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Soggetto · 5/7 — Luigi Mignacco
Il terzo episodio della saga chiude idealmente un ciclo narrativo, quello relativo alla Cambria del Vo secolo e a Re Artù. Nelle idee originali degli autori, la miniserie si doveva concludere qui. Così non è stato, e questo episodio fa idealmente da trampolino di lancio per le future avventure di Robinson Hart, in cui il nostro eroe diventerà un vero e proprio agente temporale ed affronterà missioni nel passato e nel presente.
Se da un certo punto di vista la miniserie così come si prospetta da ora in poi è abbastanza intrigante, dall'altro c'è da dire che questo episodio di collegamento presenta dei particolari che lasciano perlomeno perplessi.
Primo fra tutti il meccanismo con cui si realizzano i viaggi nel tempo. Se la storia è già stata scritta, perché istituire un corpo come quello del Soccorso Temporale? E inoltre, la giustificazione adottata da Aklin secondo cui "la tua fisica non può spiegare tutti i misteri del tempo" mi sembra troppo semplicistica (che sia una giustificazione introdotta "a posteriori"?).
E ancora, la scelta degli umani del futuro con aspetto elfico è stata fatta solo per seguire la "moda" fantasy? E infine, volendo essere pignoli fino in fondo, come si regge in piedi una società come quella del futuro, in cui sono scomparsi tutti i valori umani?
Mistero. Tuttavia, se non si fa caso a queste piccolezze, l'idea è interessante, soprattutto per il modo originale in cui vengono pian piano ripescati tutti i personaggi tipici delle leggende arturiane (Artù, Merlino, Morgana, ecc.).
Sceneggiatura · 4/7 — Luigi Mignacco
Qualche critica anche sulla sceneggiatura che, pur reggendosi abbastanza bene senza grossi cali di tono, liquida certe scene in fretta e senza dare loro il giusto spazio, sia in termini di suspence che di intreccio narrativo; si tende a far comparire tutti i personaggi rimasti precedentemente in sospeso per poi liquidarli in poche battute; purtroppo in questo modo l'episodio lascia l'impressione di essere stato scritto in fretta e furia. Ad esempio, le scene con Marlo, Marga e Vivia dovevano essere sviluppate con più respiro, oppure non sviluppate per niente.
Disegni · 4/7 — Alberto Castiglioni
Il tratto di Castiglioni non convince appieno. Le linee fitte e sottili gli conferiscono uno stile per certi versi demodè, che forse avrebbe fornito un maggiore impatto visivo se la pagina fosse stata grande il doppio. Purtroppo basta girare poche pagine per scontrarsi con lo stile pulito, poco tratteggiato e a linee spesse di Giardo e convincersi che non è la cura eccessiva del particolare o del tratteggio a rendere il disegno accattivante (a meno di non essere Giorgio Trevisan).
Copertina · 3/3 — Giancarlo Alessandrini
Le copertine di Alessandrini procedono tra alti e bassi. Questo è indubbiamente un alto, a cominciare dall'inquadratura con la spada in primo piano e con l'anacronistico cavaliere-pistolero sullo sfondo. Splendida anche la scelta cromatica, con la casacca rossa di Robinson Hart che spicca sullo sfondo cupo senza apparire pacchiana.
Overall · 3/3
Nonostante tutte le critiche, la storia vale pienamente la pena di essere letta. Prima di tutto perché rappresenta il vero episodio chiave per la comprensione di ciò che accadrà in seguito, e in secondo luogo perché nonostante tanti piccoli difetti rimane una storia godibile e avventurosa; forse con troppe pretese insoddisfatte, però.
Un'ultima nota per il frontespizio della miniserie, opera del copertinista Alessandrini, che è ben realizzato e riesce ad incuriosire molto, soprattutto per la presenza di un personaggio femminile ancora sconosciuto. E` destinato a sostituire Jenny Rivers o ad animare la narrazione con tradimenti e corna? ;-)




