia che siano essi stessi a farlo. Quattro ritratti costruiti con pochi elementi, eppure completi e non bisognosi di altro per rimandare l'immagine di quattro persone umane vere: l'orgoglio brusco, la gelosia e la generosità calda di Gambe Salde, la rustica saggezza di Cerchi-nell'Acqua, il complesso fondersi di paure, gelosie, manie, esaltazioni e slanci di Flauto Lamentoso, la gaia e bonaria follia e la vitalità panica di Pelle-di-Lontra, possibili solo per chi abbia ormai oltrepassato la paura della morte. A questi si aggiunge la caratterizzazione di un Magico Vento attentissimo a offrire il suo aiuto e la sua guida al gruppo, cercando di non ferire l'orgoglio dei quattro, sopportandone le bizze, guidandoli con discrezione verso il loro obiettivo, o meglio mettendoli in condizione di guidare se stessi.

L'uomo e lo sciamano sono qui perfettamente fusi e paritetici. Illuminanti i brevi squarci onirici nei quali Ned Ellis trova in Rifiuta-di-smettere quasi una nuova guida spirituale, che rinnova il patto tra lo sciamano bianco e la sua gente di adozione tutta; mentre la donna Rifiuta-di-smettere è forse qualcosa di più per l’uomo Magico Vento, come l’ultima tavola dell’albo potrebbe adombrare.

Il viaggio dei quattro non è iniziatico e neppure di crescita, ma finisce, e senza che questo appaia forzato, per donare nuova consapevolezza al più debole tra loro, Flauto Lamentoso, e per condurre a morte gli altri due uomini del quartetto, una morte che per loro probabilmente è preferibile ormai alla vita, ma senza che in questo vi sia tristezza, rimpianto o peggio: resa.

La "digressione" di Topo Muschiato serve a infondere azione in una storia altrimenti troppo statica, e tra la rievocazione della leggenda dell'antico Topo Muschiato fatta da Pelle-di-Lontra e la morte del suo discendente per mano di Magico Vento c'è il tempo per abbozzare velocemente ma in modo non banale il ritratto di un deraciné perduto dietro la sua mania, ma privo di aloni romantici: un predone sbandato come molti ve ne furono sicuramente.

Barbati e Di Vincenzo, e soprattutto il primo in assolo, sono davvero molto bravi a cogliere i sottili risvolti psicologici del racconto, e i personaggi risultano ben rafforzati in quella dimessa ma mai banale quotidianità che è la cifra di quest'albo. L'altro grande protagonista, che fanno agire nella narrazione è la natura.

Maestosa o vicinissima alla dimensione umana, che sia un'impervia montagna innevata o un cespuglio rado, un'aquila ad ali spiegate, una piccola lepre in fuga o un pesce catturato all'amo, la realtà esterna interagisce con quella interna dei personaggi e la completa, fornendo al lettore l'accompagnamento (quasi musicale) degli eventi, scandendone i tempi e i modi, dal dramma alla commedia più brillante.

Vedi anche la scheda della storia.