Ci si “lamentava”, un anno fa, che Posy Simmonds – Grand Prix al Festival di Angoulême 2024 – fosse praticamente sconosciuta in Italia: un solo titolo reperibile (Cassandra Darke, edito da Mondadori nel 2022), un altro cancellato dal catalogo sebbenne la traduzione – per i tipi di Nottetempo – fosse relativamente recente (2011)… e da allora nulla più, nonostante la cassa di risonanza che il premio più ambìto del maggior festival europeo del settore può fornire (ma suvvia, stiamo parlando di fumetti!) e ben due film tratti da suoi libri (Stephen Frears nel 2010 e Anne Fontaine quattro anni dopo).
Quest’anno il Festival è recidivo, con tre donne in lizza per il Grand Prix: l’americana Alison Bechdel e le francesi Catherine Meurisse e Anouk Ricard. Una novità assoluta, un podio senza precedenti. Il premio sarà quindi di nuovo al femminile, segno non tanto di una virata opportunamente ma inutilmente femminista, figlia del momento e destinanata a non lasciare traccia, quanto piuttosto di una presa di coscienza sia dell’impatto autoriale che dell’allargamento del lettorato che l’altra metà del cielo finalmente contempla.
Solo della prima, Bechdel, è stata tradotta in italiano la maggior parte della produzione, sebbene l’opera prima, Fun Home. Una tragicommedia familiare, edita da Rizzoli nel 2007 – scoperta del proprio sentire omosessuale, ma soprattutto dichiarazione d’amore filiale ad un padre che tutta la vita nascose a se stesso e alla famiglia la propria inclinazione sessuale – non sia più disponibile.
Ma il lettore potrà rifarsi con Sei tu mia madre? Un’opera buffa (Rizzoli, 2012), nel quale Bechdel si rivolge al versante materno, in una sorta di gioco di specchi col racconto precedente.
Di Meurisse, che nel frattempo (era il 15 gennaio 2020) è stata la prima fumettista – uomo o donna che sia – ad essere eletta membro permanente dell’Académie des beaux-arts (ed è questa una riconoscenza che giova non tanto e non solo alla diretta interessata ma a tutto il settore), sono disponibili solamente Una moderna Olympia (Coconino Press, 2015), irriverente trasposizione in stile Grande Fratello dei desideri repressi delle modelle che si trovano dipinte al Quai d’Orsay, e soprattutto La leggerezza (Edizioni Clichy, 2018), vero e proprio tentativo di resilienza e di ritorno alla vita dopo l’attentato a Charlie Hebdo, di cui Meurisse fu – a causa di un ritardo al comitato di redazione – una delle sopravvissute. Ma mancano all’appello Les grands espaces (2018) e soprattutto La jeune femme et la mer (2021) la cui copertina, sapiente miscela dei colori e delle forme di Gauguin e Toulouse-Lautrec, vale da sola l’acquisto del libro.
Paradossalmente, è alla Ricard – l’autrice più radicale nell’approccio e nel tratto (solo apparentemente infantile) – che il lettore italiano può rifarsi agevolmente: Anna Froga (BAO Publishing 2017) è ancora disponibile, così come Planplan culcul. Una botta sicura, edita da Comicon 2022 nella collana ‘Fratelli zozzi’, titolo che è tutto un programma: si decide la nuova star mondiale del porno a XXX-Factor e la televisione non funziona? Guai per tutti, in una rappresentazione antropomorfa impietosa della società nella quale viviamo.
E alla fine ha vinto proprio Anouk Ricard.
La cassa di risonanza questa volta funzionerà?
Bob Dylan, in questi giorni di nuovo in auge grazie al film realizzato da James Mangold, cantava The time they are A-changing, dove quella ‘A’ corrisponde, in un gioco di parole che solo un musicista poteva immaginare, al La che accorda tutti gli strumenti dell’orchestra: i tempi finalmente stanno cambiando, si stanno accordando, si stanno intonando come si deve. Il parallelo è presuntuoso: stiamo parlando di fumetti, non di politica, di società, di vita. Ma i fumetti non parlano anche di questo?
