disegno di Dotti
(c) Dime Press 1998
Lei e Nizzi siete ormai le due colonne portanti della serie; esiste una qualche forma di "lavoro di squadra" per pianificare almeno l'alternanza del tipo di storie (storie di magia, avventure cittadine, ritorno di personaggi noti,...), evitando cosi` rischi di sovrapposizioni o inconsistenze, oppure ognuno di voi due lavora in totale isolamento rispetto al collega?
Ci sono riunioni mensili in redazione durante le quali io e Claudio Nizzi ci raccontiamo vicendevolmente i nostri soggetti per evitare "doppioni" sgradevoli. Il racconto si limita pero' a: "Sto scrivendo una storia nella Riserva Navajo".. oppure "Rapinatori di banche nel Nevada". "Sto scrivendo una storia messicana". "Io una canadese".. Ed e' tutto.
Quando le e` stato proposto di affrontare per la prima volta un soggetto di Tex, quale e` stato il suo primo pensiero e quali difficoltà ha dovuto affrontare rispetto alle altre serie su cui era ormai abituato a lavorare da tempo?
Il mio primissimo soggetto per Tex in realta' e' stato realizzato da G.L.Bonelli ed era la storia di un ranger ucciso per errore da un gruppo di vigilantes (credo si intitolasse "Ore disperate"). Poi c'è stata la prima storia del "Maestro", "La minaccia invisibile", che sceneggiai di mia iniziativa insieme al mio amico Giorgio Bonelli, fratellino di Sergio, e che sottoposi in redazione, dove lavoravo gia' da qualche tempo. Erano, se non sbaglio, le prime cento pagine. La storia ci fu respinta e usci' anni dopo nella serie perche' fu ripresa e completata (ma con altri miei grossi interventi) da G.L.Bonelli in persona. Quindi, in realta', Tex e' sempre stato il personaggio numero uno nelle mie ambizioni di sceneggiatore, fin dall'eta' di sei anni circa.
La sua prima uscita nella serie Texiana e` stata la storia del "Passato di Carson", da molti riconosciuta come un piccolo capolavoro. Per assurdo, non ritiene penalizzante essersi presentato con un biglietto da visita cosi` ambizioso. Adesso il lettore si aspetta che la qualità del suo lavoro si mantenga su questi livelli e immagino che la cosa non sarà cosi` semplice. Cosa ne pensa ?
Ebbene, dopo una "gavetta" di cinque-sei anni, per la prima storia che mi fu commissionata ufficialmente nella serie di Tex decisi di sparare tutte le mie cartucce e scrissi la storia che in assoluto preferivo raccontare (a parte il ritorno di Mefisto). Si era creato un "buco" nella programmazione, per una crisi creativa (o anno sabbatico che dir si voglia) di Nizzi. Canzio aveva provveduto personalmente con due storie, Medda con altre due. Io ero consapevole di essere soltanto il terzo "tappabuchi" e che quella avrebbe potuto essere la mia unica storia per Tex! Ma non ero per niente convinto, scrivendola, che mi sarebbe venuta bene. Anche perche' Marcello dovette interromperla a meta' e io e lui ci dedicammo all' "Esploratore scomparso", per rilanciare Zagor. In seguito tutti i lettori, a partire dal "primo lettore" Decio Canzio, l'apprezzarono molto. Sul fenomeno per cui i lettori rischiano, diciamo cosi', di venire "abituati troppo bene", ho gia' avuto modo di riflettere. Le vostre stesse recensioni su uBC criticano come troppo semplici delle storie quali "Glorieta Pass" o "Bad River", che in realta', pur essendo brevi, sono mediamente piu' complesse delle storie di Tex del periodo classico o post-classico. Ma sono rilassato, su questo punto. Non sempre si possono scrivere capolavori. E chi molto fa, puo' anche sbagliare (ho pero', lo dichiaro qui, esponendomi al pubblico ludibrio, la presunzione di sbagliare meno della media).
Lei e Medda, quasi contemporaneamente, siete usciti su Tex. Oggi e` rimasto solo lei. Si puo` azzardare che c'e` stata una specie di "gara d'appalto" tra lei e Medda (e magari Canzio), per definire lo sceneggiatore da affiancare a Nizzi?
Non so esattamente perche' Medda non abbia continuato con Tex. Le sue storie a me piacevano. Di sicuro Michele produce meno tavole e deve dedicarsi ai suoi Nathan Never e Legs.
