Testi
In effetti in questo numero non è ancora certa l'identità del luogo dove si svolge la vicenda: Legs
crede di trovarsi in una generica Green Island, Michele Medda
probabilmente vuole ricordare la Darkwood di Zagor (che voglia
festeggiare così i 40 anni dello Spirito con la Scure?), ma ad altri la giungla non può che riportare alla
mente la simpatica palude di Okefenokee dove erano ambientate le storie di Pogo di Walt Kelly.
Naturalmente abbiamo un po' scherzato ma non siamo andati molto lontani dalla realtà.
In questa avventura, infatti, viene mostrata la Legs che non avremmo mai voluto vedere: quella
demenziale.
La storia è infarcita fino all'estremo di gags e battutine che non solo rallentano la lettura con un
conseguente annoiamento del lettore, ma per di più non funzionano, se non pochissime (ma la
percentuale rimane comunque bassa). Sembra quasi che l'albo voglia replicare il recente successo di
"Legs alle Olimpiadi" (63), geniale quanto divertente, calibrato
ottimamente nelle sue varie parti.
Questo non succede affatto in "Giungla!".
Talvolta le battutine (testuali e grafiche) rasentano - se non sconfinano - il patetico: pag.6
con Jill che suggerisce al tipo legato ed imbavagliato la temperatura a cui lavare la tuta, pag.29
con un Darver dall'occhio lungo nei confronti di May, il serpente che mangia il
mitra, altre frasi di Jill, il tipo che atterra Legs con un cazzotto a pag.63 (ma quando mai Legs si
sarebbe lasciata tramortire da un semplice pugno?), l'urlo alla Zagor di pag.74 e il seguente
spiattellamento sull'albero, gli abitanti del villaggio, il perizoma strappato di pag.77, il
coccodrillo pensante di pag.78, il ritrovamento (!) del laccino del perizoma nella giungla e i discorsi
antropologici di von Panzerhammer.
Questi ultimi, poi, sconfinano nel ridicolo perché dietro una minima quantità di verità che può trovarsi
nelle sue parole di pag.57 si affacciano numerosi insulti più o meno graditi verso alcuni usi e
costumi, infarciti da luoghi comuni della peggior specie. Che sia una non tanto velata critica
sociale? Forse no, perché a recitarla è un ipocrita professore che imposta la sua vita unicamente sul
denaro.
Comunque dispiace leggere un albo del genere, la cui storia comico-demenziale invade ampiamente questo
secondo aspetto.
Ancora una volta si rileva un problema di fondo dell'intera serie: l'identità delle avventure dell'eroina.
Il frequente cambiamento da personaggio crudo, pulp e drammatico a protagonista comico e surreale non può
che disorientare il lettore.
Disegni
Francesca Palomba è una discreta disegnatrice ma per questo albo di Legs va ripresa in alcuni punti che
suscitano alcuni dubbi e critiche non sempre positive.
Partiamo da un aspetto che è il più in vista per chi legge e guarda fumetti: il volto e le
espressioni dei personaggi, soprattutto dei protagonisti. Mentre per le espressioni non c'è nulla da
dire - nel senso che sono ben espresse (scusate il gioco di parole) - i volti presentano un dato
negativo: sono tutti uguali! Eliminate le pettinature ed avrete sempre le stesse facce. Non solo:
non c'è differenza tra quelli maschili e quelli femminili o comunque è veramente esigua. Se confrontate
le due scene della vasca da bagno di pag.30 e pag.97 e se non fate troppo caso alla differente lunghezza
dei capelli delle due donne, potreste pensare che sia sempre la stessa persona rappresentata mentre sono
Legs e May.
Rimanendo sul volto, un appunto va fatto anche agli occhi. Sempre gli stessi per tutti i personaggi ma
anche poco espressivi e poco identificativi.
Comunque la costruzione degli elementi all'interno della vignetta è sempre ordinata e il segno grafico è
pulito - forse troppo! - e preciso anche se il tratto talvolta è troppo grosso e stona con le dimensioni
della pagina.
Purtroppo il gradimento dei disegni risente della non piacevole sceneggiatura affidatale e così alcuni
scene demenziali lo sono troppo.
Per finire un commento alla May disegnata da Francesca Palomba: troppo bella e diversa da quella vista
sulle pagine degli altri albi, soprattutto a pag.9 quando parla con Legs e a pag.29 quando dialoga con
Darver. Assomiglia troppo alle fatalone di marveliana memoria...
Globale
Sommariamente una storia che non convince troppo, né per i disegni (purtroppo contingenti alla storia) né
per lo sviluppo della trama, talvolta stentata e forzata.
La copertina di Atzori si dimostra azzeccata ai temi narrati nell'albo però la Legs mostrata è
esageratamente spaventata per quello spirito duro e mascolino quale dovrebbe essere. Inoltre la
pecca di fondo è l'estrema giovinezza che dimostra e la capigliatura innaturale.
Stavolta la colorazione di Tartarotti non stupisce come nei casi passati, ma si rivela piatta e
ordinaria: non che sia sbagliata - la scelta dei colori, della luce etc... è ben calibrata - ma, a parte
gli alberi in secondo piano e l'acqua della palude (notevole!), non suscita una particolare attenzione.
Vedi anche la scheda della storia.





