dall’archivio di uBC · 1996–2016Approfondimento · Eroi Bonelli

Il mondo di Dylan Dog

pubblicato
06.09.1997
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5 minuti
Copia anastatica dell’originale

Un uomo chiamato Marx (il migliore dei due :-) A pagina 11 del n.1 (prima di Dylan che compare solo alla pagina seguente, e anche questo è un indice dell'importanza del personaggio) "L'alba dei morti viventi" un tipo baffuto con la faccia indimenticabile di Groucho Marx fa capolino dalla porta e dice "Sì?". Una delle poche battute sensate della sua vita fumettistica. Ma si rifà subito e non si fermerà più. Nel tipico

Groucho in azione · (c) 1997 Bonelli

stile umoristico di Tiziano Sclavi, basato su freddure, non-sense, calambours e giochi verboso-verbali e su un principio comico di base quale l'inversione delle aspettative, il tipo baffuto uguale a Groucho Marx ruba al migliore dei Marx pure il nome e diventa fin dall'inizio qualcosa più che un bonus ilare negli intrecci. Sclavi azzecca in fase di costruzione un altro dei tasselli fondamentali della saga: Groucho è fin da subito uno dei motivi per cui vale la pena comprare DD, per alcuni addirittura IL motivo, come ben illustra il taglio "grouchista" della lettere alla redazione. Groucho non è un personaggio (di lui si sa solo che è un ex-attore comico e, da poco, che Dylan l'ha incontrato durante una manifestazione di piazza), è solo una funzione umoristica (a volte narrativa, ad es. quando salva Dylan), tutti sanno che Groucho non è vero, che è un'altra delle magie di Dylan Dog, e va bene così. Anche se alla lunga la sua gestione è diventata un problema per gli sceneggiatori...

Il ritratto di Sclavi che ha · reso famoso Castelli ;-) · (c) 1988 Castelli

L'altro Dylan: Tiziano Sclavi... Sclavi è un senza ombra di dubbio un autore. Autore nella sua accezione creativa, come artista che che inventa e nell'inventare traspone la sua personalità nelle proprie creazioni. Se Dylan è un fumetto d'autore (con tutte le ambiguità di una tal definizione), lo è non perché le sue storie sono belle, ma perché le sue storie sono marchiate in maniera inconfondibile dal suo ideatore, e divengono immediatamente riconoscibili per stile, tematiche, ritmo, situazioni, personaggi. Tiziano Sclavi, com'è noto a chi ne conosce anche sommariamente la biografia, ha fatto una gran gavetta in Bonelli su altre serie. Zagor, Kerry il trapper e Mister No, soprattutto. E proprio nelle storie del pilota amazzonico Jerry Drake da lui scritte sono più evidenti le scelte stilistiche che su Dylan potrà poi esprimere al massimo grado di personalizzazione e di libertà. Lo sbarco in edicola di Dylan Dog colpisce con la potenza di un maglio il pubblico: ambientazione vincente, ma le sceneggiature firmate da Sclavi sono quasi tutti dei gioiellini. Un taglio cinematografico e frizzante nei dialoghi, grande ritmo in "regia" delle vignette, giochi citazionisti che titillano i lettori più navigati, didascalie abolite (era il 1986!) se non nei monologhi interiori, filastrocche necrofile che accompagnano molti episodi in un crescendo angosciante, personaggi teneri, stravaganti o deliranti, ma sempre vivi e mai sciatti, il coraggio di tirar giù intrecci che sono infiniti giochi di scatole cinesi ("Morgana" e "Storia di nessuno" per tutte).

...e le sue molte magie. Dylan non è una serie in continuity. Il ritorno ricorrente od occasionali di certi personaggi è del tutto episodico. Nel numero nuovo, ogni mese, si fa praticamente tabula rasa degli avvenimenti precedenti. Proprio il numero d'esordio è uno dei pochi la cui trama continua (seppur in maniera assai oscura) in storie successive, creando il mini-filone familiar/edipico che trova una conclusione nel n.100. Non in questa saga (saghetta) sta la magia di Dylan Dog. La magia inizia a sgorgare dalla penna di Sclavi presto, e non si fermerà per anni. "Il fantasma di Anna Never", "Alfa e Omega", "Memorie dall'invisibile", "Morgana", "Dopo Mezzanotte", "Gran Guignol", "La casa degli uomini perduti", "Il lungo addio", "Jonnhy Freak" (sia lode anche al bravissimo Mauro Marcheselli) sono altrettanti capolavori che entrano nei cuori dei lettori e nella storia del fumetto italiano. Altre storie (non tutte di Sclavi) come "Goblin", "Caccia alle streghe", "Doktor Terror", "Oltre la morte", il recente numero del decennale trascinano con prepotenza temi sociali nel fumetto popolare da edicola e consacrano Dylan Dog come serie che sa parlare un linguaggio ben più potente di quell'horror in cui avrebbe potuto essere confinato.

Passato, presente, futuro. Per gli aficionados della prima ora, gli irriducibili, per molti di loro Dylan è già morto. Magari è il fumetto che si acquista ancora per abitudine o per collezione, ma per loro Dylan ha già dato e quello di oggi è una pallida ombra del capolavoro che fu. Chi vi scrive non è così drastico, anche se una scelta come quella di Neil Gaiman per il suo Sandman (terminarlo col n.75, perché gli stimoli erano finiti) non sarebbe stata così balzana per una serie come DD. E' chiaro che all'editore una idea del genere suona come una bestemmia e non accadrà di certo. Il pozzo cui attingere per le tematiche di un fumetto come Dylan, non è indubbiamente senza fondo (a differenza di altre serie come Zagor o Nathan Never, ad esempio): molte situazioni (serial killer, mostri deformi, inversioni buoni/cattivi, rapporto vita/morte/non-vita...) hanno già visto troppe rivisitazioni e iniziano a puzzare di stantio. Eppure il personaggio, i comprimari, le possibili ambientazioni hanno così tanto fascino e così grandi potenzialità da far pensare a nuove storie di assoluto valore. Storie diverse nel taglio, magari senza la "poesia" che ha fatto il mito-Dylan, magari meno "avanguardiste " e più rigorose, storie comunque da leggersi senza pregiudizi in merito a una catatonia della serie del tutto opinabile. Sotto il naso ci sono già passate storie ottime come "La prigione di carta" o "Finché morte non vi separi" e molti hanno fatto lo stesso spallucce. Il dubbio che mi sorge è che, forse, non è tanto (o non solo) la qualità a essere caduta, ma piuttosto la capacità di stupirsi, di emozionarsi, di entusiamarsi dei lettori un tempo adolescenti, e ora giovani uomini. Anch'io a 17 anni sbavavo per cose che adesso rivedo con non poca sufficienza...;-)

PO