dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

Living in the past...

Magico Vento n.66 “Caccia sadica”

pubblicato
31.01.2003
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2 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto4/7
Sceneggiatura5/7
Disegni7/7
globale73%
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Testi

Colpa nostra, sicuramente, o forse colpa del Natale, che a noi invece che renderci più buoni ci inacidisce; sta di fatto che nemmeno il più obiettivo dei critici può difendersi dalla soggettività della percezione, su cui, ovviamente, finisce per influire anche quello che uno ha mangiato la sera... Francamente, però, troviamo che anche oggettivamente qualcosa non funzioni con questa storia di MV.

Chi è Grande Silenzio? E da quando Magico Vento ha bisogno di altri per avere una visione? Quale legame lo unisce al passato che sta visitando? Che rapporto ha con Ehecatl? Da dove vengono veramente ‘sti Antichi? Troppe domande. Alcune di esse riceveranno sicuramente risposta in prossimi episodi, altre ci lasciano l’impressione di una certa fretta di raccontare.

Disegni

Straordinari, eccelsi, superbi i disegni di Parlov. Formidabile è la capacità di cogliere, in ogni singola vignetta, il gesto, il movimento: Parlov ritrae sempre non l’inizio, di un movimento, non la fine, ma proprio il movimento stesso. Fotografie che si muovono. Cinema. Ogni singola vignetta di questo numero è da guardare e rimirare: il gesto, il volto, le espressioni, l’equilibrio chiaroscurale, soprattutto nelle difficili tavole a gabbia nera, a rischio di leggibilità: tutto l’insieme fa gridare al prodigio. Che siano forse anche questi disegni così fuori dall’ordinario a schiacciare una storia per una volta meno che straordinaria?

Globale

Copertina ben costruita: al vertice della pagina, in posizione di incombente centralità, la luna, il cui bianco pieno è simmetricamente ripreso dal bianco degli occhi dei minacciosi Antichi. A questa luna rimandano due serie di linee diagonali che si intersecano: quella della piramide di sfondo e, con altra simmetria, la piramide costituita dalle figure umani, che culmina nelle braccia alzate che impugnano la lama. Poco evocativa la figura dell’eroe, addirittura scarsamente riconoscibile oltre che poco “attivo”. La parte più interessante pare essere proprio l’altare su cui l’eroe è sdraiato: il fregio in pietra anche se semplicemente accennato risulta fortemente evocativo, molto suggestivo.

GP
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