dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

Un'eredità per Cico

Zagor CI21

pubblicato
15.07.2001
lettura
3 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto5/7
Sceneggiatura6/7
Disegni5/7
globale77%
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  1. Testi
  2. Disegni
  3. Globale

Testi

Tito Faraci è un disneyano navigato e si vede. La trama è esile in misura assolutamente perfetta per poterci distribuire sopra gag a raffica, alternando la comicità più semplice e clownesca tipica di Cico, alla più classica della commedia degli equivoci, ritoccando poi l'insieme con dell'ottima ironia un po' più arguta.

Dicevamo della trama: c'è l'incipit in cui ci viene presentato Cico nella sua più classica quotidianità, ossia mangiare da scoppiare e poi non potersi pagare il cibo. E proprio il bisogno di denaro è l'aggancio che fa partire la storia di Cico ereditiero. Da questo momento in poi il ritmo dell'avventura si mantiene elevato e godibile grazie ai dialoghi brillanti e alle gag che vengono preparate e fatte "esplodere" sempre rapidamente, cioè al massimo nell'arco di poche tavole.

Scambi di battute frizzanti, scenette rapide e fulminanti e didascalie esplicative sempre perfettamente in antitesi rispetto a quanto narrato nelle vignette che le contengono, trascinano in modo oseremmo dire avvincente Cico nella sua ascesa da servo sfaticato a ereditiero, ruolo che lo condurrà suo malgrado a divenire grande imprenditore, arguto attenuatore di tensioni sociali, petroliere, e impareggiabile anfitrione con gli ospiti di pari, se non superiore, lignaggio! Il tutto nella più pura innocenza, come solo Cico sa fare.

Ogni pagina sa quindi riservarci un sorriso, grazie anche alla semplicità dei coprotagonisti, macchiette non solo facilmente riconoscibili, ma anche profondamente radicate nel retroterra culturale di ogni lettore di fumetti: Arthur McDoug è l'avido zio Paperone nel corpo del cinico Scrooge, i suoi nipoti sono tre pesti e parlano spesso esprimendo ognuno duo o tre parole di una stessa frase, e a districarsi tra queste sagome troviamo Cico, tutto cibo e branda, proprio come Paolino Paperino tra Paperone, Qui, Quo e Qua. Archetipi disney in sagome bonelli. E funziona!

Disegni

Ormai il tratto di Gamba è sinonimo di umorismo, in casa Bonelli, e il disegnatore non tradisce mai, il suo impegno e la resa delle sue chine sono costanti nel tempo e nelle pagine. Se un albo diverte è perchè le gag funzionano, e se le gag funzionano vuol dire che l'espressività dei personaggi, la loro postura e la loro gestualità sono in perfetta simbiosi con i testi. E va sottolineata anche l'abilità di creare dei protagonisti stereotipati non solo nel carattere ma anche nella fisionomia: l'avaro è anche fisicamente "l'Avaro" per antonomasia (naso prominente, calvizie incipiente, capello argenteo e lungo), l'integerrimo e intransigente Von Strogroff porta una tuba nera, un lugubre tabarro, la benda all'occhio e severi baffoni canuti, e così via. Decisamente riuscita anche la sequenza che si svolge completamente al buio (pag. da 97 a 99), in cui Gamba dimostra tutta la sua esperienza e il suo mestiere riuscendo a rendere perfettamente comprensibile una memorabile scazzottata nella notte fonda.

Globale

Un titolo un po' diverso dal solito, una copertina allegra e che per una volta non vede Cico impegnato a salvare la pelle, un albo in cui il pancione messicano non pensa solo a parare i glutei, ma riesce anche a fare, più o meno coscientemente, del bene ai personaggi che lo circondano. Faraci con l'umorismo ci sa fare eccome e Gamba lo asseconda alla grande. Un albo più che degno del quarantennale che si va festeggiando.

Emanuele De Sandretutti i suoi articoli