E` abbastanza evidente che lei ha portato nella serie di Tex una "ventata di freschezza" : personaggi più approfonditi dal punto di vista psicologico, dialoghi abbastanza innovativi e spesso introspettivi, un ampio spettro di figure minori che animano le storie,.... Questo discorso innovativo come e` stato accolto in casa Bonelli e quale ritorno vi e` stato da parte del pubblico? E quanto deve a Berardi (mi riferisco a "Oklahoma") per queste novità?
Io devo molto (oltre che a G.L.Bonelli, a Romano Scarpa, a Gino D'Antonio e a Charlier, gli autori a cui piu' mi sono ispirato fin da ragazzino per la "costruzione" delle storie, ecc..) a Giancarlo Berardi. Ken Parker mi ha aperto un mondo nuovo, uno stile nuovo per le storie a fumetti. "Oklahoma" parve in casa editrice troppo innovativo per la serie normale, ma io lo giudicai da subito non solo bellissimo, ma purissimo Tex. Era semplicemente un Tex "adulto". I personaggi, come le persone, devono si' rimanere se stessi, ma anche evolversi, non cristalizzarsi. Cristalizzarsi e' morire! Le persone piu' interessanti sono quelle che "crescono", non e' cosi'?... Non quelle prevedibili e noiose! Si', "Oklahoma" e' stato un bel rompighiaccio!
E` corretto dire che lei rappresenta il fronte innovativo della saga, mentre Nizzi incarna quello più tradizionale ? E se e` cosi`, e` questa situazione frutto di un calcolo preciso il cui obbiettivo e` di mantenere i vecchi lettori (grazie al "Bonelliano" Nizzi) e conquistarne di giovani (grazie al suo approccio meno tradizionale) ?
"Non tradisco e non tradiro' mai Tex, che conosco come le mie tasche!"
La seconda che hai detto! Vale a dire: Nizzi e' tradizionale, lo afferma, ci crede. Ma anch'io credo di essere tradizionale, questo e' il punto! Non tradisco e non tradiro' mai Tex, che conosco come le mie tasche! Semplicemente a volte mi rifaccio piu' al G.L.Bonelli delle origini, chiedendomi come scriverebbe adesso, dopo cinquant'anni!
Di quanta libertà lei gode nella stesura dei soggetti e delle sceneggiature di Tex? Esiste, nella figura di Canzio o di qualche altro "bonelliano", una qualche forma di attento controllo o di revisione del suo lavoro, prima del passaggio alla realizzazione grafica ? Se si`, può citare qualche esempio significativo sui lavori gia` editati ?
Per quanto mi riguarda, io racconto a Canzio e a Bonelli un mini soggetto a voce, poi mi metto al lavoro. L'albo arriva sul loro tavolo gia' disegnato e letterato. Le mie storie sono uscite finora (per qualsiasi serie), hanno avuto correzioni davvero minime e mai nessuna scena e' stata rifatta. Si e' discusso per la sfida tra irlandesi e italiani dell'albo "Gli Invincibili", ma alla fine il mio punto di vista e' stato accettato (con riserva) e la scena non e' stata toccata.
Come giudica il Tex degli altri sceneggiatori: G.L.Bonelli, Nolitta e Nizzi?
Il Tex di G.L.Bonelli e' il vero Tex. Non l'ho mai messo in discussione. Dialogo, caratterizzazione, ambienti e ritmo sono perfetti! Preferivo (come tutti!) le storie in cui l'eroe era un po' in difficolta', ma apprezzavo che fosse davvero un super tosto che non sbagliava mai!
Quando uscirono negli anni Settanta le prime storie del mio attuale amico ed editore Sergio Bonelli, alias Guido Nolitta, non erano firmate, ma io riconobbi subito la mano di un altro autore. E le trovai anatema! Tex che viene pestato sulla nuca come un qualsiasi Philip Marlowe, che sbaglia nel giudicare le persone, che lascia uccidere degli amici o altre persone a lui affidate!... Era troppo umano, non era Tex!... Piu' o meno, e' quello che penso ancora. So che Sergio s'incavola, ma io credo che lui abbia raggiunto il suo capolavoro con Mister No che gli somiglia: un antieroe duro ma dubbioso e che non possiede la verita' rivelata. Con il tempo ho apprezzato qualche novita', ma non tutte, del Tex di Nolitta. La verita' e' che io sono piu' tradizionalista del re!
Il Tex di Nizzi e' sicuramente piu' gianluigibonelliano, ma e' pur sempre il Tex di Claudio Nizzi. Ha un ritmo rilassato, dialoghi piu' secchi. Le storie sono troppo lineari per i miei gusti di lettore texiano, ma hanno il giusto piglio western e di "tostaggine"! Complimenti, Nizzi ha davvero "salvato" Tex.