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Il teatro povero di Grotowski

pubblicato
29.12.2002
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Copia anastatica dell’originale

Nel 1968, periodo di grandi fermenti e innovazioni, esce una raccolta di saggi intitolata Per un teatro povero (in Italia edito da Bulzoni Editore): il libro è una sorta di manifesto delle tecniche teatrali ideate da Jerzy Grotoswi (1933-1998), un regista polacco, direttore del Teatro-Laboratorio di Opole, in Polonia.

Secondo Grotowski, lo spirito del teatro del suo tempo si è notevolmente impoverito, in quanto si è cercato di introdurre tecniche proprie del cinematografo e della televisione, per produrre maggiore spettacolarità e attirare più pubblico. In realtà questa manovra si è rivelata un fallimento, perchè ha ridotto il teatro a mera brutta copia di altre due tipologie di spettacolo.

Grotowski propone perciò di eliminare tutti quegli elementi non necessari per creare il teatro, lasciando gli unici due basilari: l'attore e lo spettatore. Lo spettatore è ovviamente un obbligo, perchè si può parlare di spettacolo solo se c'è qualcuno che guarda qualcosa (spettacolo, da spectare: guardare). Purtroppo, però, il regista non può lavorare sul pubblico, non può costruirlo a suo piacimento. L'unico elemento completamente nelle mani del regista è l'attore, ed è su di lui che Grotowski concentra i suoi sforzi.

Le fonti d'ispirazione di Grotowski sono [...] il metodo Stanislavskij, l'allenamento bio-meccanico di Mejerchol'd, le tecniche orientali, [...]

Il teatro di Grotoswki è quindi un teatro povero, perchè privo di tutti quegli accessori tipici del teatro ricco: luci, trucco, scenografia, effetti sonori, costumi...Qualsiasi forma di spettacolarità viene creata solo ed esclusivamente dal corpo e dalla voce dell'attore.

Nel Teatro-Laboratorio gli attori vengono sottoposti ad un vero e proprio allenamento, per poter arrivare ad una perfetta padronanza del proprio corpo e della propria mente: l'attore deve riuscire ad esprimere completamente le proprie sensazioni, senza che alcun altro impulso si inserisca nel processo.

...noi [Grotowski] cerchiamo di eliminare le resistenze del suo [dell'attore] organismo...Il risultato è l'annullamento dell'intervallo di tempo fra impulsi esteriori e le reazioni esteriori in modo tale che l'impulso sia già una reazione esterna.
(da Per un teatro povero, Bulzoni Editore)

Senza analizzare troppo nel dettaglio le implicazioni quasi filosofiche delle teorie di Grotoswi (che mirava a plasmare l'uomo prima che l'attore), è interessante osservare le pure tecniche di allenamento e recitazione, che, in maniera molto schematica ed essenziale, la Miuchi propone all'interno della compagnia Unicorno.