ettembre 1998: Tex Willer compie 50 anni. Questo personaggio, un misto tra un cowboy ed un virtuoso pistolero, è l'eroe western più amato dagli italiani. E' sopravvissuto al suo creatore grafico, a diversi formati ed edizioni, a sperimentazioni narrative e a tutte le serie di fumetti western venute prima, contemporaneamente e subito dopo di lui. Ripercorrere le sue origini e la sua carriera è come saltare su un vecchio vagone e riscoprire un'America mitica, un oggetto di desiderio fittizio, rubato, manipolato che si trova nell'immaginario collettivo degli italiani, tra nostalgia ed eterna fanciullezza.
Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini
Settembre 1948. L'era fascista e la guerra erano appena finite ed in Italia la gente si svegliava da quel lungo incubo con un desiderio di ricostruzione e guardando all'America. Dopo anni di un'ideologia che vedeva l'America come una tentazione malefica di democrazia e libertà, gli Italiani poterono tornare a quel sogno americano incarnato nei film, nei libri, nei fumetti e negli eroi. Tarzan aveva eluso la censura fascista celandosi dietro il costume ed il nome del "Sigfrido" germanico e la gente contemplava la propria libertà come fosse una prateria senza fine. Forse l'Europa somigliava un po' al West, con tutto quel che c'era da costruire e ricreare, ma lo scenario variava dallo straordinario al deprimente. Scrutando le rovine dell'Europa, la gente poté tornare alle immagini che la guerra aveva spazzato via, come quella di una terra quasi intatta che si stava trasformando velocemente attraverso le energie, sia buone che cattive, di uomini liberi. Come gli uomini del Vecchio West, gli Italiani sentivano di dover reinventare entità e identità. Era un momento in cui ciò che contava maggiormente era la creatività di ogni singolo uomo. Per una volta, l'Italia non sembrava una vecchia società forzata in un ordine fisso e stratificato, ma piuttosto un luogo in cui le persone potevano cambiare se stesse e la loro stessa società. Un altro motivo per la rinascita del western nell'Italia del dopoguerra può attribuirsi a quell'intolleranza ideale e palesata dell'America verso le costrizioni e l'autorità, un sentimento che l'Italia post-fascista certo condivideva.
Giovanni Luigi Bonelli, uno dei leader della rinascita western in Italia, afferma che creando Tex Willer ha dato forma all'eroe ideale della gente: "La gente odia il militare arrogante, il pezzo grosso, il banchiere. Odia il potere [...] o, come si dice oggi, il ‘palazzo' [.] Siamo tutti anarcoidi, ribelli, infastiditi da mille problemi" ["Conversazione con Bonelli"]. E per liberare ulteriormente il suo pubblico dal ricordo della pesantezza" culturale fascista, Bonelli evitò le lunghe descrizioni di Zane Grey e diede alle sue storie "...ritmo, azione e dialogo" tipici della tradizione narrativa d'avventura ["Conversazione con Bonelli"].
In un piccolo appartamento in via Saffi, a Milano, Tea Bonelli aveva allestito la sua piccola casa editrice specializzata in fumetti. Divideva l'appartamento con suo figlio Sergio e con il disegnatore Aurelio Galleppini. G.L. Bonelli, che aveva iniziato a scrivere racconti e sceneggiature per fumetti negli anni Trenta, fu uno dei primi editori italiani a ritornare al fumetto dopo la guerra. Nel 1946 pubblicava la rivista Cow-boys con editore Fernando de Leo ["Spaghetti Wilderness"], e due anni dopo già realizzava le strisce western I Tre Bill, Yuma Kid, Hondo e Rio Kid. A settembre (1948) inviò alle edicole il primo numero di un nuovo fumetto western destinato a divenire un classico di culto, probabilmente il fumetto western più longevo di tutti i tempi.
Il primo numero della "Collana del Tex" era intitolato "Il totem misterioso"; sulla copertina c'era l'immagine di Tex, un cowboy, in sella ad un cavallo impennato, e tre probabili banditi nascosti dietro delle rocce, con le pistole in pugno e l'espressione spaventata. I suoi creatori consideravano Tex un fumetto di serie B e dirigevano tutte le loro energie verso Occhio Cupo, che aveva come protagonista un eroe nordamericano del 1770. Galep illustrava questo fumetto durante il giorno e riservava le notti a Tex, ma i risultati furono piuttosto differenti dalle aspettative di Bonelli e Galleppini ["Conversazione con Galleppini"].



