Alla fine l'unico vero difetto di questa doppia storia sta nella parsimonia con la quale dispensa colpi di scena e fuochi d'artificio. Quello che doveva essere il primo atto della guerra tra la Terra e le Stazioni orbitanti si risolve infatti in un'atipica avventura sospesa tra lo spionaggio e la fantapolitica. La guerra, quella vera, è rimandata: al lettore vengono per ora riservate solo alcune scaramucce stellari.
Vietti ha un compito non facile: da una parte deve, nell'arco di 188 pagine, inventarsi un contesto bellico i cui nodi principali, dopo essere stati accennati nei primi anni della serie, non erano mai stati né sviluppati, né ribaditi. Vietti “ quindi costretto a gettare nella mischia una caterva di nuovi personaggi, di nuovi soggetti economici e sociali e di nuovi scenari sia bellici che governativi. Inutile sottolineare la difficolt” per l'autore di rendere digeribile al lettore un insieme così articolato di situazioni a lui nuove: l'estrema verbosità e complessità di questa storia “ figlia proprio della necessit” di inventarsi, quasi da zero e nello spazio di poche pagine, le condizioni per potere in seguito scatenare una guerra che, sembra, cambierà Nathan Never, come uomo e come testata, in maniera radicale.
Tuttavia Nathan Never è prima di tutto un fumetto di avventura: da qui l'imprescindibile esigenza di costruire una storia che facesse da cornice alle indispensabili chiacchiere esplicative dei personaggi. Vietti imbastisce una complessa spy story, i cui risvolti toccano molti punti interessanti: scendono infatti in campo vecchi personaggi, come il procuratore Galya, e new entry come Mr. Alfa e Logan; vengono toccati argomenti come quello delle serre idroponiche e dei Grigi; infine, ultimo ma non meno importante, si combatte veramente, sebbene per poche pagine.
Insomma, per la prima volta dalla fine della saga Alfa, abbiamo la possibilità di apprezzare la profondità dell'intreccio, con tutte le sue sottotrame che cominciano a intersercarsi e completarsi vicendevolmente. E, cosa più importante, finalmente ne cogliamo anche qualche frutto. Un po' acerbo, forse, ma la soddisfazione è quella del bambino che coglie la prima ciliegia della stagione.
Il Vietti che più ci piace rimane tuttavia quello che scrive storie di azione: i brevi assaggi che qui ci regala sono ottimi, realizzati in puro stile action movie hollywoodiano. Buono l'esordio, con l'attacco a sorpresa di Little Round Top, che ci presenta la classica situazione di quotidianità militare spezzata dall'improvviso attacco nemico. Ma ancora migliore è la sequenza dello scontro tra le flotte spaziali: Vietti ricrea perfettamente lo stato di tensione estrema dei personaggi, i cui stati d'animo sono turbati non solo dalla paura, ma anche da dubbi morali. Fenomenale poi è il cliffhanger che chiude il primo albo, capace di ridestare l'attenzione e l'attesa del lettore, dopo una prima ottantina di pagine piuttosto soporifere.
Da notare la posizione più che defilata di Nathan, che si riprende la scena solo per una quarantina di pagine nel secondo albo. I veri protagonisti della storia sono infatti Solomon Darver e il procutarore Galya, sempre al centro della vicenda (com'’ giusto e naturale che sia). Ci preoccupa un po' tuttavia questo defilarsi di Nathan: se “ vero che in sua assenza si guadagna in coralit” (molti personaggi hanno più spazio per essere approfonditi), bisogna anche ricordare che il musone “ il tramite attraverso il quale il lettore si cala nelle sue avventure. Se non scattano l'identificazione e l'empatia, il fruitore della storia si trova in una posizione troppo distaccata per potere veramente appassionarsi a ci” che legge. Una regola d'oro che sarà bene tenere a mente quando ci ritroveremo nel mezzo della vera e propria guerra con le Colonie.
Molto, molto bene i disegni di Jacomelli, migliorato tantissimo negli ultimi anni. Il suo segno ormai raggiunge spesso la qualità di quello di De Angelis, del quale tuttavia non ha ancora la costanza. Grande lavoro sui volti, assai plastici e espressivi: ci piacciono soprattutto Nathan e Darver. Interessante anche il lavoro di ricerca tecnologica: sono ben fatti gli interni delle astronavi, i flyer, le armi, i visori e gli ambienti militari. Qualche vignetta tuttavia non è proprio all'altezza del resto: a volte per l'uso eccessivo di retini, che stacca eccessivamente all'interno della tavola, a volte per qualche volto un po' tirato via, specie nel secondo piano. Imprecisioni facilmente correggibili, che indicano anche gli ulteriori progressi che Jacomelli può compiere.
Le copertine di De Angelis, pur realizzate bene, poco colgono dello spirito della storia. Per concludere, una storia piuttosto verbosa e forse un po' noiosa, ma nel complesso riuscita: Vietti, a nostro parere, “ stato assai bravo a creare praticamente dal nulla le condizioni per una guerra Terra-Colonie. L'artificio si vede, indubbiamente, ma non ci sentiamo di fargliene una colpa. Piuttosto, bisognerebbe prendersela con chi ha programmato cos” sconsideratamente i passi che hanno portato a questa storia: non era il caso di introdurre un po' alla volta i personaggi e le tematiche nei vari albi, invece di riversarli tutti in un sol colpo?





