dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

Professione: scrittore

Nathan Never n.72 “Il sogno della farfalla”

pubblicato
11.06.1997
lettura
4 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto5/7
Sceneggiatura6/7
Disegni5/7
globale78%
in questa pagina · 4 sezioni
  1. Soggetto · 5/7 — Michele Medda
  2. Sceneggiatura · 6/7 — Michele Medda
  3. Disegni · 5/7 — Stefano Casini
  4. Copertina · 3/3 — Roberto de Angelis

Soggetto · 5/7 — Michele Medda

Un albo speciale. Quattro pagine in più, un'interessante prefazione di Michele Medda (che, fra l'altro, ruba poco alla vicenda raccontata nel fumetto) e soprattutto, finalmente, una bella storia di Nathan Never, come, ci pare, non succedeva pressapoco dai tempi di "Hadija". Medda dichiara d'ispirarsi alla vita di Philip Kindred Dick, lo scrittore papà di "Blade Runner", e rivisita temi non nuovissimi nella saga, ma ha il gran merito di non cadere mai nella banalità del deja vu. Il risultato “ un intreccio convincente che riesce a strapparci pi” di un'emozione.

La vicenda “ raccontata in modo abbastanza lineare e senza colpi di scena clamorosi, ma la quantit” di personaggi e locations è tale che la tensione della narrazione rimane sempre abbastanza alta. Punto centrale “ proprio il sogno della farfalla, ovvero la crisi d'identit” della protagonista, una scrittrice famosa la cui vita, d'un tratto, sembra rivelarsi nient'altro che uno dei suoi romanzi d'avventura, assurdamente in bilico fra visioni e ricordi che non paiono appartenere a lei, ma all'eroina delle storie da lei scritte. Sullo sfondo, ritorna il grande tema neveriano del fascino e l'essenza della memoria, e perfino una riflessione d'autore (forse anche un po' troppo ambiziosa) sulla qualità dell'ispirazione artistica. Prendetela così (sicuramente è un complimento esagerato anche per un autore talentuoso come Medda), ma dobbiamo dire che, rileggendo la storia, per un attimo abbiamo ripensato a "Professione: reporter" di Michelangelo Antonioni.

Su tutta questa carne al fuoco, che costituisce il "senso" della storia, Medda ha montato un'efficace sovrastruttura fantascientifica, passando dalla verosimiglianza dell'Hip (High Induction Power, il quoziente d'induzione ipnotica, già oggetto di studi ed esperimenti "veri" durante la Guerra Fredda) alla sua connotazione come potere Esp a carattere ereditario. Insomma, filosofia, fantascienza e uno spruzzo intelligente di vena romantica, vale a dire quel tocco inconfondibile che contraddistingue tutte le migliori storie di Medda. Non – Antonioni, ma ci basta per dirgli bravo.

Sceneggiatura · 6/7 — Michele Medda

Qui i meriti di Medda sono più evidenti. L'autore sardo mescola infatti con abilità i molti elementi a sua disposizione. Suggestioni filosofiche e introspezione a go-go, “ vero, ma anche molte scene d'azione "forti", essenziali per il tessuto narrativo e per quei cambi di ritmo necessari a mantenere elevata l'attenzione del lettore, e pi” di una finestra dedicata alla vita giovanile in fuga modello "Easy rider" della protagonista (per la verità, più della madre della protagonista, ma fa lo stesso). E poi le tipiche didascalie "parlanti" con il compito di colorare la scenografia di sentimento e preparare il campo alla commozione, ma anche largo spazio alle spiegazioni "scientifiche" e all'ordinaria follia del mondo decadente della Città.

Non tutti i personaggi sono ben caratterizzati, ma questa era francamente un'impresa impossibile visti i problemi di spazio che la cosa avrebbe comportato. Si passa dall'azzeccata protagonista Ella Richards, a sua madre Candy Evans (che guarda caso ha lo stesso nome della modella usata come cavia dalla Cia durante la Guerra Fredda per esperimenti sull'Hip) e all'imprevedibile guardia del corpo Rashid, fino alla banda dei cattivi, dall'agente di Ella, Jane Carson, al malvagio ufficiale dell'esercito Robert Benson. Curiosamente, compare "dal vero" solo nell'ultima tavola della storia quello che si “ rivelato come il protagonista "in nuce" della vicenda, cio” la sorella gemella di Ella, Nikki, una sorta di Nikita del futuro, personaggio in parte rimasto sconosciuto e che, secondo noi, potrebbe anche essere oggetto di un seguito.

Disegni · 5/7 — Stefano Casini

Sinceramente, non siamo mai stati grandi tifosi di Casini, però dobbiamo dire che questi disegni sono davvero ben fatti. La faccia di Nathan Never, in ogni caso, continua a non piacerci. E' troppo ammiccante e personalizzata, e ci sembra produca un'idea fuorviante del personaggio.

Per il resto, niente da ridire. Ottime, in particolare, le scene d'azione (ci è piaciuta molto, ad esempio, la scena fra Nathan e il Raptor).

Copertina · 3/3 — Roberto de Angelis

E'azzeccatissima. Dopo aver letto la storia l'abbiamo apprezzata ancora di più. E poi qui Nathan è ritratto nella sua vera natura di eroe tenebroso.

Overall

3/3

Facciamo i nostri complimenti a Medda, e ci auguriamo di leggerlo più spesso così in forma nelle prossime avventure di Nathan Never.

Tornando al lead iniziale, ci rendiamo conto solo ora che non abbiamo affatto risposto alla domanda. In realtà, quella proposta nel sogno della farfalla “ forse la soluzione pi” onesta. In altre parole, non è la vita, ma l'arte, a essere un sogno. E i sogni aiutano gli artisti a fare meglio il loro lavoro.