dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

Carta che vince, carte che perde

Nathan Never AA1A “La carta della torre”

pubblicato
24.05.1997
lettura
2 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto4/7
Sceneggiatura4/7
Disegni2/7
globale39%

Soggetto · 4/7 — Gabriella Cordone Alberto Lisiero

Riecco i due del Ponte di Comando, qualche mese dopo la bella prova di "Hadija", una dei migliori NN dell'ultimo periodo, capace di toccare i cuori e la fantasia (lussuriosa? ;-) di molti. A ben vedere l'impostazione di questo episodio non è troppo dissimile da "Hadija". Qui, come là, abbiamo un personaggio alle prese coi propri incubi personali, alle prese con un'integrazione difficile, se non impossibile, con la mostruosa società del futuro. Qui, come là, abbiamo un personaggio capace di sfoggiare una personalità diversa da quella reale, capace di nascondere il proprio lato oscuro e pericoloso, finché non sopraggiunge un evento di rottura. Qui, come là, abbiamo un percorso psicologico-esistenziale che vuole dirci qualcosa: se in Hadija l'idea era che solo l'amore e la fiducia negli altri possono salvarci dai nostri traumi, mentre la vendetta e l'odio conducono alla solitudine e all'impoverimento morale, in questo "La carta della Torre", Cordone&Lisiero tentano di proporci una riflessione sulle inesplicabili strade del destino, e sull'incapacità di conoscere realmente anche le persone più intime.

Peccato che la filosofia della triste vicende di Krause sia un po' troppo fumosa rispetto a quella lineare (forse semplicistica) di Hadija. E peccato che il ritmo non trovi un equilibrio tra momenti eccessivamente verbosi ed altri di pura azione. E' interessante, comunque, il discorso, vagamente borgesiano, sul destino, sulla possibilità di inforcare, nel "Giardino dei Sentieri che si biforcano", qualche strada che appartiene ad altri, e che noi, scambiandola per nostra, percorriamo inesorabilmente fino alle estreme conseguenze. L'utilizzo di un espediente adeguato al tema come i tarocchi permette di costruire la vicenda con sufficiente agilità e consente anche alcune raffinatezze nella narrazione, come l'identificazione tra Krause e la figura della Torre, o come la progressiva accettazione del proprio "vero" destino da parte di Paula, che si completa nell'epilogo. L'opzione per il finale, con il killer pronto a colpire celato in un ambiente labirintico e affollato, è una situazione classica ma sempre valida, e sostiene bene la tensione fino alla risoluzione del caso.

PO