Se vuoi ascoltare il miglior jazz in città, c’è solo un posto in cui puoi andare.
Negli ultimi anni, Leviathan Labs ci ha proposto una serie di opere a fumetti davvero interessanti. Noi di uBC Fumetti ne abbiamo già parlato – anzi, per essere precisi, abbiamo recensito due opere: Vietnam Horror di Massimo Rosi e Vito Coppola e Ezequiel Himes di Victor Santos e Alberto Hernandez, che vi consigliamo di leggere.
Il loro catalogo è ricco e variegato tanto da offrire talvolta delle antologie, che molto probabilmente hanno meno mercato rispetto alle singole opere o alle serie, ma restano comunque molto valide.
Tra le tante cose interessanti, appunto, spunta questo compendio di noir dalle forti tinte all’italiana (come si suol dire) che non ha nulla da invidiare alle nostrane serie di personaggi più famose del genere.
Un titolo che merita rispetto – e di cui questa antologia ne è una costola – è sicuramente Rusty Dogs, progetto notevole uscito anni fa e che ancora oggi si porta dietro tante storie e recensioni in giro per il web e non solo. Noi ne abbiamo parlato qui.
Tornando invece ai baldi ragazzuoli leviathani, andiamo a parlare di Black Grid, 12 brevi racconti tra noir e poliziesco che danno quel giusto sapore che manca letteralmente nel nostro panorama fumettistico.
La contaminazione di diversi autori rende il pattern del fumetto molto variegato, sia da un punto di vista di scrittura che di apparato grafico, rendendo il b/n sempre differente e mantenendo al contempo quel focus sulla marginalità del genere, concentrandosi molto sulle ombre, su quei tagli dove l’oscurità, i killer, i drammi possono andare ad attecchire senza farsi mai beffa di nessuno – anzi, riuscendo a trovare la via di fuga, sempre.
Ecco, piccole storie che all’interno di questo contenitore rendono forte il sapore noir. Come scrivono i curatori del fumetto, Black Grid è un’esperienza che oltre alla lettura andrebbe anche “vissuta”.
La singolarità sta anche nel fatto che tutte le storie sono scritte da un unico sceneggiatore, Simone Guglielmini. Il comparto grafico invece vede attivi ben 12 disegnatori, un po’ come il fumetto di cui vi accennavo sopra, Rusty Dogs, scritto da Emiliano Longobardi e disegnato da 50 autori differenti.
Sul genere noir, sempre con quel tocco “all’italiana” mi preme ricordare quella breve storia scritta da Alfredo Castelli e disegnata da Giancarlo Alessandrini, L’uomo di Chicago, ristampata nel n.111 de Le Storie Cult per Sergio Bonelli Editore dopo essere stata pubblicata negli anni Settanta all’interno della collana Un uomo un’avventura. Tanto interessante che a distanza di anni dalla sua lettura, permane ancora nella mia memoria in maniera forte.
Temi come la giustizia, la vendetta e la disperazione del singolo sono i cardini sui quali le vicende dei personaggi ruotano senza sosta, in un compendio definitivo ed essenziale per gli appassionati del genere.
Alla base di questa antologia, quindi, non c’è una dichiarata struttura ferrea, anzi le storie hanno lunghezze variabili; da 5-6 fino a 10 tavole e così via. Per quanto mi riguarda, il racconto più “lungo” ha una maggiore godibilità, ma è chiaro che questo aspetto è puramente soggettivo.
Tra le storie, quella che dal mio punto di vista emerge di più è sicuramente Affari di famiglia, scritta da Guglielmini e disegnata da Federico Tardino. Tra l’altro è l’unica ambientata nel nostro paese e fuori dai canoni del “noir americano”, per intenderci. Una faida familiare come ben sappiamo viverle nel nostro bel paese e disegnata altrettanto bene da Tardino, che riesce a creare un bellissimo e lineare b/n.
La caccia è l’altro racconto che cito, ma solamente per la parte grafica, dove il b/n di Matt Rooke è visivamente ben congegnato, con i toni di grigio che camminano per la loro strada, non affezionandosi alla storia, ma lasciandosi “godere” anche da soli.
Tutt’altra cosa lo stile di Marco Perugini, che con la storia dal titolo Pauline mette in scena un b/n che sembra acquarellato (o forse lo è), ma il digitale toglie e annienta questi dettagli, tanto da renderlo altro.
Una nota anche per la storia disegnata dallo stesso Guglielmini, La leggenda, con i mezzi toni di Ron Riley che impreziosiscono questo racconto dalla forte tinta “di strada”.
In ultima analisi, le due storie disegnate da Sergio Acampora, L’appeso e Sonny, in cui – attraverso le sue matite – riesce a creare un’atmosfera davvero cupa, intrisa di quel sapore cinematografico tanto da poterne sentire la musica jazz nei locali della città.
Per gli amanti del genere noir, Black Grid è una lettura da fare, anzi, un’esperienza da vivere, da avere in libreria, da leggere con il sottofondo di quel “maledetto” album di John Coltrane: Blue Train.
In appendice non manca – come d’altronde in tutte le pubblicazioni di Leviathan Labs il settore dedicato al “dietro le quinte”, con sketch gallery e altre amenità.
